Ingloriuos – Inglorious

Ingloriuos - Inglorious 1 - fanzine

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Premessa: l’hard rock di stampo settantiano è tornato a mietere vittime, i gruppi che si rifanno ai suoni vintage non si contano più sulle dita di una mano, ma colmano con i loro cd gli scaffali dei negozi specializzati alla dicitura rock, ed il primo lavoro degli Inglorious ne è un altro ottimo esempio.

Un bene o un male? Meglio ascoltare i soliti vecchi classici o i loro più legittimi figli che, rifacendosi alla tradizione accompagnano il genere nel nuovo millennio?
Il sottoscritto tifa senza ritegno per le nuove leve, musicisti straordinari protagonisti di album bellissimi, molte volte criticati a prescindere, ma in grado di regalare hard rock sanguigno, figlio del blues, emozionando non poco.
Robert Plant, Ian Gillan, David Coverdale e Paul Rodgers, prendete i quattro dei dell’hard blues, mischiate le loro ugole ed avrete più o meno trovato il segreto della stupenda voce di Nathan James, ex-Trans-Siberian Orchestra ed ex-Uli Jon Roth band e capitano di questa macchina blues hard rock che con il suo primo, omonimo e bellissimo lavoro vi trascinerà nel decennio settantiano tra la musica dei gruppi di cui i quattro cantanti sono stati, ed un paio lo sono ancora, i frontman.
Un album che rasenta la perfezione, pregno di sudore e voglia di emozionare, dove l’hammond torna protagonista, così come i riff (pesantissimi in alcuni casi) che si riempiono di un’anima blues, sporca, cattiva ma a tratti dolcemente disperata, come nella miglior tradizione del genere.
Nathan James è però il protagonista indiscusso, interpretativo, dotato di un talento immenso nel far rinverdire i fasto dei leoni che ruggivano nei microfoni di album fondamentali per lo sviluppo della musica hard rock come Led Zeppelin II, In Rock, Love Hunter o Bad Company e sentire per credere, fate scorrere il cd fino alla traccia otto così che You’re Mine possa convincervi di che pasta è fatto il ragazzo.
Ma Inglorious vive anche di grande musica, fin dall’opener Until I Die, dove l’hammond crea la giusta atmosfera, prima che le sei corde esplodano in un tripudio di suoni purpleiani, dure, pesantissime ed accompagnate da una ritmica che non rinuncia al groove, immancabile nei lavori di questi anni e colpevole di rinfrescare il giusto la proposta del gruppo.
Si corre veloci con l’adrenalinica Breakway, mentre un riff alla Page introduce il primo colpo da manuale High Flying Gypsy mentre, poi, arriva come un fulmine a ciel sereno il blues tragico di Holy Water ed un altro pezzo di bravura di James, che interpreta il brano con la magia giusta per una canzone che emoziona come solo la musica del diavolo sa fare, bissata da quel monolito hard rock che risulta la seguente Warning.
E si va veloci, i brani si susseguono con la band che non fa mancare armonie folk dal flavour zeppeliniano, altre bombe rock che detonano nei nostri padiglioni auricolari, con la già citata You’re Mine, Inglorious ed il ballatone Wake a distruggere come virus ogni nostra difesa immunitaria.
Inglorious è semplicemente un disco bellissimo, cantato a meraviglia e con un lotto di songs una più bella dell’altra, lasciate i vecchi dischi ormai consumati sullo scaffale e buttatevi tra le note di questi nuovi eroi dell’hard rock, c’è da divertirsi.

TRACKLIST
01. Until I Die
02. Breakaway
03. High Flying Gypsy
04. Holy Water
05. Warning
06. Bleed For You
07. Girl Got A Gun
08. You’re Mine
09. Inglorious
10. Wake
11. Unaware

LINE-UP
Nathan James – Vocals
Andreas Eriksson – Guitars
Wil Taylor – Guitars
Colin Parkinson – Bass
Phil Beaver – Drums

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