reeson electric festival. zu e iskeed

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La data del 24 giugno non verrà facilmente dimenticata dal pubblico che ha affollato il Circolo Culturale Aggabachela di Sassari, in occasione dell’ ultima serata del Reeson Electric Festival 2010. Ancora una volta gli organizzatori dell’evento sono riusciti nella non facile impresa di presentare band di un livello qualitativo altissimo ad un pubblico che, all’inizio latitante per un atavico terrore nei confronti dei biglietti d’ingresso, si è fatto sempre più numeroso col passare dei giorni. Il concerto dei romani Zu, atteso in città da tempi remoti, ha rappresentato sicuramente il culmine della programmazione, in un’ Aggabachela praticamente sold-out nonostante la giornata feriale.

Ai sassaresi Iskeed il non facile compito di aprire la serata, compito pienamente assolto da un live che ha messo in luce le ottime capacità compositive della giovane band (all’attivo solo un pugno di concerti) che alterna un crossover con evidenti influenze Mr Bungle ad interessanti atmosfere post-grunge. Singolare soprattutto la scelta di sopperire con campionamenti tipicamente noise/industrial all’assenza del basso. Forse più convincenti e originali nella prima parte del concerto, più intimista e oscuro, che a tratti ha sfiorato le arie siderali degli Isis di “In the Absence of Truth”,sono sicuramente una formazione che fa ben sperare soprattutto in ragione delle tante idee proposte.

Reeson electric Festival. Zu e Iskeed

Gli Zu, pochi minuti dopo, salgono sul palco introdotti da un tappeto musicale che ricorda, per essere un po’ cattivi, quelli degli incontri di boxe. E’ l’unica nota che stona in un concerto perfetto, perché curato fin nei minimi dettagli sia dalla scelta dei brani (per la maggior parte tratti da Carboniferus, ma con qualche piacevole scorribanda verso il precedente Bromio) . La splendida intuizione della Ipecac di Mike Patton, ospite in due canzoni del cd appena dato alle stampe, è stata quella di credere in una band che, aldilà dell’ottima produzione, dal vivo spacca letteralmente. Fanno hardcore? Fanno jazz? Fanno doom? Pur non essendo un fedelissimo della band, rimango attonito dagli ossessivi deliri strumentali , dai suoni stridenti e dall’incessante martellamento di una sezione ritmica sbalorditiva. Ma la vera sorpresa è constatare quanto, al di là della indubbia complessità del set e della mancanza di parti vocali, il concerto sia piacevolissimo e mai ridondante, cosa difficilissima in questo tipo di musica. Gli Zu piacciono, ma non si piacciono eccessivamente al punto di tediare con inutili orpelli stilistici. I tempi dei live iper-improvvisati sono finiti, la band viene presa per mano dal batterista Jacopo Battaglia: i suoi tempi, così metronomici , paiono una sintesi perfetta tra la furia decostruttiva dei No Means No e la sintesi elettronica dei Battles. Il basso di Massimo Pupillo genera suoni deflagranti in ragione della serie di effetti che si inseriscono puntuali e ben combaciano con la furia jazz-core del sax baritono di Luca Mai, forse il componente della band che mantiene più viva l’essenza primitiva della band, evitando di scivolare in un frastuono troppo monolitico e perpetuando dissonanze che solo gruppi come Melvins e Fantomas hanno saputo creare.
Gli Zu si confermano una delle realtà più interessanti della penisola, e la loro esibizione in Sardegna è stata certamente una scommessa vinta dagli organizzatori, oltre che una boccata d’ossigeno per un pubblico poco abituato a simili proposte artistiche. La speranza è che anche questo evento possa essere servito a riscoprire la voglia di ascoltare musica, non solo di sentirla distrattamente.

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