Per combattere l’hype

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Dopo un’attesa che è parsa a molti interminabile anche il Primavera Sound ha svelato al mondo la propria line-up per l’edizione 2018, non senza qualche incidente di percorso visto che lo staff del festival è stato costretto a pubblicare il cartellone in anticipo per via di una diffusione in rete proprio della line-up definitiva, pare circolata nel pomeriggio del 28 gennaio per via di un errore attribuito al social media manager degli IDLES, meritandosi “Well done” da parte di chi attendeva l’annuncio da qualche mese ormai.

In precedenza gli organizzatori avevano fatto circolare un teaser weird-western che aveva scatenato la fantasia dei curiosi sui social facendo venir fuori nomi altisonanti: “Daft Punk?”, poco attinenti con le atmosfere da saloon ma vabbè, uno ci prova sempre, “Morricone?” ben più pertinente e con tour mastodontico (si parla di 200 tra musicisti e cantanti) appena annunciato. Niente di tutto ciò, almeno per il momento, perché sulle note dei Carpenter Brut sono apparsi tra i tanti i nomi di: Bjork, Nick Cave & The Bad Seeds, Arctic Monkeys, The National, ma anche Lorde, Asap Rocky e Migos.

Sarebbe cosa buona e giusta soffermarsi a sbirciare oltre i cosiddetti headliner prima di affrontare la questione dell’hype che solitamente accompagna questi annunci e quindi ecco volti molto importanti dell’elettronica contemporanea, quali Arca, Nils Frahm, Jon Hopkins e Four Tet, oltre a quasi tutta la famiglia Gainsbourg, alcuni dei migliori act della black music del momento, tra cui Tyler, The Creator, Vince Staples, Kelela e poi tanta altra roba man mano che il font si fa meno leggibile.
La reazione più o meno diffusa in rete è stata un “tutto qui?”, situazione che mi capitava spesso il giorno dopo l’asta del fantacalcio quando davo un’occhiata alla rosa.
Se per qualcuno gli headliner erano scontati, pur lamentando le assenze di big come Kendrick Lamar, Beck (pare sfumato in chiusura di mercato), David Byrne, Jack White e NIN, per molti altri che si sono scatenati sui social nel commentare la line-up invece è proprio il contorno a essere se non proprio deludente quantomeno “scontato”, “già visto”, tale da suscitare lo stesso effetto di Bart Simpson quando capisce che il suo tormentone “I didn’t do it” non fa ormai più presa.

E arriviamo dunque a disquisire dell’hype, di tutto il chiacchiericcio che specie sul web è stato forse più esagerato del solito e diciamolo, stavolta giornalisti, webzine e affezionati del Primavera c’entrano poco, dato che a far lievitare le aspettative è stato proprio lo staff del festival, prima invitando a Barcellona dei fortunati vincitori di un sorteggio, e poi pubblicando un video “Primavera Sound 2018 Lineup reactions” diventato ovviamente virale, cosa che aveva fatto venir fuori ipotesi davvero incredibili, da Kanye West alla reunion degli Smiths, ma come anche i Boards of Canada o Bowie resuscitato per l’occasione.

Possibile che forse il maggior festival musicale europeo, per dimensioni, varietà e qualità degli artisti che propone ininterrottamente dal 2001, abbia smesso di stupire e abbia iniziato la sua fase discendente?
O come sostiene il sempre chiacchierato Pitchfork le line-up dei festival hanno preso ad assomigliarsi tutte? Oppure sono le aspettative del pubblico a essere diventate troppo esagerate per poter essere soddisfatte?

La sensazione è che il Primavera Sound stia cambiando qualcosa per sopravvivere in primis a sè stesso, poiché è davvero impensabile che ogni anno si riesca a sorprendere mettendo d’accordo gusto e pareri di quasi tutti gli appassionati, con o senza abono in tasca, per un festival che nel 2017 è arrivato a contare 200000 presenze totali e oltre 55000 giornaliere. Oltre a ciò va aggiunto che la concorrenza aumenta e il Primavera rimane ad oggi uno dei pochi festival indipendenti a grosso budget, cosa di non poco conto in un momento in cui sono le grandi agenzie a dominare nelle stanze dei bottoni dei migliori festival.

Infine c’è da dire che comincia a sentirsi il peso del fallimento dell’ATP e di tutta la scena che pur mantenendo tutt’ora un forte impatto nell’immaginario collettivo di appassionati che di edizioni del Primavera possono raccontarne molte, ha ben pochi alfieri rimasti a girare per i palchi di mezzo mondo.
Come fare quindi a proporre un’ enorme vetrina sulla migliore musica passata e presente, con la concorrenza che si fa ogni giorno più asfissiante, grandi artisti che muoiono o smettono di esibirsi e migliaia di palati diversi da soddisfare?

Il privilegio di rispondere a questi interrogativi lo lascio volentieri agli organizzatori, dal canto mio sono sicuro che questa edizione Primavera Sound, come ogni altro festival che prova a mettere in campo qualcosa in più oltre ai nomi in cartellone saprà farsi amare molto e una volta accesi gli impianti al Parc del Forum la marea di persone che come un immenso flusso di particelle in moto costante si sarà riversata tra un palco e l’altro alla ricerca del live giusto avrà vissuto momenti che sapranno essere ben più di un post su facebook o una instagram story.

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