L’orecchio di Malco

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L’orecchio di Malco è l’ultimo complicatissimo caso che richiede l’attenzione e tutta la professionalità del commissario Van In. In una sonnolenta e tranquilla cittadina del Belgio, il famoso commissario svolge il suo lavoro di investigatore e poliziotto meglio di tutti i suoi colleghi. La furbizia, il carattere persistente e determinato, un pizzico di sregolatezza e un certo menefreghismo nei confronti di regole e restrizioni, lo rendono uno dei personaggi più invisi ai capi della polizia e ai colleghi. Van In incute rispetto e timore nelle anime dei sottoposti e di tutto il corpo di polizia. Nessuno ha il coraggio di comunicargli le cattive notizie, tanto che cercano tutti di scaricare il barile l’uno sull’altro. Ciò avviene perché Van In, nonostante la professionalità e la cura meticolosa con cui conduce le indagini, non riesce a mantenere la calma quando le cose non vanno per il verso giusto. Urla e scenate sono temibili conseguenze che si verificano quando riceve cattive notizie, e pazienza se lo sfortunato di turno si becca una bella tiritera e una sceneggiata che nemmeno nei salotti televisivi di dibattito (tutto all’italiana, naturalmente) ci capita di assistere.

Van In è profondamente innamorato di sua moglie Hannelore, giudice istruttore e bellissima donna. Il commissario è intimamente arso da una profondissima gelosia nei confronti di sua moglie, così come è molto geloso delle sue indagini.

Il suo fidatissimo collaboratore, l’ispettore Varsavel, è caratterialmente l’antitesi del commissario: sempre pacato, educato, piuttosto tranquillo, molto professionale e corretto. Mentre Van In non si fa troppi scrupoli a gustare una deliziosa Omer, anche in servizio, l’ispettore non si azzarda a fuoriuscire dalle regole e si limita a bere acqua. Van In con la sua energia, l’astuzia, l’intelligenza e il carattere forte e “testardo, ingovernabile dai superiori, avverso a ogni gerarchia ma fisso sull’obbiettivo”, come viene descritto dai colleghi nel corso della lettura, rispecchia tutte le principali caratteristiche del commissario ideale per ogni buon libro giallo.

L’ingovernabilità di Van In, la sua ribellione verso un qualsiasi schema gerarchico, il suo essere terribilmente anticonformista, sono caratteristiche proprie sia a questo e personaggio che a colui che il personaggio l’ha inventato. In un’intervista pubblicata su Thriller Cafè, l’autore di L’orecchio di Malco e di tutta la serie che vede il commissario Van In come protagonista, lo scrittore belga Pieter Aspe ammette di essere stato lui stesso d’ispirazione per il personaggio del commissario. Addirittura, confessa che nei primi libri in cui appare Van In, scrittore e personaggio si fondevano in una sorta di alter ego letterario. Poi, con il passare degli anni e con le esperienze (di entrambe), i caratteri sono cambiati, smorzato quello dello scrittore e sempre focoso quello del personaggio, e quindi hanno preso direzioni differenti, nonostante le caratteristiche principali accomunino Pieter Aspe con il suo commissario. I tratti peculiari di Van In sono gli stessi dell’autore: l’anticonformismo, la mancanza di grilli per la testa e l’estradizione sociale semplice.

La vita di questo scrittore è stata abbastanza fuori dal normale. Nato a Bruges nel 1953, cittadina tranquilla in cui lui ambienta tutti i suoi romanzi – quando gli si chiede come mai questa scelta, egli risponde: perché ambientare un thriller a New York? Lì sono abituati a ogni genere di crimine. Invece, in una cittadina pacifica e tranquilla, lo stridore causato dal ribaltamento della normalità crea un’atmosfera differente, più raccolta – lo scrittore inizia una dinamica quanto sconclusionata carriera lavorativa. Aspe è stato venditore di vini e granaglie, guardacoste, precettore, fotografo, impiegato in un’impresa tessile, lavoratore stagionale per la polizia marittima e, infine, anche sorvegliante della Basilica del Sacro Cuore (non che abbia mai avuto particolari propensioni verso la vita ecclesiastica, mettiamolo in chiaro!). Quando decise di mollare tutto e concentrarsi sulla scrittura, non aveva assolutamente idea che sarebbe diventato uno degli scrittori fiamminghi più prolifici e famosi del Belgio. Certo, ci sperava, come ci sperano migliaio di scrittori in erba: eppure, qualcuno ha creduto in lui e nei suoi libri e ora è diventato uno scrittore di best seller internazionali.

In un’intervista rilasciata al Venerdì di Repubblica, qualche tempo fa, spiega la scelta di ambientare i suoi gialli in una cittadina dove la percentuale di criminalità annuale sfiora pericolosamente lo 0%. Aspe crede che la dura realtà della violenza, quella violenza che permea grandi città e centri di potere, debba rimanere in quelle città: la violenza immaginaria, invece, è sicuramente più affascinante (per un giallista, ovviamente!) quando avviene li dove non la si aspetta.

Pieter (guarda caso, stesso nome dell’autore) Van In è il commissario più incazzoso, sbruffone, intelligente, perspicace, intuitivo, burbero, ironico, amante della buona tavola e della buona birra, moroso e anche un po’ alcolizzato (senza la sua Omer non riesce a pensare, non riesce a muovere un passo: è una dipendenza più mentale che fisica). Lo adoriamo tutti per il suo carattere irascibile e per le fiamme che scatena all’interno del corpo di polizia.

 

In L’orecchio di Malco il commissario Van In si trova ad affrontare una situazione molto attuale: gli attacchi terroristici di una setta di fanatici religiosi. Naturalmente gli eventi che negli ultimi anni hanno sconvolto molte delle capitali europee (tra cui anche Bruxelles) sono stati d’ispirazione per Aspe, che si occupa spesso di temi sociali. Il problema del fanatismo religioso viene affrontato in questo ultimo romanzo, in cui l’autore mette in scena situazioni di disperazione e terrore alle quali, purtroppo, ci stiamo ormai abituando ad assistere, a causa delle minacce sempre più feroci e realistiche del fanatismo religioso di alcune sette. Da quanto l’Isis ha iniziato il processo di reclutamento e l’attacco massivo alla società e alla cultura occidentale, nessuno si sente più al sicuro: questo è uno degli aspetti che fuoriescono dal romanzo di Aspe, che mette in evidenza anche quanto questo tipo di fanatismo e la violenza che genera siano fondati su basi per lo più prive di fondamento logico.

Il tema del terrorismo religioso è sicuramente uno dei temi più attuali degli ultimi anni, e Pieter Aspe ha scelto di raccontare una storia che sconvolge, emoziona e fa riflettere. Un ottimo romanzo, intrigante, a tratti anche divertente, affascinante e, soprattutto, assolutamente attuale.

 

Pieter Aspe vince il premio Hercule Poirot come miglior scrittore fiammingo di gialli nel 2010. In Italia sono stati pubblicati Il quadrato della vendetta (2009), Le maschere della notte (2010), Caos a Bruges (2010), La quarta forma di Satana (2011), Sangue blu (2014) e Il caso Dreyse (2015), L’orecchio di Malco (2017), tutti da Fazi editore.

 

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