Massimo Cacciapuoti

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Massimo Cacciapuoti

Masimo Cacciapuoti, autore di Non molto lontano da qui, Garzantilibri ottobre 2011, risponde ad alcune domande sul suo nuovo libro. Buona lettura.

iyeQuali sono gli scrittori che ami di più e quali libri ti hanno dato maggiori spunti ed emozioni? Ci sono testi o autori che per te sono veri e propri punti di riferimento imprescindibili?

Tanti, a dire il vero. Vengo da una formazione piuttosto classica e il filone dei russi ottocenteschi, come dei realisti francesi della stessa epoca,hanno segnato non solo la mia attività letteraria, ma direi la mia vita, nel senso che se non avessi letto Dostoevskij, Tolstoj, Zola, Flaubert e altri non avrei mai scoperto il mio grande amore per la letteratura. Ma leggo tanto anche i contemporanei. Da Veronesi a Volo a D’Avenia ad Ammaniti. Mi piace capire da un punto di vista editoriale-letterario, cosa mi sta succedendo intorno. Tra i miei imprescindibili, però, ci sono John Fante e Milan Kundera.

iyeAll’interno del romanzo ci sono alcune dinamiche interessanti che riguardano il protagonista ad esempio l’incontro con Francesco e il rapporto difficile e caustico con il padre. A me personalmente è piaciuta molto la complicità tra Giacomo e Cristina probabilmente perché sono sempre stato piuttosto scettico verso l’amicizia tra uomo e donna. Entrando nella vicenda, ma senza svelarne troppo la trama, ci sono elementi autobiografici nei personaggi del racconto?

Assolutamente sì. Potrei dire che Giacomo sono io, almeno fino a venti, venticinque anni. Sia nei rapporti familiari, e quindi nel conflitto con i miei genitori, che con l’esterno. E se Giacomo aspira a diventare un DJ di successo, cosa che si realizzerà, io aspiravo a diventare un cantante di successo, poi a un certo punto ho capito che non era il caso e ho smesso. Per quanto riguarda l’amicizia tra uomo e donna, anch’io avevo le tue stesse perplessità, però ti garantisco che quando si trova la persona giusta e si riesce a stabilire una certa sintonia, è qualcosa di meraviglioso. A me è capitato la prima volta che sono andato a vivere da solo. Mi sono trasferito a Roma e lì ho incontrato la mia Cristina. Sì, proprio lei. Nemmeno il nome ho cambiato nel romanzo. Ancora oggi quando ci vediamo, le poche volte che succede, perché lei è rimasta a Roma e io sono tornato a Napoli, mi rendo conto che l’affinità e l’intesa sono perfette.

Masimo Cacciapuoti

iyeGiacomo assapora la libertà di diventare se stesso e non vuole rinunciarvi, credi che questo comportamento possa definirsi egoista? Forse siamo davvero il prodotto di un individualismo sfrenato che condiziona le nostre vite oppure è semplicemente il sacrosanto diritto di voler affermare la propria identità?

Giacomo pensa di sì, che il suo atteggiamento sia egoistico, di chiusura e questo, più avanti, scoprirà che è il suo più grande limite, quello che gli impedisce di essere felice o almeno di provare ad esserlo. Credo sia fondamentale e sacrosanto come dici tu, per ognuno di noi, affermare se stessi. Purtroppo l’epoca in cui viviamo ci consente poco. In ambito lavorativo come nello studio. Spesso ci si condiziona nelle scelte pensando a quale potrà essere il proprio futuro lavorativo, ammesso che si riesca ad averlo.

iyeDal tuo modo di scrivere balza agli occhi una grandissima facilità di scrittura da cui scaturisce uno stile vivace e accattivante , quello che vorrei sapere è la domanda più prevedibile e scontata che si possa fare in queste circostanze, è più talento o esercizio?

A me piace pensare che si tratti dell’esercizio di un talento. Credo qualsiasi attività artistica nasca da una predisposizione, un talento, appunto, che però, ovviamente, va affinato con l’esercizio. Io lavoro tantissimo sulla scrittura, per renderla quanto più possibile agile, facile, scorrevole.

iyeCom’è cambiato il tuo rapporto con lo scrivere in questi anni? Dove senti di essere cresciuto e dove pensi di dover eventualmente migliorare?

È cambiato tantissimo. Il miei primi due romanzi sono stati classificati, e giustamente, noir. Con gli anni si cambia. Si matura. Si sposta il proprio angolo visuale rispetto al mondo e alla realtà. In questo particolare momento sono molto attratto dalle dinamiche giovanili e soprattutto dalla ricerca di un senso. Della propria vita, dell’amore, dei rapporti, familiari e di coppia. Devo dire che mi sono divertito moltissimo a scrivere questo romanzo e che mi ha aiutato molto a ritrovarmi, a riconoscermi e conoscermi meglio. E ci sono sinceramente affezionato.

iyeOrmai sei alla tua quinta pubblicazione: Pater familias. Romanzo di ragazzi napoletani (1998), L’ubbidienza (2004), L’abito da sposa (2006), Esco presto la mattina (2009) e Non molto lontano da qui (2011). Ti stai già dedicando a un nuovo lavoro?

In realtà non ci si ferma mai. Quando una storia si affaccia alla mente, non si può abbandonarla, se no si rischia di perderla. Sto diciamo meditando. Per ora sono ancora molto dentro a Non molto lontano da qui. Lo sto seguendo e accompagnando.

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