L’ALTRA-TELEPATHIC


Indie-pop, folktronica, languori jazzati ed un lieve sentimento ethereal. Quello dei L’Altra è senz’altro un mix affascinante, soprattutto se si riesce a percepire il candore e la freschezza di sottofondo, vero tratto distinguibile. Dopo qualche scossone di carriera sono arrivati al loro quarto album, “Telepathic”, che segue l’ultimo “Different Days” (2005). I vari esordi solisti avvenuti in questi sei anni (lei sotto il suo vero nome, lui “Costa Music”) ben poco successo son riusciti a riscuotere, quindi è chiaro che all’avviso di questo ritorno l’attesa era davvero tanta.

Ma da parte mia devo essere sincero: dopo svariati ascolti, non ho ancora capito se l’album in questione mi piace o meno. Senza dubbio la produzione è ottima e raffinata, le idee anche ci sono, l’originalità non manca. Infatti l’iniziale inquadratura della strumentale “Dark Corners I” incuriosisce; il passo felpato (la batteria è azzeccatissima ed esperta) a favore di un indie-rock tranquillo e sempliciotto di “Nothing Can Tear It Apart” piace e coinvolge; i francesismi di Boys conducono l’album al suo vertice d’eleganza; così come la sensuale voce della Anderson, accompagnata da un elettronica di base spinta ed efficace, in “When The Ships Sinks” fa davvero piangere il cuore. Ma poi ti ritrovi nell’incompiutezza di una “Big Air Kiss”, indie-pop metronomico dal viso serio ma mieloso virato Go-Find; di una “Either Was The Other Mine”, fin troppo piagnucolosa; o nell’attesa non saziata di “This Bruise” (quasi una sorta di The Album Leaf non riuscito), al contrario invece di quanto avviene nella title-track.
A mio modesto avviso, se il duo dei L’Altra (qui coadiuvato da Josh Eustis, Josh Abrams e Marc Hellner; rispettivamente Telefon Tel Aviv, Bonnie Prince Billy e Pulseprogramming) riuscisse più spesso a far convivere la vena pop, quella cantabile cioè, con il loro appeal sensuale e serioso, il gioco sarebbe fatto. Dopo tutto questo non mal capite però: la sufficienza è raggiunta e se non pienamente, quasi.

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