Il sole sorge a sud di Marina Valensise

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Quando nel 1989 cadde il muro di Berlino, la Germania si ritrovò a dover assorbire la parte orientale più povera e arretrata, dovendo quindi sborsare milioni di marchi per poter sistemare i conti dell’erario.

Non molto tempo fa è stata pubblicata la notizia che lo stato tedesco in vent’anni ha risolto tutti i problemi legati alla riunificazione.
Davanti a questo genere di dati come non pensare all’Italia? All’ annoso problema del nostro Sud, spesso visto come una zavorra e una palla al piede per lo sviluppo del paese e allo stesso tempo incapace di emanciparsi da questo luogo comune?
Per pura coincidenza pochissimi giorni fa è scoppiato lo scandalo del tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito.

“Il sole sorge a sud” vuole offrire un nuovo sguardo verso il nostro mezzogiorno, non più sottosviluppato e pigro, ma visto come fucina di talento e di risorse.
Questo libro è un viaggio che parte dalla Sicilia e risale verso la Campania, raccontandoci queste terre come espressione di svariate peculiarità lasciate da popoli da lì passati nel corso dei secoli.
Se ad esempio la Puglia può definirsi il Nord del meridione italiano, ricca di iniziativa, di turismo e con nuove e interessanti location cinematografiche, terre come la Calabria, invece, soffrono cronicamente la mancanza dello stato e di strutture funzionanti, obbligando buona parte dei propri giovani a emigrare e a non tornare più.
Al contrario la Basilicata, terra in origine poverissima, che negli ultimi anni ha visto un interessante fenomeno di immigrazione di ritorno, sta vivendo un periodo di emozionante rinascita, mentre Napoli, storicamente considerata la capitale del meridione, è semplicemente un mondo a sé, un microcosmo con leggi e principi propri.

Tutto questo che impatto può avere agli occhi del padano medio che non è mai sceso oltre Roma, se non per andare a vedere una partita di calcio? Ogni riferimento allo sguardo bovino del trota non è assolutamente casuale.
Perché ancora oggi così tanti preconcetti? Tutto questo è in buona parte dovuto a un vero e proprio pregiudizio, spesso e volentieri alimentato dai mass media, dove il Sud è stato e continua ad essere rappresentato come una terra povera e arretrata.
E’ fuori discussione che alcune zone siano effettivamente lo specchio di una società lasciata a se stessa, ma il Sud è anche una piccola industria che cerca tenacemente e orgogliosamente di resistere all’abbandono e alla solitudine.
Personalmente sono convinto, al di là di ogni becera retorica politica, che l’Italia abbia un patrimonio culturale e artistico unico e che se riuscissimo a risanare le parti più in difficoltà potremmo diventare davvero un paese migliore non solo economicamente.
Questo libro vuole essere una risposta a chi ha sempre dipinto il nostro meridione come una terra malata e irrecuperabile, dimostrando invece che, oltre ai tanti “malacarne”, ci sono ancora persone dignitose e capaci che lavorano il doppio del normale per avere il minimo indispensabile.

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Autore: Giovanni Sciuto

Nato all’ombra della lanterna il 9 luglio del 1977 è costretto ad emigrare in Padania ancora in fasce. Stabilitosi definitivamente sulle desolate sponde del Po matura già dalla tenera infanzia una certa insofferenza verso il grigiore, la nebbia e l’umidità dell’ambiente . Laureatosi in filosofia a Genova entra trionfalmente nel mondo del precariato svolgendo le più svariate professioni partendo dal telefonista, passando per il Mc Donald’s fino a spiccare il grande salto come cameriere nei matrimoni degli industrialotti padani. Sprofondato in questo humus per troppo tempo decide di mettere la testa a posto e di farsi una famiglia. Da dicembre del 2010 è il papà di Veronica che lo costringe a lunghe e indimenticabili veglie notturne generosamente condivise con la compagna Michela.Grande appassionato di cinema e di lettura ama visceralmente la commedia all’italiana e i suoi interpreti, su tutti Gassman, Tognazzi, Sordi e Manfredi. Successivamente s’imbatte in fortunate conoscenze quali Truffaut e Romher, Bunuel e Almodovar e per quanto riguarda il cinema anglosassone Kubrick, Scorsese, i fratelli Cohen, Woody Allen e Spike Lee. Legge voracemente autori più o meno moderni ed è sempre alla ricerca di nuovi titoli e nuovi scrittori. Tiene sempre al suo fianco vecchie glorie come Moravia, Buzzati oltre che Izzo, Murakami e John Fante solo per citarne alcuni.Spinto da un’insopprimibile e masochista inquietudine che lo costringe a seguire le alterne fortune del Genoa è un grande appassionato di corsa, recentemente decide d’intraprendere il cammino del vegetarianesimo.

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