Roma a mano armata

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Roma a mano armata

Regista l’inarrivabile Umberto Lenzi, il commissario eroico e buono il classicissimo e bravissimo Maurizio Merli,il criminale cattivo e infame un mito del calibro di Tomas Milian, che potrebbe volere di più un appassionato del poliziesco all’italiana,di un tris d’assi di tale portata riunito in una sola pellicola?

Molto probabilmente niente ed infatti questo Roma a mano armata si può definire a tutti gli effetti un film memorabile ricco d’azione e sopratutto di splendide situazioni/visi/luoghi legati a quell’era plumbea ma in fondo fecondissima quale fu l’Italia degli anni ’70; questo lungometraggio consacrò il suo creatore nell’olimpo dei più grandi registi di genere e risulto altresì un ottimo successo al botteghino.
Il tutto comincia con una soffiata che il commissario Tanzi  (Maurizio Merli) riceve riguardante l’apertura, da parte della banda dei marsigliesi guidata dall’inafferrabile Ferrender, di una nuova bisca clandestina.
Il poliziotto vorrebbe arrestare il transalpino in fragranza di reato ma anche in questo caso lo scaltro boss non si fa trovare ed il nostro non può che ripiegare sul suo braccio destro Savelli detto manomorta (Biagio Pelligra) ma deve rilasciare anche quest’ultimo prontamente difeso dal suo avvocato (Carlo Alighiero).
La scena si sposta su due giovani scippatori che, colti in azione da Merli, vengono arrestati e condotti davanti al giudice del tribunale dei minori Anna (Maria Rosaria Omaggio) che di Tanzi è anche la fidanzata, questa intenerita dalla loro situazione disagiata li rilascia ma i due tornano a delinquere e nel corso di un tentativo di rapina vengono investiti ed uccisi, questo caso crea un dissidio piuttosto acceso fra i due componenti della coppia sul trattamento da riservare a chi infrange la legge.
Il commissario ed il suo collega Caputo (Giampiero Albertini) si recano al mattatoio dove lavora Vincenzo Moretto detto il gobbo (Tomas Milian) e lo arrestano con il pretesto di aver trovato della droga nella sua auto, portato in caserma i due tutori della legge vorrebbero aver informazioni su Savelli e Ferrender e tentano di carpirle al malvivente con metodi non proprio morbidi, ma l’astuto malfattore sa come sfuggire alle grinfie della giustizia, si fa portare in bagno con la scusa di dover urinare e si taglia le vene con il cinturino dell’orologio, le ferite sono facilmente curabili ma i metodi non proprio ortodossi valgano a Tanzi il trasferimento all’ufficio licenze commerciali.
Nel frattempo Anna viene rapita da una banda di bruti e portata in un’autodemolizione, qui viene legata alla propria auto e minacciata di morte, i criminali non la uccidono ma le lasciano in mano un proiettile come monito rivolto al suo compagno. Ma ecco che la scena si sposta in un luogo appartato dove una coppia si è rifugiata ad amoreggiare, i due vengono però assaliti senza motivo da un gruppo di ragazzi ricchi ed annoiati che immobilizzato lui violentano barbaramente lei.
Tanzi giunge sul posto e trova a terra vicino all’auto la tessera di un circolo monarchico (!?!) persa da uno degli aggressori, non perde tempo e si reca sul luogo dove assale e malmena i colpevoli, ma questi ultimi con l’aiuto degli altri presenti riescono a sfuggire dalle sue grinfie.
Il nostro non si da certo per vinto e insegue la loro auto ,grazie all’intervento della polizia riesce a fermarli ma i giovani disperati cercano comunque di investirlo, lui si difende sparando ed uccide uno dei due criminali, questo episodio non fa che inimicargli ancor più il vice questore Ruini (Arthur Kennedy).
Nella scena seguente il commissario riceve la visita della vedova di un suo collega ucciso sul servizio (Mara Mariani), la donna è molto preoccupata per il destino della figlia Marta (Gabriella Lepori) la quale è sparita da casa ed è finita su di una brutta strada. Tanzi riesce a capire dove si trovano la ragazza ed il suo compagno Tony (Ivan Rassimov), quest’ultimo sapendosi ricercato tenta di uccidere Marta iniettandole una forte dose di eroina, nel frattempo Merli giunge sul posto ed inizia uno spettacolare inseguimento al malfattore che si svolge sui tetti di Roma ,ahimé però il nostro non riesce a catturarlo e la ragazza nel frattempo muore in ospedale.
Anna ha deciso dopo l’aggressione di recarsi per un periodo a Milano e il nostro eroe sta per accompagnarla alla stazione ma, mentre sta caricando i bagagli sull’auto, scorge Tony, ovviamente si mette sulle sua tracce e riesce a raggiungerlo ma, quando l’uomo sta per rivelare a Tanzi delle preziose informazioni sulla banda di Ferrender, da un’auto parte un colpo di pistola che lo fredda,a sparare è stato Moretto.
L’azione questa volta si sposta in una banca nella quale un gruppo di rapinatori si è asserragliato tenendo come ostaggi coloro che vi si trovavano al momento del colpo. Tanzi decide di penetrare nell’edificio usando il condotto per l’areazione ed insieme ad un cecchino sgomina la banda.
Solo colui che aveva fatto da palo per la rapina riesce a fuggire ed l’infaticabile commissario si mette al suo inseguimento. Il basista non è altri che il gobbo che dimostrando una notevole abilità di guida riesce a sgominare il rivale,la sua corsa però non dura ancora molto e l’auto finisce distrutta.
Vistosi alle strette Moretto minaccia con il mitra l’autista di un’ambulanza e si fa guidare da lui a folle velocità nel traffico della città,anche in questo caso la fuga finisce con lo schianto del mezzo contro un carretto di frutta,il criminale scende allora dalla vettura e sparando all’impazzata si dilegua. Ma Anna ha riconosciuto nei rapinatori coloro i quali l’avevano aggredita e grazie a questa preziosa testimonianza la polizia giunge al proprietario dell’autodemolizione Ferdinando Gerace (Luciano Catenacci) e lo arresta.
Siamo dunque alla resa dei conti in quanto solo Moretto resta ancora libero. La scena si svolge all’interno di un grande deposito dove il gobbo, dopo aver detto di essere stato lui ad uccidere Ferrender, sembra avere la meglio su Tanzi.
Nel frattempo irrompe nell’edificio anche Caputo che coglie di sorpresa il criminale e lo vorrebbe uccidere seduta stante, Tanzi lo blocca dicendogli che sarebbe contro la legge, ma questa esitazione è fatale al poliziotto che viene ucciso da Moretto, Tanzi viene quindi accecato dall’odio ed al termine di un conflitto a fuoco pone fine alla vita del delinquente. Sull’uccisione di Milian scorrono i titoli di coda.
A costo di apparire stancamente ripetitivo dal momento che pressoché tutti i film di genere che venivano girati in Italia in quegli anni ne sono provvisti anche questo Roma a mano armata è impreziosito da un grande commento musicale ad opera del maestro Franco Micalizzi.
Che dire per concludere in bellezza queste righe se non consigliare vivamente questo film, uno dei migliori (a parere di chi scrive) prodotti in quegli anni ,a chi, delitto gravissimo, non lo avesse mai visto.

Regia di Umberto Lenzi
con M.Merli, T.Milian, M.R.Omaggio, G.P.Albertini

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