#Rileggiamolo: Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque

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#Rileggiamolo: Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque

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Da questo libro, il regista Lewis Milestone trae un film che viene proiettato a Berlino nel 1930; in quell’occasione i nazionalsocialisti provocano disordini e la censura interviene vietando ogni ulteriore rappresentazione in Germania. Ancora più drastico sarà l’intervento repressivo del 1933, quando i libri di Remarque, come quelli di altri autori “degenerati” sono pubblicamente bruciati sul rogo.

 

Potrete leggere passaggi come questi:

 

  • Le dichiarazioni di guerra (…) dovrebbero essere una specie di festa popolare, con biglietti d’ingresso e banda, come per i combattimenti dei tori. Poi, nell’arena, i ministri e i generali dei due stati avversari, in calzoncini da bagno e armati di manganello, si azzuffano. Vince il paese di quello che caccia l’altro sotto. Sarebbe assai più semplice e meglio di adesso, che s’ammazzano tra loro persone che non c’entrano.
  • Accanto a me, ad un caporale viene asportata la testa, di netto. Egli fa ancora alcuni passi avanti, mentre il sangue gli zampilla dal collo come una fontana.
  • Vediamo vivere uomini a cui manca il cranio; vediamo correre soldati a cui un colpo ha falciato via i due piedi e che inciampano, sui moncherini scheggiati, fino alla prossima buca; un caporale percorre due chilometri sulle mani, trascinandosi dietro i ginocchi fracassati; un altro va al posto di medicazione premendo le mani contro le budella che traboccano; vediamo uomini senza bocca, senza mandibola, senza volto; troviamo uno che da due ore tiene stretta coi denti l’arteria del braccio per non dissanguarsi.
  • Quando si sono visti tanti morti, non si riesce più a comprendere un così gran dolore per un morto solo.
  • Un ordine ha trasformato queste figure silenziose in nemici nostri; un altro ordine potrebbe trasformarli in amici. Intorno a un tavolo un foglio scritto viene firmato da pochi individui che nessuno di noi conosce, e per anni diventa nostro scopo supremo ciò che in ogni altro caso provocherebbe il disprezzo di tutto il mondo e la pena più grave.
  • Stato, Stato (…) guardie campestri, polizia, tasse, ecco il vostro Stato.
  • Dai rami pendono cadaveri. In una forcella c’è un soldato, nudo, con l’elmo ancora in testa, del resto non un filo indosso. Il torso è rimasto lassù, le gambe mancano.
  • Compagno, io non ti volevo uccidere. Se tu saltassi un’altra volta qua dentro, io non ti ucciderei, purché anche tu fossi ragionevole. Ma prima tu eri per me solo un’idea, una formula di concetti nel mio cervello, che determinava quella risoluzione. Io ho pugnalato codesta formula. Soltanto ora vedo che sei un uomo come me. Allora pensai alle tue bombe a mano, alla tua baionetta, alle tue armi; ora vedo la tua donna, il tuo volto, e quanto ci somigliamo. Perdonami, compagno! Noi vediamo queste cose sempre troppo tardi. Perché non ci hanno mai detto che voi siete poveri cani al par di noi, che le vostre mamme sono in angoscia per voi, come per noi le nostre, e che abbiamo lo stesso terrore, e la stessa morte e lo stesso patire… Perdonami, compagno, come potevi tu essere mio nemico? Se gettiamo via queste armi e queste uniformi, potresti essere mio fratello (…) Prenditi venti anni della mia vita, compagno, e alzati; prendine di più, perché io non so che cosa ne potrò mai fare.
  • Io vedo dei popoli spinti l’uno contro l’altro, e che senza una parola, inconsciamente, stupidamente, in una incolpevole obbedienza si uccidono a vicenda. Io vedo i più acuti intelletti del mondo inventare armi e parole perché tutto questo si perfezioni e duri più a lungo. E con me lo vedono tutti gli altri uomini della mia età, da questa parte e da quell’altra del fronte, in tutto il mondo; lo vede e lo vive la mia generazione.
  • Siamo soldati anzitutto, e solo in linea secondaria e in una forma strana e quasi vergognosa siamo individui.
  • La vita qui sui confini della morte ha una linea straordinariamente semplice, si limita all’indispensabile: tutto il resto è addormentato e sordo: in ciò sta la nostra primitività, e in pari tempo la nostra salvezza. Se fossimo più evoluti, da un pezzo saremmo pazzi, o disertori, o morti.
  • Il nostro vitto è tanto cattivo e in tanta parte composto di surrogati, che ne siamo malati. I fabbricanti (…) si sono fatti ricchi signori; ma a noi la dissenteria brucia le budella.
  • Sotto le armi vi è molta impostura, molta ingiustizia, molta cattiveria.

 

Volete sapere di cosa parla questo libro? Parla di un gruppo di compagni che vengono strappati ai banchi di scuola per essere inviati al fronte delle Fiandre, dove affronteranno una realtà di morte e distruzione. Pubblicato nel 1929, quasi un decennio dopo la fine della Prima guerra mondiale, questo romanzo-diario – uno dei primi bestseller del Novecento, anche grazie alla trasposizione cinematografica che ne venne fatta – formula un messaggio pacifista che ai toni vigorosi dell’impegno civile preferisce quelli struggenti della malinconia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Marco Sommariva
marco.sommariva1@libero.it

Marco Sommariva (Genova, 1963) premiato da Alessandro Baricco nel maggio 2001 come vincitore del Concorso letterario ideato dalla libreria online bol.com-Arnoldo Mondadori Editore, ha pubblicato i romanzi Il cristallo di quarzo (1999), Vorompatra (2003), Fischia il vento (2005), Il venditore di pianeti (2006), Lottavo romanzo (2013), L’osteria dei soprannomi (2014), L’uomo degli incarichi (2019) e CoviDiario (2020); i saggi Ribelli 1000-2000, un lungo millennio (2002), Lula (2003), Pillole situazioniste (2005), Written in the U.S.A. (2016), Italian graffiti (2017), Indispensabile (2019) e Sbirri! (2019); lo zibaldone 50 sfumature diverse (2016); i fumetti Ventotene, storie di confinati (2007), L'amico ritrovato (2018) e Esci dal guscio! (2019).

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