Lantlôs – Melting Sun

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Lantlôs – Melting Sun

L’ultimo disco dei Lantlôs fornisce l’occasione di riflettere sui concetti di evoluzione e involuzione associati spesso in maniera curiosa all’ambito musicale.

L’illustre enciclopedia Treccani ci spiega che l’evoluzione è (anche): “ogni processo di trasformazione, graduale e continuo, per cui una data realtà passa da uno stato all’altro – quest’ultimo inteso generalmente come più perfezionato – attraverso cambiamenti successivi”
Molto spesso, nei confronti di chi si sposta progressivamente verso sonorità più morbide, abbandonando del tutto o in parte le ruvidezze di inizio carriera, si parla di processo evolutivo, come se, per esempio, suonare black o death sia un qualcosa riservato a dei bruti decerebrati mentre prog, ambient o shoegaze siano invece prerogativa di menti più elevate.
Probabile che per chi, di fatto, è estraneo alla scena metal le cose stiano realmente così, ma questo stesso tipo di atteggiamento tenuto da parte di chi magari qualche giorno prima ha lodato l’integrità stilistica di una band estrema lo ritengo francamente fastidioso.
Tanto per utilizzare un termine di paragone concreto, tra le decine che mi vengono in mente, i Paradise Lost di “Host” sarebbero quindi una forma evoluta rispetto a quelli di “Shades Of God” ? Ecco, appunto, lasciamo perdere …
I “poveri” Lantlôs del bravo Markus Siegenhorst ovviamente non hanno alcuna responsabilità diretta riguardo a questo mio sfogo, ma sentir parlare di Melting Sun come la finalizzazione di un processo evolutivo qualche prurito me lo provoca.
Infatti, il debutto omonimo del 2008 resta, non solo a mio avviso, la migliore testimonianza discografica della band, pur presentando una forte componente black nella quale, comunque, erano già evidenti i prodromi della trasformazione che si sarebbe compiuta in maniera graduale nei tre album successivi.
Detto ciò va chiarito subito che Melting Sun è un ottimo lavoro, composto e suonato da una band chiamata Lantlôs ma che, alla fine, andrebbe considerata del tutto un entità diversa rispetto alla sua incarnazione originaria, prendendo in esame questo lavoro per ciò che è realmente senza andare a ricercare riferimenti troppo datati.
Allora, sì che si può parlare a ragion veduta di evoluzione, almeno ricollegandoci al suo predecessore “Agape”, nel quale la presenza di Neige (Alcest) al fianco di Markus, spostava pesantemente le coordinate sonore verso uno shoegaze dalle sembianze non sempre convincenti; molto meglio, quindi, Melting Sun, che vede i Lantlôs, strutturati finalmente come una vera e propria band dall’inedita formazione a tre, dediti a un post-rock convincente e per nulla stucchevole.
Certo, qui il suffisso metal lo possiamo tranquillamente cancellare: l’album è il viaggio di un’anima nella quale una serenità contemplativa e punteggiata da aspetti malinconici ha soppiantato le rabbiose negatività associabili al black metal, consentendo a Siegenhorst di cullarci per quaranta minuti con sonorità liquide e color pastello nelle quali trovano spazio anche alcune preziose gemme quali Aquamarine Towers e Azure Chimes.
Le sonorità sognanti di Melting Sun possiedono l’innegabile pregio di indurci ad arrestare, almeno temporaneamente, il convulso ed inarrestabile scorrere del tempo, palesandosi come una gradita opportunità di godere di immagini, forme e tinte che quotidianamente entrano nel nostro campo visivo venendo bellamente ignorate.
E se davvero ci riuscissimo, questo sì, potrebbe essere definibile a buon diritto come il principio di un percorso evolutivo …

Tracklist:
1. Melting Sun I: Azure Chimes
2. Melting Sun II: Cherry Quartz
3. Melting Sun III: Aquamarine Towers
4. Melting Sun IV: Jade Fields
5. Melting Sun V: Oneironaut
6. Melting Sun VI: Golden Mind

Line-up:
Markus Siegenhort – Vocals, Guitars, Bass
Cedric Holler – Guitars, Vocals
Felix Wylezik – Drums

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