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Recensione : “La disobbedienza civile” e “Vita senza princìpi” di Henry David Thoreau

Fra i tanti argomenti trattati, in questi due classici Thoreau parla di impegno civile, diritto-dovere alla resistenza e ribellione alla sopraffazione e all’ingiustizia, difesa delle minoranze e attivismo del singolo contro le facili deviazioni di qualsiasi rappresentanza.

Henry David Thoreau

“La disobbedienza civile” e “Vita senza princìpi” di Henry David Thoreau

Fra i tanti argomenti trattati, in questi due classici – “La disobbedienza civile” (1849) e “Vita senza princìpi” (1863) – Thoreau parla di impegno civile, diritto-dovere alla resistenza e ribellione alla sopraffazione e all’ingiustizia, difesa delle minoranze e attivismo del singolo contro le facili deviazioni di qualsiasi rappresentanza.

Potrete leggere passaggi come questi:

• Di tutto cuore faccio mia l’affermazione: “Il migliore dei governi è quello che governa meno”; e vorrei vederla messa in pratica più rapidamente e sistematicamente. Se attuata, essa porta in fine a questo risultato, in cui parimenti credo: “Il migliore dei governi è quello che non governa del tutto”; e quando gli uomini saranno pronti, sarà questo il tipo di governo che essi avranno.

• La legge non ha mai reso gli uomini più giusti, nemmeno di poco; anche gli uomini onesti, rispettando le leggi, sono quotidianamente tramutati in strumenti di ingiustizia. Un risultato comune e naturale del rispetto delle leggi è che puoi vedere una fila di soldati (colonnello, capitano, caporale, fanti, granatieri) tutti che marciano verso la guerra in mirabile ordine per monti e per valli, contro la loro volontà e, ahimè, contro il loro buon senso e la loro coscienza, tanto che marciano faticosamente con il cuore in gola. Essi non hanno alcun dubbio di trovarsi in un maledetto pasticcio, perché essi sono tutti uomini dall’indole pacifica. Che cosa sono ora? Uomini forse? Oppure minuscole fortezze e polveriere semoventi al servizio di qualche potente senza scrupoli? (…) In questo modo la massa degli uomini serve lo Stato non come uomini ma come macchine, con il loro solo corpo. Essi formano l’esercito regolare, la milizia, i carcerieri, i poliziotti, i posse comitatus, eccetera.

• Ci sono migliaia di persone che “in teoria” sono contrarie alla schiavitù e alla guerra, ma che in effetti non fanno niente per porvi fine, persone che (…) se ne stanno sedute con le mani in tasca e dicono di non sapere che cosa fare e non fanno nulla; (…) Esitano, si rammaricano e a volte fanno petizioni, ma non fanno nulla seriamente e con efficacia. Aspetteranno, ben disposti, che altri pongano rimedio al male così che essi non debbano più a lungo rammaricarsene. Tutt’al più, essi danno solo un voto che costa poco, un debole incoraggiamento e un augurio di buona fortuna all’uomo giusto che passa loro accanto.

• Quando la maggioranza alla fine voterà per l’abolizione della schiavitù sarà perché la schiavitù le è indifferente o perché sarà rimasta ben poca schiavitù da abolire con il voto.

• (…) l’uomo ricco è sempre venduto alle istituzioni che lo hanno reso tale.

• (…) quanto di più è il denaro, tanto meno c’è virtù. Il denaro infatti si interpone tra un uomo e i suoi oggetti e li ottiene per lui, e non gli è certamente necessaria molta virtù per ottenerli. Il denaro mette a tacere molte questioni alle quali egli sarebbe altrimenti costretto a rispondere; mentre la sola nuova domanda che gli pone è quella difficile ma superflua di come spenderli.

• Per quanto mi riguarda, non mi piacerebbe pensare nemmeno una volta di dover fare affidamento sulla protezione dello Stato.

• Lo Stato (…) non è dotato di intelligenza e onestà superiori, ma di superiore forza fisica. Io non sono nato per essere costretto. Voglio vivere a modo mio. Vedremo chi è il più forte.

• Non desidero litigare con nessun uomo o nazione. Non desidero spaccare il capello in quattro per fare sottili distinzioni o proclamarmi migliore dei miei vicini.

