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Finalmente i Mellowtoy tornano sulla scena dopo un bel pò di tempo dall’ultimo Lp (“Nobody Gets Out Alive”, 2006) e, consci di dover recuperare terreno sono riusciti a centrare l’obiettivo che, alla luce di un ascolto attento del loro nuovo “Pure Sins”, si erano prefissati: un album commerciale e “Per tutti”, che si mettesse facilmente al centro dell’attenzione”.

In un insieme qualitativamente discreto la pecca più grande purtroppo è l’eccessiva banalità di maggiorparte delle tracce, ruffiane e scontate come molto spesso sono tanti album del filone “Nu Metal”; se al tutto aggiungiamo una spiccata vena Core, molto di moda negli ultimi tempi, otteniamo la frittata perfetta. “Pure Sins”, incensato dalla stampa specializzata, mi ha fatto riflettere su come a volte non si riesca ad uscire da certi schemi compositivi. I nostri, infatti, per questa nuova fatica riprendono molto da bands americane come Five Finger Death Punch e 36 Crazyfists, di certo molto innovative ma bloccate in songwriting statici e stravecchi, ottimi per ottenere il consenso del pubblico adolescente. Proprio l’ostentazione di uno stile americano non aiuta i Mellowtoy, privandoli di originalià compositiva, sebbene probabilmente li aiuterà a trovare il loro posto nel mercato estero. Ma vediamo l’album traccia per traccia:

1- The Antagonist: struttura della canzone stracollaudata, banale nell’insieme, si regge in piedi grazie ad un iperdose di Groove che non spiace affatto. Il cantato pulito è forse un pò troppo grezzo, in pieno stile nu metal, risultando un pò fuoriposto. Divertente il breakdown in stile “teniamoci al passo coi tempi”. La prima traccia è lungimirante, in quanto inquadra l’andazzo di un pò tutto l’album.

2- Bodywork: traccia straruffiana, un ottimo pezzo che ha molte possibilità di diffondersi facilmente in Radio. Il riffaggio comincia a modificarsi configurandosi alla “36 Crazyfists”. Il cantanto pulito migliora considerevolmente attenendosi alle linee più tradizionali dei Mellowtoy. Anche la breve durata contribuisce all’estrema orecchiabilità.

3- Killer: brano “paraculo” pure questo, in stile Slipknot. Forse la traccia più intensa e meglio interpretata vocalmente. Riesce a coinvolgere in maniera completa l’ascoltatore e si fa risentire molte volte.

4- To the Heartless: è il primo brano dopo il primo che scopre il fianco Core in maniera palese (un pò a causa dei coretti). Anche questa è una bella traccia molto catchy che può ricordare nel ritornello gli ultimi Linea77.

5- This is Fire : impregnata di una forte vena Nu Metal-core, risulta inizialmente trascinante, per poi diventare a tratti noiosa e banale. Riesce tuttavia a galoppare fino al traguardo della fine grazie ad alcune soluzioni vocali, come lo scream (atte a riguadagnare l’attenzione dell ascoltatore) e ad un riffing mutevole verso la chiusura.

6- Lullaby (The Cure cover): la cover dei “The Cure” è eseguita discretamente ma risalta per il suo essere assolutamente superflua e fuori luogo. Si lascia comunque sentire ed è un buon ponte per il brano successivo.

7- Highway to Fall: decisamente una delle tracce più convincenti grazie ad un riffing deciso, carico di Groove, da giocare come asso di bastoni in sede Live. Unica pecca: l’abuso di ritornello che la azzoppa lievemente nella longevità degli ascolti.

8- Time: traccia molto buona e che convince, i Mellowtoy sembrano aver trovato la loro forma ideale in un lato molto malinconico. In certi momenti ricorda i Bullet for My Valentine, mentre in altri punti assume sembianze post grunge alla Nickleback. Risulta anche molto meno ruffiana delle precedenti e più inspirata al livello compositivo.

9- Under Destruction: arrivati alla nona traccia il disco comincia un pò ad attaccare pippa, ma per fortuna le soluzioni scelte per questo brano si legano alla nuova forma più Core dei Mellowtoy; si inquadra infatti come il brano più aggressivo dell’album andando a frugare nel calderone di Hatebreed e compagnia bella, spingendo l’ascoltatore a tuffarsi nell’ultima eloquente traccia.

10- Missing Smile : La malinconia ritorna ad essere padrona…La ballad non può mancare: molto carina e romantica, anche se un pò troppo stereotipata, mi fa capire appieno che questo disco è stato pensato per un pubblico giovane che può facilmente rispecchiarsi nelle melodie avvolgenti e commoventi di un’acustica manovrata con destrezza.

Insomma, i Mellowtoy hanno fatto il grande passo: si sono tuffati sul mercato con decisione e tutti sappiamo bene su cosa bisogna puntare per tentare questo salto. Non aspettatevi di vedere il futuro nelle 10 tracce di “Pure Sins”, ma solo un insieme di idee raccolte qua e là per divertire e intrattenere gli ascoltatori (Più giovani). Come dire: un “Puro peccato”…Spero non veniale.

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