Japandroids-Celebration Rock

Japandroids-Celebration Rock 1 - fanzine

Japandroids-Celebration Rock

Uno di quei dischi che può riuscire a mettere d’accordo tutti e la cui piena riuscita diventa un dato di fatto.

Sono già passati un po’ più di due anni dal post-tutto di “Post-Nothing”, una tra le cose migliori di quell’annata d’oro che è stato il 2009, eppure resta ancora fresco nella memoria l’entusiasmo e l’esaltazione che il duo di Vancouver era riuscito a scatenare, con consensi quasi universali. Dopo tutti questi mesi di attesa e preceduto quindi da forti aspettative, finalmente arriva anche il secondo LP, e la curiosità non potrebbe essere maggiore.

C’è sempre quel misto di timore ed entusiasmo quando si ascolta un disco come questo: da un lato si ha paura di vedere una delle band più apprezzate degli ultimi anni cadere nella trappola della crisi creativa da secondo disco, dall’altro non si vede l’ora di ascoltare altre trame musicali come solo i Japandroids sanno fare. Ad un primo sguardo, tutto sembra al posto giusto: di nuovo solo una mezz’oretta di durata per una scaletta di otto tracce, un altro titolo che ironizza sui tag musicali e si ritrovano persino Brian e David in bianco e nero, incorniciati dal solito riquadro bianco su sfondo nero. Per lo meno il rischio della svolta mal riuscita, che è sempre il modo più efficace per segnare la fine di una band con alle spalle solo un esordio e qualche EP, sembra scongiurata.

Resta solo la paura di ascoltare un doppione del predecessore; poi parte la prima doppietta, “The Night of Wine and Roses” e “Fire’s Highway”, e ci si sente stupidi ad averlo anche solo pensato. Sono due declinazioni della stessa anima: dal passato si mantiene una forza e vivacità di fondo, per lo più ottenute con quella batteria nervosa e imperante ormai caratteristica, ma in una chiave più immediata e orecchiabile, grazie a ritornelli corali che fanno centro al primo colpo. Quindi un po’ in calare seguono “Evil’s Sway”, ed è ora la chitarra che cerca di passare in primo piano, “Adrenaline Nightshift”, in cui si ritrova quella leggera patina di malinconica dell’esordio, e il bizzarro viraggio di “For the Love of Ivy”, dove i due canadesi giocano su atmosfere dal retrogusto country d’oltreoceano (nei limiti del loro macro-genere).

Bisogna aspettare però i momenti finali del disco per scovarne il vero fulcro e punto focale, la tripletta finale, un tutt’uno di adrenalina ed energia che toglie il fiato dal primo all’ultimo secondo di durata. Prima “Younger Us”, vecchia conoscenza per i fan più affezionati, già presente nell’omonimo EP dello scorso anno, un eccezionale anthem da lacrime agli occhi che da solo varrebbe tutto il disco, seguito poi dal secondo super singolo “That House that Heaven Built”, dal fascino immediato e inevitabile, sulla falsariga delle prime tracce del disco ma in una chiave decisamente più spinta e ammiccante, per concludere infine con “Continuous Thunder”, in cui i ritmi rallentano e assumono quell’atmosfera di epicità con cui i Japandroids si sono trovati spesso a giocare nell’LP precedente.

Non c’è forse niente di meglio che ritrovare una band, con in curriculum un eserdio di per sé già esaltante e difficilmente replicabile, per rimanerne nuovamente stupiti e affascinanti, grazie ad una seconda prova che ha, a tratti, del stupefacente. Al di là delle – inevitabili, in un disco così fortemente caratterizzato – preferenze o idiosincrasie personali, “Celebration Rock” funziona grazie ad una scaletta omogenea, in cui anche i picchi più bassi si mantengono comunque al di sopra di un livello ben più che discreto, caratterizzata poi da almeno due singoli di quelli che difficilmente capita spesso di sentire nello stesso disco e che avranno qualche chance di entrare nella colonna sonora ufficiosa di questo secondo decennio post-00 da poco iniziato.

1. The Night of Wine and Roses
2. Fire’s Highway
3. Evil’s Sway
4. For the Love of Ivy
5. Adrenaline Nightshift
6. Younger Us
7. That House that Heaven build
8. Continuous Thunder

Voto: 9 +

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