Mauro Canali – Il Tradimento. Gramsci, Togliatti e La Verità Negata

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Mauro Canali – Il Tradimento. Gramsci, Togliatti e La Verità Negata

Rimarrà in galera fino al ventuno aprile millenovecento trentasette, uscendone distrutto sia nel fisico che nella mente, ma a quanto pare sembra che ci fossero ben altre preoccupazioni che lo angustiassero. I tentativi per farlo scarcerare anzitempo furono più d’uno ma nessuno andò in porto, a volte per delle castronerie nella comunicazione degli atti a volte per delle vere e proprie azioni di disturbo, che sconcertarono anche il giudice istruttore Macis, che gli disse:” onorevole Gramsci, lei ha degli amici che certamente desiderano che lei rimanga un pezzo in galera.” Chi ci fu dietro questi apparenti lapsus? Chi fu a manipolare le sue lettere dal carcere prima che arrivassero ai destinatari? Sembra che l’artefice di tutto ciò fu Togliatti, con il quale Gramsci era in rotta da tempo. Mauro Canali dimostra che gli scritti di Gramsci passavano per le mani di Piero Sraffa, il quale girava al futuro segretario di partito ogni cosa, questo nonostante le ripetute raccomandazioni di Gramsci alla cognata Tatiana Sucht, di stare attentissima a inviare direttamente alla sorella Eva in Russia quelli che diventeranno i quaderni dal carcere. L’autore passa in rassegna gli scritti del detenuto e ne analizza il testo dimostrando che dietro tutti i tentativi falliti per salvarlo dalla prigione, Gramsci doveva combattere con una volontà fermamente determinata a ottenere il contrario. Rimasto in galera fino al trentasette, in gravi condizioni di salute, il politico sardo, avrebbe potuto usufruire della libertà condizionale, o almeno di farsi ricoverare in clinica (il che avvenne ma troppo tardi). L’ipotesi di uno scambio con alcuni preti russi carcerati, trattativa proposta dalla Russia al governo fascista, (intervenne anche il Vaticano ) non ebbe esito. L’ultimo tentativo (anch’esso risultato inutile) fu quello di un ricongiungimento famigliare con moglie e figli in Russia, comunque già nel millenovecento trentaquattro. Gramsci fu scarcerato il ventuno aprile del trentasette e morì l’alba del ventisette dello stesso mese, prostrato da anni di detenzione, ma soprattutto dalla certezza di essere stato tradito. Vi è inoltre un episodio piuttosto importante, che chiarisce bene le responsabilità del compagno Togliatti . Nel trentanove Stella Blagoeva, segretario del Comintern, avviò un’istruttoria sul caso (si aprì un dossier chiamato Gramsci-Togliatti) questo grazie all’iniziativa di Eva e Tatiana Sucht, rispettivamente moglie e cognata del politico sardo. E’ importante segnalare che siamo negli anni delle grandi purghe staliniane, con tutto quello che poteva conseguirne. Le due donne avvallarono i sospetti del recluso sulla condotta del collega e le sue pecche politiche in relazione a Bordiga, ex segretario di partito, di cui Gramsci aveva già fatto menzione più volte. Togliatti ne uscì malissimo, nel quarantuno fu espulso dal Comintern e a ottobre dello stesso anno inviato a Ufa, località degli Urali, capitale della Baschiria, dove venne demansionato come addetto alla propaganda via radio verso l’Italia. Il futuro segretario del PCI, ebbe l’abilità e la fortuna di tornare alla ribalta a fine conflitto, una volta che il nemico nazi-fascista fu sconfitto. Nel quaranta tre, Stalin vedeva in lui una figura centrale in un paese strategico come l’Italia. L’incidente di Gramsci, fu dimenticato, anche perché Palmiro Togliatti, abilissimo a far rientrare negli archivi a Mosca le lettere in questione, evitò ulteriori guai da parte di Tatiana e Eva Sucht. Con calma riuscirà, in un secondo tempo, a impossessarsi di tutta l’opera dell’avversario scomparso, procedendo in due direzioni: da un lato manipolarne e pubblicarne i testi con l’aiuto di tale Felice Platone, allora dipendente di Einaudi, dall’altro fare suo il pensiero e la prospettiva politica del compagno mettendola in pratica da segretario di partito. Questa strategia riuscirà solo in parte, infatti a partire dal sessanta cinque (Togliatti muore a Yalta nel sessanta quattro), ci saranno sempre nuove edizioni dei quaderni e delle lettere a testimoniarne le false rielaborazioni. Le riflessioni in merito sono tante, sia sullo spessore umano dei protagonisti, sia sul possibile esito che avrebbe potuto avere la storia del nostro paese. Il caso di Antonio Gramsci rappresenta bene uno dei tipici giochetti all’italiana, dove chi subisce pubblicamente ingiustizie viene eretto a monumento di martirio nazionale dai propri carnefici e immediatamente archiviato e dimenticato, in maniera tale da disincentivare ( se non insabbiare, come in questo caso) ipotesi e curiosità sulla sua vicenda che possano dare fastidio.

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