Simian Ghost-Youth

Simian Ghost-Youth 1 - fanzine

Simian Ghost-Youth

Tre faccette pallide e simpatiche, capelli biondi e look sbarazzino (Erik Klinga e Mathias Zachrisson sfoggiano baffi d’ordinanza, l’altro, il capo, Sebastian Arnström punta tutto sulla montatura degli occhiali) non possono non fare un gruppo che si chiama Simian Ghost e fare dream pop. E infatti.

I Simian Ghost sono svedesi, da Sandviken (con furore), hanno un album alle loro spalle, Infinite Traffic Everywhere, un sacco di live in giro per il nord Europa e, recentemente, un’anteprima entusiasta sul Paginone (non Playboy! il Times! Ahhhh). Sua Maestà Paul Lester ha nominato il precedente album come album migliore dell’anno (tanto per capire, era uscito a gennaio 2010).

La scaletta snocciola hit a go-go: si inizia con Curtain Call nel cui prosieguo si trovano tutte le prerogative dell’album: approccio pop, echi vari, un uso (spregiudicato) del delay, una cascata di loop in sequenza, batteria saltellante (debitamente effettata) e tanti tanti cori. La titletrack Youth è all’insegna degli intro degli Animal Collective, non a caso gli hanno aperto a qualche concerto nel tour del primo disco.
Un mood gioioso e sbarazzino permea quasi tutte le canzoni, girovagando tra ritornelli fiabeschi e sognanti che solo il nord Europa avrebbe potuto produrre.
Si passa per The Capitol, orgogliosa di aver la miglior sezione ritmica dell’album, e Wolf Girl, il pezzaccio da classifica (ah, per chi non lo sapesse, lo è già, in classifica): di conseguenza non possiamo che “abbassare il capo, educatamente” ai cambi di ritmi, ai rincorrersi di ritornelli e strofe, allo sfociare in un mare dream-dance, cantando assieme al cantante Sebastian Arnström “Wolf Girl, Ahhh/ Wolf Girl Ahhh” ad libitum, consci della lezione beachboysiana.
Ci coglie all’improvviso Sparrow, acustica, intima, boniveriana q.b. Bella per partito preso (quello di Bon Iver, non quello dei Simian Ghost). Delizioso il coro yorkiano. Sicuramente ognuno di loro avrà sentito alla morte anche i Sigur Ròs, Fleet Foxes e Phoenix.
Ci coglie all’improvviso anche la seguente Fenix, che è la peggiore del disco, un pesce fuor d’acqua in un mare goioso e frizzante, l’apertura in palm muted stona profondamente con tutto il resto, il prosieguo dimesso rovina l’atmosfera dell’album. Si salta, si arriva ai coretti di Automation, anche questi beachboysiani, forse un po’ più indie, riprende la ritmica di Wolf Girl e si saltella di nuovo. Cori, delay e loop a cascata sono le parole d’ordine di quest’album. Perfect pop è l’etichetta che gli danno BBC e Paul Lester. Cominciano addirittura a popolare le frequenze radio di qualche centro commerciale (H&M)
Absolutely da tenere d’occhio.

Tracklist:
Curtain Cal
Youth
The Capitol
Wolf Girl
Sparrow
Fenix
Automation
Siren
Crystalline Lovers Mind
No Dreams

Line Up:
Sebastian Arnström – Voce, Chitarra, Effetti
Erik Klinga – Cori, Chitarra, Effetti
Mathias Zachrisson – Batteria, Cori

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