• Non sono molti i momenti in cui vivo sotto un governo (…). Se un uomo è libero nel pensiero, nella fantasia, nell’immaginazione (…) non è detto che governanti o riformatori stolti riescano fatalmente a ostacolarlo.

• Se un uomo cammina nei boschi, per il piacere di farlo, metà di ogni giornata, egli corre il rischio di essere considerato un fannullone, ma se egli spende la sua intera giornata come uno speculatore, tagliando quegli stessi alberi e rendendo spoglia la terra prima del tempo, egli è stimato un cittadino industrioso e intraprendente. Come se una città non avesse interesse a conservare le proprie foreste ma a tagliarle!

• Non è sufficiente dirmi che hai lavorato duro per conquistarti il tuo oro. Anche il diavolo lavora duro. La strada dei delinquenti può essere dura da molti punti divista.

• Così vuota e vana è per la maggior parte la nostra conversazione ordinaria. Superficie che incontra superficie. Quando la nostra vita smette di essere interiore e privata, la conversazione degenera in mera chiacchiera. Raramente incontriamo un uomo che possa darci delle informazioni che non abbia letto su un giornale o che non gli siano state riferite dai suoi vicini; nella maggior parte dei casi, la sola differenza tra noi e il nostro simile è che egli ha visto il giornale o è stato a prendere il tè, mentre noi no.

• Vedere il sole sorgere o tramontare ogni giorno, così da poter raccontare a noi stessi un fatto universale, ci manterrà per sempre assennati.

• (…) spesso percepisco come sono andato vicino ad alloggiare nella mia mente i dettagli di qualche affare triviale (le notizie della strada) e rimango attonito a osservare come uomini volenterosi ingombrino le loro menti con tale immondizia e permettano a oziosi rumori e accidenti delle più insignificanti specie di intromettersi sul terreno che dovrebbe essere consacrato al pensiero.

• Dovremmo trattare le nostre menti, ovvero noi stessi, come fanciulli innocenti e ingenui di cui noi siamo i tutori e fare attenzione a quali oggetti e soggetti sottoponiamo alla loro attenzione.

Cos’altro aggiungere? Nel 1846 Thoreau rifiutò di pagare la tassa che il governo imponeva per finanziare la guerra schiavista al Messico, da lui giudicata moralmente ingiusta e contraria ai princìpi di libertà, dignità e uguaglianza degli Stati Uniti. Per questo fu incarcerato.

 

PER CHI NON LO SAPESSE CHI ERA Henry David Thoreau

Henry David Thoreau nacque a Concord, nel Massachusetts, il 12 luglio 1817. Era il secondo figlio di John Thoreau, un falegname e carpentiere, e Cynthia Dunbar Thoreau.

Thoreau ricevette un’istruzione di base a Concord e poi si iscrisse all’Università di Harvard, dove si laureò nel 1837. Dopo la laurea, Thoreau insegnò per un breve periodo, ma ben presto si dedicò alla scrittura e alla natura.

Nel 1845, Thoreau costruì una piccola capanna sulle rive del lago Walden, a circa due chilometri da Concord. Visse in solitudine per due anni, due mesi e due giorni, durante i quali scrisse il suo libro più famoso, Walden ovvero Vita nei boschi.

Walden è un’autobiografia filosofica che riflette sulla vita semplice e in armonia con la natura. Il libro è stato un successo immediato e ha contribuito a rendere Thoreau uno dei più importanti scrittori americani del XIX secolo.

Oltre a Walden, Thoreau scrisse numerosi altri libri e saggi, tra cui Disobbedienza civile, La disobbedienza civile è un saggio che sostiene il diritto di un individuo di disobbedire a leggi ingiuste. Il saggio è stato influente per molti movimenti di disobbedienza civile, tra cui quello guidato da Mahatma Gandhi e Martin Luther King Jr.

Thoreau fu anche un attivista per i diritti civili e l’abolizione della schiavitù. Si oppose alla Fugitive Slave Act del 1850, che obbligava i cittadini a consegnare gli schiavi fuggitivi alle autorità. Thoreau fu anche un sostenitore del raid di John Brown a Harpers Ferry, un tentativo di sollevare una rivolta degli schiavi.

Thoreau morì di tubercolosi a Concord il 6 maggio 1862, all’età di 44 anni. Il suo lavoro continua ad essere letto e studiato oggi ed è considerato un’ispirazione per persone di tutto il mondo.

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