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Recensione : Llvme – Yía De Nuesu

I Llvume riescono pienamente nell’intento di rappresentare una proposta dalle molte sfaccettature, di spiccata personalità e per nulla imprigionata nei cliché del genere, offrendo sia agli estimatori del pagan folk sia a quelli del death-doom un prodotto da assaporare in ogni suo passo.

Llvme – Yía De Nuesu

Ottima prova degli spagnoli Llvme con questo lavoro di pagan- doom metal convincente in ogni sua parte.

La band nasce a Salamanca nel 2007 ed esordisce su lunga distanza tre anni dopo con “Fogeira de Sueños”, mettendo già efficacemente in mostra le proprie caratteristiche peculiari: l’utilizzo del dialetto leonese per i testi ed il ricorso a strumenti tradizionali quali la cornamusa o la ghironda, oltre al contributo del violino, inseriti un contesto sonoro di matrice death-doom .
Operazione, questa , che riesce perfettamente ai Llvme (a proposito, in leonese significa fuoco) con questo Yía De Nuesu , che, al netto di qualche brano strumentale più un “traditional” con voce femminile, Vaquerida’l Baitse , presenta un lotto di brani di eccelsa qualità sonora e compositiva, contraddistinti come detto dalla perfetta amalgama tra le due anime musicali che convivono nel disco.
Qui, infatti, l’anima folk non si manifesta in una versione allegramente caciarona alla Korpiklaani e neppure finisce per essere compressa in una struttura black metal come per i Finntroll, ma trae linfa, come è giusto che sia, dalle radici mediterranee dei musicisti.
In questo modo la proposta si avvicina, quanto meno per attitudine, ai Negura Bunget , la band che, al di sotto delle latitudini scandinave, meglio di altre è riuscita fino ad oggi ad proporre un metal estremo profondamente immerso nella tradizione musicale popolare.
Il duo composto da Nandu, polistrumentista ed autore delle musiche, ed Eric, che presta le sue ruvide vocals, contrariamente alle abitudini in voga non colloca un intro ad apertura del disco, ma un brano, 1188 – 1230, che ne racchiude tutti gli elementi distintivi; la successiva Helmántica è il brano più black oriented del lotto, mentre Vettonia si rivela uno dei picchi compositivi del lavoro, con una splendida cornamusa a spingere il brano nelle parte iniziale.
Conceyu è un’altra piccola perla di gothic doom, vicina per sonorità ai Nightfall, finché non entra in scena un melanconico violino a ricordarci l’anima folk della band e lo stesso accade anche in Yía Fatu A Tierra, dove lo strumento a corde suonato dall’ospite Marco Aurelio introduce un altro brano dalle molteplici sfaccettature.
Un breve strumentale precede il capolavoro del disco, Purtiellu De La Llïaltá, dove nell’intro e nella coda la chitarra si erge a protagonista tratteggiando una linea melodica struggente ed epicheggiante; inoltre, in questo brano, il contrasto tra il growl di Eric e la cornamusa di Nandu è molto più efficace di quanto non accada normalmente con la ormai scontata contrapposizione tra voci gutturali ed angeliche .
L’evocativa Llibación Nu Alborecer mantiene elevato il livello dell’opera che scema leggermente con Miróbriga brano valido ma non altezza di quelli che l’hanno preceduto.
Il breve strumentale Fayéu De Sueños chiude degnamente un album nel quale i Llvume riescono pienamente nell’intento di rappresentare una proposta dalle molte sfaccettature, di spiccata personalità e per nulla imprigionata nei cliché del genere, offrendo sia agli estimatori del pagan folk sia a quelli del death-doom un prodotto da assaporare in ogni suo passo.

Tracklist :
1. 1188-1230
2. Helmántica
3. Vettonia
4. Vaqueirada’l Baitse
5. Conceyu
6. Yía Fatu A Tierra
7. Pramoséu
8. Purtiellu De La Llïaltá
9. Llibación Nu Alborecer
10. Xota Chaconeada
11. Miróbriga
12. Fayéu De Sueños

Line-up :
Nandu S. Prieto – Guitars, Bass, Keys, Fole Bagpipe, Hurdy-Gurdy, Drums, Percussion, Speech
Eric Montejo – Vocals

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