I forconi visti da Via Parasio 44

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I forconi visti da Via Parasio 44

Sono ormai due giorni che varco la soglia di ingresso, accendo il computer e inizio a lavorare, facendo finta che quello che leggo sulle news on-line o quello che è su Facebook (ormai a titolo definitivo, quella che è la realtà dei fatti vera o presunta , ma su questo approfondirò in seguito) non mi possa minimamente toccare, ma un certo rigurgito, uno strano disagio mi arriva violento quando comincio a vedere che quella memoria storica, ormai limitata a quattro episodi di questa repubblica, svanisce clamorosamente a colpi di “indignazione popolare”, “moti rivoluzionari” o qualunque espressione che raggruppi le parole popolo e rivoluzione.

Personalmente ritengo svaniti gli ideali che mossero le migliori rivoluzioni della nostra storia contemporanea -non sto ad approfondire questi argomenti in questo contesto altrimenti si aprirebbe un dibattito infinito- ma vedo all’orizzonte ormai la rivoluzione delle pecore o dei pecoroni, come il dato oggettivo di una società basata sulla superficialità assoluta dei concetti, anche quando questi stessi concetti non dovrebbero nemmeno contemplare le prime tre lettere della parola superficialità.

Per fare una rivoluzione si deve partire da degli ideali, si dovrebbe proporre delle alternative, ci si dovrebbe basare sulla rifondazione di uno status che si opponga in maniera antagonista alla situazione in cui ci si trova.

Oggi quello che vedo sono slogan di un qualunquismo che al confronto “piove governo ladro” sembra un trattato di fisica quantistica, slogan recitati da una popolo che sino all’altro ieri era inchiodato alla tv davanti a (in ordine sparso come importanza e cronologia):
-Drive-in (per i più giovani, trasmissione comica di Antonio Ricci trasmessa da Italia 1 nei ruggenti anni ‘80)
-Beautiful (e tanta altra merda simile)
-Jovanotti
-Champions League
-Grande Fratello
-Uomini e Donne
-reality vari su varie emittenti di stato e non
-MTV (quella degli ultimi dieci anni che ha generato quella merda che oggi è il rap italiano)
-Le Iene
-Striscia la notizia
-Amici
-XFactor
La lista sarebbe infinita ma ci siamo capiti.
Quelli stessi che hanno letto tutti i libri di Fabio Volo o quando si sentivano intelligenti anche il “Codice Da Vinci”, quelli che spendono cifre incredibili per un posto al concerto di Vasco Rossi o vanno a vedere Ligabue anche in cima all’ Appennino tosco-emiliano, quelli che non hanno un lavoro ma il tavolo in discoteca con il golf sulle spalle, quello sempre.

Sì sto facendo del qualunquismo e allora?

Faccio del qualunquismo perché non posso credere che chi sia conscio oggi di questa situazione sia davvero in piazza a manifestare con i “forconi”, perché allora potrei cominciare a credere nei complotti e nelle “scie chimiche” e pensare che veramente esiste qualcosa, solo se è su Facebook.

Oggi siamo una nazione molto simile socialmente a quello che era l’ex blocco sovietico subito dopo la caduta del muro.
Mi duole dirlo, e non voglio addossare sempre a lui tutte le colpe -perché sappiamo benissimo quali sono state le colpe in tutto questo, di una sinistra che mai ha fatto quello che doveva- ma sotto il potere televisivo e mediatico della repubblica Berlusconiana, questo popolo era quieto e sereno, plasmato e sedotto dal luminoso (“le insegne luminose attirano gli allocchi” cantavano i CCCP) mondo di Arcore.
Dal momento che anche lui si è ritrovato indebolito e caduto il suo impero mediatico (Fede,Feltri,Minzolini ridotti a quello che meritano: prima fantocci fieri e dispotici, ora vecchi, ingobbite maschere di cerone talvolta traditi e a loro volta usati dal loro ex capo) questo popolo ora si accorge di non arrivare a fine mese, ora odia la casta, ora li vuole tutti a casa.
Ma prima dov’erano?
Riempivano i ristoranti e gli arerei qualche anno fa?
Evadevano il fisco di giorno per poi lamentarsi dell’aumento delle tasse la sera davanti al TG?
Dovete prima di tutto dirmi dove erano tutti questi e soprattutto cosa votavano e chi votavano, perché se oggi siamo ridotti così è perché per venti anni abbiamo avuto troppi governi inutili, troppe leggi ad personam, troppe libertà a chi deteneva il denaro e il potere, troppo per pochi e pochissimo per tanti, nessun incentivo ad amare e a stare in questo paese ad investire nel futuro.

