Metallica 72 Seasons

Metallica 72 Seasons recensione : un disco, come detto, da archiviare alla voce "innocuo", che ho faticato ad ascoltare tutto in una volta, per la sua ridondante ed eccessiva prolissità.

Metallica 72 Seasons

Metallica 72 Seasons

La carriera dei Metallica si può dividere in tre grandi blocchi. La prima parte, quella dell’ascesa e della consacrazione che va da “Kill’em All” (1983) a “Metallica” (1991). La fase in cui, forse già in crisi creativa, seguono i trend del mercato e infilano in ordine decrescente di qualità “Load” (1996) “ReLoad” (1997) e “St.Anger” (2003). E infine gli ultimi anni in cui fanno un qualcosa di apparentemente inspiegabile, con tre album assolutamente anonimi, uno ogni otto anni circa. Compreso ovviamente quest ultimo “72 Seasons”.

L’album di per sé non è nemmeno un brutto disco, anzi, a suo modo ha dignità e coerenza sonora maggiori rispetto ai due che lo precedono. Ma è un disco che nulla aggiunge e nulla toglie alla loro rispettabilissima carriera. Un disco quindi che considero “inutile”, proprio perché non riesce a essere nemmeno odioso al punto di parlarne male, criticandolo aspramente.

È come se fossimo alle prese con una sorta di “vorrei, ma non posso” che possiamo anche leggere come “vorrei, ma non sono più in grado”. Sarebbe stato meglio avere a che fare con un disco pessimo, almeno avremmo trovato la voglia di parlarne male, di stroncarlo, vomitando addosso ai Metallica la delusione dopo averli amati alla follia, e visti praticamente in ogni loro apparizione in Italia, da quel lontano Settembre del 1988 a Milano per il tour di “…And Justice for all”, fino al Dicembre 2003 per il tour di “St. Anger” a Bologna.

“72 Seasons” non (mi) dice assolutamente nulla. Niente. Il vuoto più totale.

Alla fine lo comprerò, come ho comprato tutti gli altri. Ma lo metterò distante dagli occhi e dal cuore, insieme a quei dischi che non tornerò ad ascoltare se non sotto tortura, nell’angolo più lontano della mansarda.

Un vuoto che mi assale a partire dalla durata, eccessiva come non mai, sia come totale che come brani presi singolarmente. In quest ultimo caso, a infastidire non è tanto il minutaggio, quanto la stucchevole lungaggine nella costruzione e negli arrangiamenti, che finiscono per annoiare, portandoci a perdere il focus dell’ascolto, invogliandoci a pensare che sia arrivato il momento di dedicarci ad altro.

Si tratta di un album che è chiaramente da ascoltare e approcciare tenendo conto che non sono (più) i Metallica degli anni ottanta. Non ha, e non può avere senso, fare un paragone tra le due incarnazioni della band. Occorre, come sempre, contestualizzare. Anche se non posso nascondere quella che è stata la mia prima impressione. È come se avessi partorito mentalmente un qualcosa del tipo “sembra il disco di un gruppo che scopiazza i Metallica, ma senza averne la forza incisiva”.

Evito di soffermarmi più del dovuto sulla tristezza infinita di titolo e copertina. Credo che si commentino da soli. Anche se può sembrare superficiale, per non dire grossolano e frettoloso, il primo impatto, quello di pancia, legato alla copertina è ancora molto importante. E “72 Seasons” ha un approccio visivo decisamente imbarazzante. Per non dire altro.

Restando invece sui brani non possiamo non sottolineare come tutto parta con le migliori intenzioni per poi naufragare nel mare magnum della noia quasi subito. Soluzioni apparentemente intriganti pronte per decollare, come nei momenti migliori del passato, che poi, però crollano inesorabilmente, spegnendosi nell’indifferenza più totale, senza ferire. La cosa peggiore è il non riuscire a ricordare i titoli dei brani, la loro sequenza, il loro incedere. E lo diciamo con una malcelata nostalgia, dato che un tempo chiunque di noi che li abbiamo scoperti negli anni ottanta facendoli diventare parte della nostra esistenza, era in grado con un ascolto di pochissimi secondi di riconoscere titolo, album, posizione nella scaletta e cantare il ritornello.

Oggi invece, allargando il discorso agli ultimi tre album, senza quindi colpevolizzare troppo quest ultimo, non so quanti siano in grado di contestualizzare un brano all’interno dell’album di provenienza. Sono tutti assolutamente sovrapponibili e intercambiabili. Ma soprattutto tutti nettamente al di sotto della soglia di attenzione che ci tiene incollati all’ascolto.

È un album che alla resa dei conti suona molto “prevedibile”, in un perfetto continuum temporale con i due che lo hanno preceduto in questi lunghissimi quindici anni, e che ti scorre addosso senza farti male o entusiasmarti. Un disco, come detto, da archiviare alla voce “innocuo”, che ho faticato ad ascoltare tutto in una volta, per la sua ridondante ed eccessiva prolissità.

Altri link sui Metallica:

Kill your idols parte II “A year and a half in the life of Metallica”

Metallica – Hardwired… To Self – Destruct

Metallica 72 Seasons

Tracklist

1. 72 Seasons
2. Shadows Follow
3. Screaming Suicide
4. Sleepwalk My Life Away
5. You Must Burn!
6. Lux Æterna
7. Crown of Barbed Wire
8. Chasing Light
9. If Darkness Had a Son
10. Too Far Gone?
11. Room of Mirrors
12. Inamorata

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