Of Montreal-Thecontrollersphere

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Torna, esagerato come al solito, il collettivo capitanato da Kevin Barnes, con un EP da 5 tracce: il pop sempre sfarzoso e visionario degli imprevedibili Of Montreal è un collage camaleontico di suoni che stupisce sempre al primo ascolto, e “Thecontrollersphere” non fa di certo eccezione!

Kevin Barnes (leader della band) dice che le tracce dell’ EP sono in verità state scartate dalle registrazioni di False Priest, ma probabilmente allo stesso tempo ne percepisce la forza espressiva, alla faccia degli scarti! Nonostante ci siano anche degli elementi di continuità, è comunque evidente che c’è qualcosa di diverso rispetto all’album dello scorso anno, intriso di funk e r’n’b,.

L’inizio è potente, con il suono cupo e stridente di “Black Lion Massacre”, come per evidenziare proprio la deviazione rispetto all’uscita precedente;
si continua con quella che credo sia la traccia migliore dell’EP, ovvero “Flunkt Sass Vs The Root Flume”, che in qualche modo si ispira a David Bowie e lo contamina con la psichedelia dei MGMT.
“Holiday Call” presenta un brusco cambiamento al suo interno, con l’introduzione di melodie arabeggianti, come se fosse in realtà formata da due mini-canzoni (cosa sentita più e più volte nel repertorio del gruppo).
Con “L’age d’Or” ritroviamo quella punta di funk che caratterizzava “False Priest”, mentre la chiusura “Slave Translator” è una continua sovrapposizione di ritmi differenti.

Personalmente credo che “Hissing Fauna, Are You The Destroyer?” sia un picco di massimo nella produzione di Of Montreal (sia dal punto di vista dell’espressività che di un certo equilibrio delle melodie), e che da lì in avanti non siano più riusciti a ripetersi agli stessi livelli, ma ho comunque trovato piacevole questo lavoro.

Al sound di Of Montreal devi un po’ “farci l’orecchio”, perchè ad un primo approccio ti senti confuso e pensi sempre alle loro produzioni come a dei suicidi artistici; alla fine però ti rendi conto che quel paiolone di suoni, che va un po’ a minare la tua idea di armonia, finisce per produrre suggestioni tanto balzane quanto interessanti, e il risultato finale non è affatto disprezzabile.
Armonia è una parola che in ogni caso non piace troppo a Barnes (e soci), ma neanche a chi ascolta i suoi dischi: un’avvertenza che posso dare è che, se amate l’ordine e la linearità, ascoltare quel mattacchione schizzato di Barnes (oppure genio e sregolatezza con la sua po-etica della vita moderna? A voi la scelta) e la sua band potrebbe essere uno shock piuttosto forte. Probabilmente pensereste ai suoi ultimi lavori come deliri di pazzi da manicomio, e quanto ai primi, bè fondamentalmente piacciono a ben poche persone, quindi lasciate perdere.
Se, al contrario, vi piace occasionalmente farvi trasportare in un vortice colorato di suoni e sensazioni, senza andare troppo in confusione o sentirvi minacciati dall’insensatezza, allora ve lo raccomando.

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