“La lettera rosa”


(E. C. Autore del testo: Bob Accio; illustrazione: Enrico Mazzone)

Lettera di Syd ritrovata nel portagioie di Richard, che John Alder aveva sepolto sotto la lapide ove riposa Steve Peregrin Took, presso il Kensal Green Cemetery di Londra, ieri notte. A chi era indirizzata? Roger e Nick ne sapevano qualcosa? Come mai sono state rinvenute anche le loro impronte sulla lettera? Ma soprattutto chi l’ha ritrovata e come? Intanto riproponiamo parte della lettera autografa di Syd.

London, 1st May 2005
Sono rimasto all’oscuro di tutto quanto potesse riportarmi nello stardom, nascosto per una paccata di anni nella casa di mia madre; ho convissuto con lei, non l’ho mai lasciata sola. A nulla sono valse le lettere ricevute dai miei amici, dai fans, dai produttori e musicisti, e dai miei ex compagni, i PF. Ho preferito glissare le suppliche, seppur amorevoli; il mondo mi girava intorno troppo speditamente ed io presentivo la realtà fuori e dentro di me al doppio della velocità rispetto a chiunque altro; ciò ha comportato una grande ferita nelle profondità del mio io, non era granché bello vivere sapendo quel che sarebbe successo, o meglio, il futuro l’avevo già vissuto sulla mia pelle ed ero al corrente dell’epilogo di ogni singola storia, avrei conosciuto anche la vostra, di voi che mi leggete.

Ogni istante è stato bruciato nel mio corpo prima che accadesse l’atto, la combinazione nascente perpetua; che ci posso fare, ce l’ho messa proprio tutta a tornare come fui, ma evidentemente l’aver osato troppo con le sperimentazioni farmacologiche ha creato una distonia della percezione e tutto è stato anticipato dentro me. Il mio desiderio sarebbe stato l’opposto, ovviamente, giacere nel presente, cristallizzare l’attimo fuggente, imprigionarlo nelle sensazioni, trattenere ciò che stavo vivendo ed eternarlo. Andare avanti era un concetto distorto del tempo in progressione, l’effetto ritardante di ogni mia azione ed emozione era la sola agognata aspirazione; chi se lo immaginava che sarei rimasto folgorato come un verro che gode all’infinito? D’altronde le mie ricerche sull’assunzione di LSD erano solo funzionali ad incastrare il tempo nel presente.

Questa confessione la rendo anche per farvi sapere che me la sono goduta troppo, oltre il cosciente e l’incoscio, la meraviglia dell’onnipotenza s’era insediata in me, potevo mai regredire? Lascio aperta la domanda, cari amici.

Comunque, per quanto si sia scoperta una sostanza rallentante adatta alla mia patologia, non potevo comunque certo vivere secondo i normali canoni di tempo nel vostro tempo, si può capire benissimo; è difficile, se non impossibile, passare il tempo come un ritardato mentale, tutti gli esseri umani lo sono diventati al mio sguardo, lo dico senza disprezzo, ma io non faccio testo con loro, nemmeno prima di cambiare status vitale, a ben pensarci.

L’alienazione e la complicità di mia madre mi hanno preservato per un lungo pezzo nella riservatezza che anelavo, vi dico che non ho sacrificato nulla di nulla, non mi sono perso niente di bello e di buono o di brutto e di spaventoso, ma per farvi un favore non vi ho potuto più trasmettere la mia musica: perché? Ma perché così facendo avrei bruciato circa duecento anni di storia del pop, oddio, pronunciare la parola pop è così obsoleto che quasi mi vien da ridere. Volete sapere ad esempio come si chiamerà il pop tra 100 anni? Ve lo svelerò solo se riuscirete a trasferire questo segreto tra i fili d’erba di un bosco qualsiasi, ma per farlo dovrete cantare THE GNOME distesi sul prato, e con un solo occhio chiuso. E’ il dogma da accettare, il prezzo da pagare. Quest’unica concessione me la potete ben accordare, vero? Dopo tutto quanto vi ho donato, cioè la mia assurda fantasia, sto chiedendo davvero una briciola di riconoscenza.

Che cosa? Ah! Come otterete la risposta al quesito, dato che io non ci sono più? Beh, provate a mettere in pratica ciò che ho detto ed essa vi giungerà alla mente; sarò io stesso a parlarvi, promesso!

Firmato, Syd …

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1 Comment

  1. Bob Accio
    1 novembre 2017
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    E. C. Autore del testo: Bob Accio; illustrazione: Enrico Mazzone

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