Sonic Scene Music Film Festival


Il Nuovo Rinascimento Italiano passa (anche) da Trani:intervista agli organizzatori del Sonic Scene Music Film Festival

Trani. Puglia. Tra poco meno di un mese va in scena la 1° edizione del Sonic Scene Music Film Festival, primo festival cinematografico a tema musicale in Italia.

In occasione della proclamazione dei film in nomination nelle varie categorie, a raccontarci di più su cosa contraddistingue e come è nato questo festival sono i due personaggi a capo di tutto ciò, il festival manager Giuseppe Beppe “Deckard” Massara e l’art director Lucio De Candia.

Beppe e Lucio, oggi è un giorno importante in questo avvicinamento al Festival, perchè?

Giuseppe:Esatto, oggi abbiamo ufficialmente proclamato i titoli in concorso per la vittoria finale, che potete vedere sul sito ufficiale del festival (http://sonicscene.weebly.com/) .

Per arrivare a questa giornata speciale siete partiti da molto lontano. Da dove nasce lo spunto per un progetto di tali dimensioni?

Lucio: Vi è stato un incontro tra due punti di vista. Oltre ad essere l’Art Director di questo festival, sono un documentarista, e il mio ultimo film è stato sulla Mostar Sevdah Reunion, un gruppo multietnico di musica balcanica. Quindi, di fatto, il mio prodotto parlava di una scena musicale, e attraverso le vicissitudini della band ho potuto raccontare, seppur in maniera trasversale, le pieghe sociale della Bosnia. Non voleva essere un racconto a 360° sullo stato attuale della civiltà bosniaca, ma quantomeno ha potuto mettere in luce la forza della musica, che alla fine della guerra, è stata capace di unire diverse etnie in un’unica band.

Con Giuseppe, e il suo forte background musicale, abbiamo deciso di mettere quindi insieme cinema e musica in un format unico, e di fatto in Italia non vi è ancora un festival che parli di “scene musicali”.

Noi abbiamo voluto, anche tramite la selezione, creare un contenitore che potesse, in maniera più trasversale possibile, raccontare l’evoluzione e lo stato musico-sociale attuale delle varie popolazioni mondiali, per riaffermare un’altra volta il valore della musica, in grado di abbattere muri.

Per fare questo avete preso spunto da altri festival pre-esistenti o la scelta è nata da altre fonti d’ispirazione?

Giuseppe:Sinceramente, noi non conoscevamo realtà simili a questa, e proprio per questo, abbiamo capito che c’era l’esigenza di raccontare dei fenomeni socio culturali legati alla musica, chiaramente utilizzando la narrazione cinematografica.

Come ha già detto Lucio, entrambi abbiamo lavorato e tuttora lavoriamo nel cinema, e l’ispirazione è venuta in maniera piuttosto naturale. Tra l’altro, abbiamo anche lavorato insieme sul suo documentario, e come si sa da cosa nasce cosa, e quando Lucio ha lanciato l’idea di organizzare un film festival, io ho spinto affinchè esso potesse avere tematiche a forte background musicale.

Organizzare un festival comporta la necessità di assumersi una gran dose di rischio in termini organizzativi, ma mi piace pensare che in qualche modo voi l’abbiate fatto perchè spinti dal desiderio di voler rilanciare un’industria, quella cinematografica, in preda a una crisi creativa e culturale che ormai persiste da anni. Magari non ad alti livelli, ma sicuramente palbabile nel mondo alla base della piramide, la quale dovrebbe avere il compito di generare quelle che saranno le pedine di rinnovamento del cinema italiano, ma che al momento sembra stentare, vuoi per carenza di aiuti da parte dello Stato, vuoi per negligenza.