L’ho imparato da adolescente con i Negazione che questa società è una merda, l’ho imparato andando sulle tavole e ascoltando i Fugazi che quello che ti vogliono imporre è un modello ma che ognuno di noi è una persona e deve decidere per se pensando a ciò che ha intorno.
Non c’era bisogno di un ex comico per farmelo capire e se vogliamo essere intransigenti Google non esiste da tre anni e certe risposte erano in rete dieci quindici anni fa se le si cercava, ma ora fanno la rivoluzione, caduto un piccolo imperatore tutti dietro al prossimo messia e con pericolosi rigurgiti di vecchie ombre di regime.
Senza guardare troppo lontano, non dimentichiamoci quello che fu per noi l’epoca fascista e soprattutto da dove presero spunto alcuni episodi che portarono a quel disastro che ancora oggi paghiamo e chissà per quanto dovremmo scontare.
“La piazza incita alla rivolta, gente di tutti i tipi e di tutte le estrazioni, manifestano in nome del cambiamento”, beh per quanto mi riguarda il cambiamento lo si dovrebbe affrontare con solide basi e in tutte queste piazze vedo solo gente che, anche un po’ disperata, è in cerca di un nuovo profeta, che li faccia sognare o che permetta loro di comprare un altro televisore a cristalli liquidi, come quando sembrava imprescindibile non averlo e con la carta revolving, ad un tasso di interesse da strozzinaggio, potevi fare la coda da Mediaworld per comprarlo, sederti e gustarti la tua champions league o una bella puntata di Amici.

Siamo purtroppo ridotti così ed io non vedo molto cambiamento in quello che sta succedendo, la mia generazione e quelle dietro di me pagano tutti questi anni di non-cultura, di non-insegnamento, tagli decennali all’istruzione in favore di chissà quale svolta epocale (ricordo la prima riforma Moratti, sbagliammo anche noi…dovevamo dare fuoco a tutto), ascesa dell’informazione televisiva (vedi programmi come Le Iene o Striscia La Notizia) dove dibattiti e trasmissioni sono oggi la prima fonte di informazione e di apprendimento; non si impara più la politica e la storia d’Italia dalle origini ma da quello che dicono ai dibattiti televisivi, dove è prassi riabilitare, negare, scaricare gli errori e vince sempre chi urla di più, sorridendo poi alla telecamera.
Quelli in piazza oggi appartengono in parecchi a queste generazioni, impoverite, allo sbando, alla ricerca del nuovo idolo e di un benessere che per troppi anni sono stati illusi di potere avere.
Certo vedo anche pensionati, cassaintegrati, precari e tutto il popolo che sta male, ma come la storia ci insegna sono quelli che in momenti così sono maggiormente vulnerabili, guidabili e arrabbiati e tra le definizioni di populismo si trova anche “…caratterizzata da un rapporto diretto tra un capo carismatico e le masse popolari, con il consenso dei ceti borghesi e capitalistici che possono così più agevolmente controllare e far progredire i processi di industrializzazione”

Apriamo gli occhi e guardiamo quello che succede e in ultima istanza analizziamo i gesti e non facciamoci influenzare dalla piazze virtuali dove tutto è il contrario di tutto, dobbiamo mantenere alto il livello di attenzione, non farci confondere da quello che ci fanno vedere coloro che hanno tutti gli interessi a mandare le masse da una parte o dall’altra, indebolire e controllare.
Ricordiamo bene che chi si “toglie il casco e manifesta”, quelli che sarebbero del popolo, sono gli stessi che non vogliono i numeri sul quel casco, che menano fendenti agli studenti quando protestano, che uccidono nelle caserme a calci e pugni, che ammazzano negli autogrill, che rimangono sempre impuniti come a Genova e, guarda a caso, ieri non hanno fatto nulla.

Io non ho soluzioni a tutti questi problemi che ci attanagliano, la mia rivoluzione la faccio da vegetariano, ascoltando leggendo e pensando fuori dagli schemi, per quanto mi sia possibile, andando in surf e in skate e rifiutando da parecchi anni di conformarmi con quello che mi circonda e forse è meglio che me ne stia chiuso qui a sperare nella prossima mareggiata, pensare che per ogni problema c’è sempre un posto caldo con delle onde che mi aspetta, ma mi auguro che tutta questa voglia di rivoluzione non acceleri il mio desiderio di cercare il più in fretta di raggiungerlo quel posto.

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