“Il popolo degli abissi” di Jack London

“Il popolo degli abissi” di Jack London

“Il popolo degli abissi” di Jack London

“Il popolo degli abissi” di Jack London

“Il popolo degli abissi” di Jack London

LIBERI di LEGGERE

 “Il popolo degli abissi” di Jack London, edito da Robin

 Mentre altri autori suoi contemporanei si limitavano a cantare ciecamente le glorie dell’impero Britannico, allora giunto al suo massimo fulgore, London, travestitosi da marinaio, si addentrò, nel 1902, nell’East End della capitale britannica, e si calò completamente nella più disastrata delle realtà sociali: dormì nelle baracche, frequentò prostitute, poveri, ogni genere di umanità rifiutato dalla città “alta”. L’opera dimenticata del grande scrittore americano, un vero e proprio trattato sociologico.

Potrete leggere passaggi come questi:

 

  • L’americano che viaggia in Europa, se non è ricco sfondato, si trova presto ridotto in una condizione cronica di consapevole abiezione dalle orde di ladri servili che gli stanno tra i piedi dalla mattina alla sera, e gli svuotano il portafogli con una velocità che farebbe arrossire le banche più voraci.
  • (…) visto che gli uomini imprecano, preferisco la bestemmia all’indecenza: è più audace e avventurosa, e possiede un senso di sfida che manca all’oscenità nuda e cruda.
  • Il mondo funziona così: chi dà da mangiare a un altro uomo diventa il suo padrone.
  • Un proverbio cinese dice che se un uomo vive nell’ozio un altro muore di fame.
  • Montesquieu ha scritto: “Il fatto che molti uomini lavorino per produrre vestiti per un solo individuo è la causa per cui molti sono privi di vestiti”.
  • In una società decisamente materialistica e fondata sulla proprietà, non sull’anima, è inevitabile che la proprietà sia più pregiata dell’anima e che i crimini contro la proprietà siano considerati molto più gravi dei crimini contro la persona.
  • Lo sfruttamento, i salari da fame, i disoccupati, la massa di persone senza casa né riparo sono inevitabili quando ci sono più uomini che vogliono lavorare che non lavori da fare.
  • In ogni ramo dell’industria i meno efficienti vengono tagliati fuori. Essendo stati tagliati fuori per la loro inefficienza, non possono più risalire ma devono continuare a scendere finché non raggiungono un livello adatto a loro, un posto nella struttura industriale in cui risultano efficienti. Ne consegue in modo inesorabile che i meno efficienti devono scendere più in basso, fino al mattatoio in cui muoiono come bestie.
  • L’uomo è spesso ingiusto verso l’uomo. E lo è sempre verso la donna.
  • Un posto dove non vorremmo che le nostre mogli passassero la vita è un posto dove non dovrebbe passare la vita la moglie di nessuno.
  • Quello che non va bene per te non va bene per gli altri, non c’è nulla da aggiungere.
  • Un soldato, ha detto Bernard Shaw, è “in apparenza un eroico e patriottico difensore del suo paese, ma in realtà un disgraziato costretto dalla miseria a offrirsi come carne da cannone in cambio di un rancio regolare, un riparo e qualche vestito”.
  • Gli uomini dipendono economicamente dai loro padroni e le loro donne dipendono economicamente dagli uomini; il risultato è che la donna si busca le botte che l’uomo dovrebbe riservare invece al padrone, e non può farci nulla.
  • La legge è una menzogna, e gli uomini la usano per mentire nel modo più spudorato. Per esempio, una donna disgraziata, abbandonata, rifiutata da amici e parenti, avvelena se stessa e il suo bambino con del laudano. Il bambino muore, ma lei dopo qualche settimana all’ospedale se la cava, viene accusata di omicidio, imprigionata e condannata a dieci anni. Poiché è sopravvissuta, la legge la ritiene responsabile delle sue azioni; se fosse morta, la stessa legge avrebbe emesso un verdetto di temporanea insanità mentale.
  • A Londra la strage degli innocenti ha assunto proporzioni sbalorditive che non hanno precedenti nella storia. E altrettanto sbalorditiva è l’insensibilità della gente che crede in Cristo, ringrazia il Signore e va in chiesa la domenica. Nel resto della settimana gozzoviglia con le rendite e i profitti che le giungono dall’East End macchiati dal sangue dei bambini. Ed è gente talmente bizzarra che ogni tanto prende da questi profitti mezzo milione e lo devolve all’educazione dei bambini neri del Sudan.
  • Quando un figlio muore – e capita, visto che il cinquantacinque per cento dei bambini dell’East End non raggiunge i cinque anni – il corpo resta nella stanza. E se la famiglia è molto povera, viene tenuto lì fino al momento della sepoltura. Durante il giorno giace sul letto; nella notte, quando il letto è occupato dai vivi, il cadavere è disteso sul tavolo sul quale al mattino, dopo che il cadavere è stato rimesso sul letto, i vivi fanno colazione. A volte il corpo viene sistemato sullo scaffale che funge da dispensa.
  • (…) fanno qualsiasi cosa per i poveri, tranne che smetterla di vivere alle loro spalle.
  • Non ci si può sbagliare. La civiltà ha centuplicato le capacità produttive dell’uomo e, a causa della cattiva gestione, i suoi uomini vivono peggio delle bestie; hanno meno cibo, meno vestiti e meno calore di quanto non abbia, nel suo clima rigido, il selvaggio inuit, che vive oggi come viveva nell’età della pietra, diecimila anni fa.

 

Volete sapere qualcosa di più di questo libro? Ve lo faccio dire direttamente dall’autore: “Qualcuno ha detto che le mie critiche alla situazione inglese sono troppo pessimistiche. Devo ripetere, per l’ennesima volta, che io sono il più ottimista degli ottimisti. Ma valuto l’umanità più dal punto di vista degli individui che dei raggruppamenti politici.

La società cresce, mentre i meccanismi politici cadono a pezzi e diventano ferri vecchi. Per quel che concerne umanità, salute, felicità, prevedo un lungo e radioso futuro per gli inglesi. Ma per gran parte dei meccanismi politici che oggi amministrano così male le loro vite, non vedo altra soluzione che il deposito dei rottami”.

Marco Sommariva

 

 

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