Lucio:Allora, innanzitutto ci tengo a dire che il festival si è subito proposto come competizione internazionale, perchè non abbiamo voluto basarci esclusivamente su quello che è il mercato italiano. Ci sono infatti soltanto due pellicole italiane sulle 18 selezionate, perchè abbiamo voluto dare egual spazio a più paesi possibili. La priorità è andata quindi alla rivitalizzazione della cultura intesa come elemento che faccia riflettere e che spinga la conoscenza, perchè ultimamente si sta spostando troppo verso il marketing, con un ritorno economico di chi la propone.

Bisognerebbe riassegnare alla cultura il suo ruolo originale, che non va inteso nè come intellettualismo o noia.

Tra l’altro Trani, grazie al suo porto, è una città per tradizione a stampo multiculturale e multireligioso, ma negli ultimi decenni si è un po’ chiusa in se stessa.

Quindi un importante scopo di questo Festival è anche quello di rilanciare e invitare a riscoprire quello che è un gioiello dell’Italia Meridionale.

 

Mi sembra di capire che voi stiate percependo in questo periodo una crisi della cultura, non necessariamente una crisi dell’industria cinematografica.

Giuseppe:Beh, per quanto riguarda il discorso legato a stimolare il cinema italiano, è vero che ci muoviamo perchè vogliamo credere nelle produzioni indipendenti, che partono dal basso, e offrire così al pubblico film che non siano i soliti in cartellone dei soliti corporate.

E non è caso che abbiamo scelto Dicembre come data per questo festival, per poter mostrare un cinema diverso al pubblico, che altrimenti dovrebbe sorbirsi i soliti cinepanettoni di questo periodo. Per fortuna abbiamo anche ricevuto supporto dalle istituzioni comunali, almeno dal punto di vista logistico – e speriamo in futuro anche economico.

In Italia, più che in altri paesi, nel cinema come nella musica ma direi nella creatività in generale, c’è la necessità di marchiare a fuoco ciò che è “indipendente”, indie. Sia da chi l’indie lo fa, sia da chi lo critica. Perchè?

Lucio:Non voglio generalizzare, però credo che in Italia, rispetto all’Europa, il cinema indipendente non ha grande possibilità di emergere.

Come ben sai, in Francia, per esempio, c’è un supporto pubblico di tutt’altro spessore, così come in altri paesi. Certo, non sta a me capire quali sono i reali motivi dietro a ciò, ma sono molti. Con un po’ di sarcasmo, vorrei sottolineare poi come il circuito indipendente italiano tenda ad autoreferenziarsi in maniera un po’ troppo palese.

Cinema indipendente e cinema autoprodotto sono diventati sinomini, ma non dovrebbero esserlo.

 

Qual è stato quindi il vostro criterio di selezione, a seguito di tutto ciò?

Giuseppe:Devo dire che le produzioni “indipendenti” hanno esibito una grande esaltazione della professionalità e della tecnica, e siamo rimasti positivamente sorpresi da ciò…

Lucio:…la scelta è stata ridotta un centinaio di film, poi portati a 18, quelli in selezione ufficiale, in base a qualità, tecnica, originalità e, fondamentale, aderenza al tema del festival. Abbiamo dovuto scartare, ahinoi, film che non erano centralizzati sul discorso della musica.

Quando poi un film aveva anche da raccontare un messaggio sociale importante, beh, ha sicuramente contribuito in maniera decisiva.

 

Nella maggior parte dei festival si guarda al valore di produzione della pellicola, e quanto potrebbe quindi vendere in termini economici e di riscontro del pubblico. Voi avete cercato di ragionare più sui valori artistici ed etici dei film. Una scelta non scontata.

Giuseppe:Noi siamo esperti di low budget, quindi non abbiamo fatte scelte che guardassero alla “grande produzione”. La maggior parte dei lavori è di stampo documentaristico, confermi Lucio?

Lucio:Sì esatto, diciamo che il soggetto si prestava allo stile documentaristico o sperimentale. Abbiamo anche incluso un concerto dal vivo, per dare spazio a una nazione, quella delle

Far Oer, che in termini cinematografici viene raramente considerata.

