RYAN DRIVER-WHO’S BREATHING

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Ryan Driver non è un novellino. Il nostro cantautore (di origine canadese) ha già un disco alle spalle (Feeler Of Pure Joy, 2009) e svariati progetti, tutti raffinati e interessanti (a metà tra country, folk e soprattutto jazz). Non c’è da stupirsi, dunque, per questo suo ritorno. Who’s Breathing è già nel nostro lettore cd: non ci resta che ascoltare, consci delle potenzialità e della caratura dell’artista.

Ad aprire è la dolce e trasognata Dead End Street, che tra chitarre leggere, slide, lievi arpeggi e una voce fresca e pacata, ci sospinge in ambienti agresti, tra alberi, prati e fiori. Am I Still Too Late, subito dopo, scorre tranquilla e morbida, con sempre la chitarra a far da padrona, mentre basso e batteria si occupano di riempire il fondale. Everything Must Spin è più frizzante e vivace, con la voce che esplode in una pioggia di parole, seguita dall’avvolgente suono dell’organo retrostante, in contrasto con Tell Me True che, dilatandosi (nella lunghezza) e assottigliandosi (nell’ampiezza sonora) lascia trapelare maggiormente l’anima del cantautore. Blue Skies Don’t Care, a seguire, scivola fluida e liquida, fra le spazzole, gli arpeggi, il corno inglese e la voce un poco più sommessa. It’s Tulip Season, di matrice jazz, sinuosa e delicata, ci avvolge con i suoi suoni tenui ma evocativi, con il suo pianoforte, i giochi di chitarra, le ritmiche sussurate. Don’t Want To Leave You Without You, a sorpresa, tira in ballo qualche briciolo di elettronica (nell’introduzione) per poi tuffarsi nuovamente in vibrazioni jazz (questa volta un poco più vivaci) mentre, sempre sugli stessi canoni, si dipana anche la successiva Whether They Like Or Not. When Now Turns To Never, dall’anima quieta, completamente strumentale, romantica e delicata lascia spazio, infine, a On A Beautiful Night Like Tomorrow che, tra languidi sguardi e dolci carezze, ci accompagna fino alla sua ultima nota, lasciandoci in uno stato di pace totale.

Ryan Driver non ha perso lo smalto e questo disco ne è la dimostrazione. Le canzoni sono delicate, precise, ben studiate e ben suonate. Ogni pezzo lascia trapelare fiumi di emozioni, rilassando completamente l’ascoltatore. La prima parte, più alternative-folk, lascia spazio alla seconda, decisamente più improntata sul jazz, senza che mai si creino attriti o fastidiosi voli pindarici. Se si volesse dire qualcosa di negativo, ci si potrebbe lamentare che, forse, l’ascolto fine a se stesso possa essere un po’ noioso (per me sarebbe così). La soluzione è mettere questo disco come sottofondo alla propria vita, magari la sera, in estate, al calar del sole; sarà sicuramente una di quelle scelte di cui non vi pentirete.

TRACKLIST:
01. Dead End Street
02. Am I Still Too Late
03. Everything Must Spin
04. Tell Me True
05. Blue Skies Don’t Care
06. It’s Tulip Season
07. Don’t Want To Leave You Without You
08. Whether They Like Or Not
09. When Now Turns To Never
10. On A Beautiful Night Like Tomorrow

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