Linea 429 di Salvatore Scalisi

Prendere l’autobus è stato, per quanto mi riguarda, un incubo durato 5 anni. Ricordo ancora gli ingorghi stradali e gli interminabili minuti passati in piedi ad aspettare, completamente impotente, che la fermata successiva fosse quella definitiva. Era la pioggia, il peggiore nemico dell’autobus; quando pioveva, il viaggio era sicuramente più travagliato del solito.

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Immaginate ora un acquazzone che allaga le strade e una folla di passeggeri stipata su un autobus alla balia di quell’inferno d’acqua. Il romanzo Linea 429 di Salvatore Scalisi descrive proprio questa situazione. È subito bene specificare che, più che un romanzo, Linea 429 ha per dimensioni e caratteristiche le fattezze del racconto lungo.
Tutto il libro, a parte le prime e le ultime pagine, è ambientato all’interno dell’autobus. Qui si incrociano le vite di persone diverse: la coppia di innamorati, il bambino con la madre, il borsaiolo, il conducente, il rappresentante orafo, la bella donna slanciata …
E’ una difficile sfida scrivere un libro ristretto tutto in una manciata di metri quadrati; una sfida che mi ha ricordato Hitchcock e il suo cinema. Un paragone azzardato ma non fuori luogo: la grande passione di Scalisi, oltre alla scrittura, è il cinema. Per vincere una simile scommessa, però, ci vuole una grande abilità.
Il secondo ostacolo è questo: le chiacchiere da autobus possono appassionare il lettore?
Scalisi si affida in maniera massiccia ai dialoghi, strumenti di immediata caratterizzazione: siamo quello che diciamo. Purtroppo, i dialoghi sul 429 sembrano talvolta un po’ forzati.
Per concludere, l’idea di Scalisi è curiosa e coraggiosa, ma più adatta alla forma del racconto breve. Un romanzo ha bisogno d’aria.

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