MUSHY-Breathless

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MUSHY-Breathless

Una delle più piacevoli sorprese del 2011 nello stivale (e anche all’estero) era stato il disco di una certa Valentina, in arte Mushy, con l’album “Faded Heart”, all’insegna di un darkwave elettronico ed etereo, su Mannequin, label molto attenta a queste sonorità.

Per Mushy è arrivato dunque il momento della consacrazione, con l’atteso (non so da voi, ma almeno da me) sophomore “Breathless”, e vi posso già anticipare che l’artista romana non manca all’appuntamento, sfornando una gemma di rara bellezza.

“Breathless” vede un’artista maturata e pronta per il salto di qualità, e il miglioramento rispetto a “Faded Heart” è evidente: questa nuova prova è caratterizzata essenzialmente da un suono più pulito, e parallelamente da una produzione più attenta, il tutto volto a mettere in risalto l’elettronica e la voce. Se a qualcuno possono sorgere dubbi su quali coordinate si porrà l’album, in realtà vi dico che la musica è caratterizzata dalle medesime influenze e punti di riferimento degli esordi, Mushy ha solo le idee più chiare…
Così “Breathless” fa un grosso passo avanti ma senza grosse aggiunte, anzi forse forse quasi per sottrazione, con un miglioramento che passa attraverso la semplificazione e la maggior limpidezza espressiva: Mushy raffina la sua materia passando al setaccio la grana grossa del lo-fi della sua fase precedente, rimanendo sempre in un certo ambito musicale (sul suo facebook si legge Dark Romance, che dice tutto e non dice niente, ma dà un’indicazione tutto sommato buona) ma moltiplicando le sfumature e ampliando il raggio d’azione.

Mushy omaggia grandi artisti del passato e fa rivivere gli eighties, nella loro accezione pop e nella forma new wave-elettronica-industrial-kraut, una tendenza piuttosto diffusa di questi tempi di “revival wave – synth wave” o come diavolo la volete chiamare. Però Valentina lo fa in una forma del tutto personale, ci mette una buona carica di misteriosa e oscura sensualità femminile, muovendosi in un limbo tra sogno e realtà.
Facendo ancora zoom, dal punto di vista vocale le caratteristiche sono pressochè immutate, volte a ricreare una dimensione eterea e onirica, in pieno stile dream-pop. Mushy padroneggia la propria voce meglio che in “Faded Heart”, le dà così un ruolo più rilevante ma sceglie di non metterla troppo in risalto sul resto: le vocals ottengono così il massimo dell’efficacia fondendosi e muovendosi sinuose tra le pieghe dei suoni.
Invece musicalmente ci sono piccoli ma grandi cambiamenti, come ho già detto, perchè la maggiore pulizia e l’approccio più minimale evidenzia il dettaglio, e sempre come accennato precedentemente, con Breathless emerge prorompente la componente elettronica, ma è un’elettronica di stampo vintage, nella strumentazione e nelle idee, ricca di synths e drum-machines asciutte, con riferimenti all’industrial, dream pop, darkwave.

Dunque pronti via, iniziamo subito a perderci nelle atmosfere e nelle vocals sospese di “To Be Lost”, il cui effetto è l’inizio di un’ipnosi permanente lunga all’incirca 45 minuti…
Con malinconica dolcezza Mushy ci sospinge nel sogno di “Dreams Forget You” su un tappeto elettronico più docile e rallentato. Con “Scratch My Skin” ritornano le inquietudini tipiche del lato dark di Valentina, che tiene quasi nascosta la voce in un sottofondo spettrale. “My Life So Far” merita un capitolo a parte, si erge con merito a lead-single, traccia simbolo della raccolta, essendo anche uscita qualche mese fa ad anticipare l’album; essenziale e suadente, vede il contributo significativo degli A.R. Kane, gruppo shoegaze/dream-pop di qualche decennio fa che, come spesso succede in questo periodo, viene estratto dal dimenticatoio e rispolverato, godendo di nuova linfa e di un seguito maggiore rispetto alla dimensione da cultori-only. “Night Dress” continua in bellezza con un dream-pop molto “trippy”, per poi lasciare il posto alla più movimentata e “synthy” “Let Me Go”. “Rocks & Bones” riprende i tratti conturbanti, che scemano poi nella liturgia spettrale “I Don’t Care”. “Black Forest” rallenta ancora i ritmi, ci avviciniamo solennemente alla chiusura, la quale è affidata ad un pezzo strumentale di elettronica cosmica nel segno di Vangelis e discepoli vari.

Se per caso vi erano rimasti dubbi sulle qualità di questa ragazza, o se non eravate a conoscenza di quella prima prova uscita appena un anno fa, o se non volevate sbilanciarvi temendo un hype passeggero e una relativa scomparsa…in tutti questi casi ci pensa Breathless a togliere ogni dubbio…
Se di dubbi non ne avete mai avuti, allora avrete un motivo in più per amare questo disco.

Promossa a pieni voti.

Ascolti:

TRACKLIST

A1. To Be Lost
A2. Dreams Forget You
A3. Scratch My Skin
A4. My Life So Far
A5. Night Dress
B1. Let Me Go
B2. Rocks And Bones
B3. I Don’t Care
B4. Black Forest
B5. Instrumental

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