Lina Fibbi una persona

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Scrivere un post sulla zia non è facile, con una zia cosi’.
Penso che sia importante, soprattutto in questo periodo, che le storie le vite di queste persone vengano condivise con qualsiasi mezzo a disposizione.
Non parliamo di eroi, a noi non piacciono, parliamo di individui che seguono i propri ideali senza compromessi.
La memoria non si ricorda si esercita.

Ma poi era una donna, ragazzi ma ci pensate cosa doveva esserlo dopo la guerra fare lotte sindacali per le donne….

Pensiamoci un pò tutti e utilizziamo questi pochi minuti per leggere queste due righe e riflettere.

Figlia di un calzolaio toscano, Lina è ancora una bambina quando la sua famiglia lascia Fiesole ed emigra in Francia per sottrarsi alle persecuzioni e alle violenze fasciste. Era il 1923. Operaia tessile a Lione, a 15 anni decide di iscriversi alla Federazione giovanile comunista francese, poi, a 17 anni, sarà già dirigente dell’Unione delle ragazze francesi nella regione del Rodano. All’inizio della seconda guerra mondiale viene arrestata dalla polizia francese e internata nel campo di Rieucros.

A 17 è dirigente dell’Unione delle ragazze francesi nella regione del Rodano. E’ protagonista di esperienze difficili come l’arresto e l’internamento prima nel campo di Rieucros, poi in carcere a Firenze. Partecipa alla Resistenza nel servizio clandestino della direzione del PCI dell’Interno e poi a Milano del Comando generale delle brigate Garibaldi. Qui si occupa dei Gruppi di difesa della donna. Finita la guerra eccola segretaria generale del sindacato tessili della Cgil e deputata del Pci nella quarta e nella quinta legislatura (1963-1972).

Lina aveva avuto un compagno, Raffaele Pieragostini, partigiano, medaglia d’oro al valor militare, fucilato nel 1945 dai fascisti. Sono state rintracciate di Raffaele due lettere alla compagna Lina con la data del 28 e del 29 marzo 1945. Scriveva nella prima, immaginando la nascita di un figlio maschio: “Cara Lina, carta, tempo e vigilanza m’impediscono di dirti tante cose. Sii forte e coraggiosa. Abbi cura del nostro prossimo figlio e se io non potrò vederlo né conoscerlo, sappi che già ora lo amo tanto. Il dolore di non poterlo un giorno stringere nelle mie mani è grande, ma non dispero del tutto. Comunque educalo alla scuola di suo padre e alla tua e chiamalo Gianni. Saluta tutti i compagni e per te tanti baci e abbracci”.

Tra le animatrici dei Gruppi di difesa della donna, con la caduta del fascismo è chiamata ad operare nel servizio clandestino del Pci e quando a Milano si costituisce il Comando generale delle brigate Garibaldi entra a farne.
Per anni segretaria della Fiot, la Federazione degli operai tessili della Cgil, è deputata del Pci nella quarta e nella quinta legislatura (1963-1972) e responsabile Commissione femminile del Partito.

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