Giuseppe:E abbiamo dovuto scartare molti prodotti che non rispettassero appieno le nostre esigenze tematiche. E per questo ci sentiamo un po’ unici nel nostro genere, perchè non è solo un festival di cinema musicale, ma è un festival di cinema musicale con un focus specifico sui fenomeni socio-culturali geografici in giro per tutto il mondo.

Avete scelto per la maggior parte film stranieri. Solo per dare un tocco di internazionalità al festival e far passare il messaggio sociale, o anche perchè i prodotti italiani non erano a livello dei prodotti stranieri?

Lucio:Allora, non ci siamo basati assolutamente sulla nazionalità. Poi chiaramente, nel caso in cui mi fossi trovato nella situazione di dover selezionare esclusivamente altre nazioni, allora mi sarei posto problema. Ma in maniera naturale vi è stata una distribuzione equa, e sono capitati in selezione due film italiani.

 

Avete in programma eventi collaterali al Festival, sia durante i giorni del festival vero e proprio, ma anche in termini di progetti futuri, che possano essere estensioni di questa struttura ma in ambiti diversi?

Giuseppe:Per tutta la durata del festival, alterneremo le proiezioni e gli eventi inerenti al cinema con diverse esibizioni a stampo musicale, come concerti, dj set e show vari. Il venerdì e il sabato sera, tra l’altro, vi saranno delle performance live di sonorizzazione di film muti, tra cui uno spezzone di “Il Gabinetto del dottor Caligari” (Robert Wiene, 1920,ndr).

 

Sì, ma per la città di Trani, e per la Puglia in generale, avete in mente di cercare di avviare dei piani di finanziamento per la promozione di uno strumento, il cinema, elemento fondamentale per lo sviluppo sociale di una nazione?

Anche solo per far sì che altre persone possano prendere ispirazione da voi e salire su questo treno.

Voi, in quanto pionieri, avete gli onori e gli oneri di portare avanti una missione etica e culturale necessaria a questa Italia.

Giuseppe:Certo, noi ci teniamo a mettere il primo mattone. Ovviamente, essendo questa la prima edizione, il Festival apparirà in una versione un po’ sperimentale, che ci permetterà di analizzare le dinamiche e le situazioni, per far sì che negli anni a venire il Festival possa esporsi in maniera ancora più forte. Forse in Puglia siamo più fortunati di altri, perchè la Regione offre diversi bandi a disposizione di iniziative culturali. Chiaramente, però, dobbiamo prima far vedere chi siamo, partendo dal basso. Se dovessero accorgersi di noi, e faremo il possibile per far sì che ciò accada, potremmo provare ad accedere a dei finanziamenti e possibili collaborazioni che potrebbero aprire nuovi orizzonti, all’insegna di rassegne più ampie e su una scala di esposizione più nazionale.

In passato ho organizzato diverse rassegne a tema musicale, ma vogliamo prima capire i meccanismi di un settore specifico, il film festival, in cui siamo relativamente alle prime armi, quantomeno a livello organizzativo-logistico.

Lucio:Noi vorremmo concentrarci su questa idea, senza divagare su troppe idee diverse per ora.

Ci accontentiamo di una buona idea e vogliamo insistere su questa per ora.

 

Mi ricollego a quello che diceva Beppe. Avete sottolineato come la Puglia sia una regione positiva per la predisposizione alla cultura. A livello nazionale, invece, avete ricevuto alcun tipo di aiuto?

Giuseppe:No, e sinceramente non l’abbiamo neanche cercata. Siamo ancora in fase di sperimentazione e anche le nostre tempistiche non sono state facili da gestire in questo primo anno. Non vogliamo esporci troppo, vogliamo prima sperimentare umilmente e capire dove possono esserci dei miglioramenti per portare il Festival su scala nazionale solo quando meriterà di starci.

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