The Hunt -The Hunt Begins

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Maledetti furono gli Hunt, nati e morti in poco meno di due anni, tra il 2007 e il 2009. Il delitto? Un post-punk oscuro e duro, dalle fattezze quasi gotiche. Luogo del delitto: Brooklyn. Criminali: gli Hunt stessi e la Sacred Bones, allora una neonata etichetta indie della Grande Mela, una tra le tante, la sola che credette alle potenzialità della band facendole incidere il primo (per entrambi, l’ultimo per gli Hunt) 7” della sua breve storia, “1000 Nights”.

Il gruppo si frantumò di lì a poco, senza riuscire a pubblicare l’album di debutto che aveva da poco terminato di registrare. La storia musicale dei tre ragazzi ha poi preso altre strade, essendo poi Christian Kount (chitarra) e Jasper McGandy (voce) confluiti nei più longevi (ma anche meno interessanti) Cult of Youth.
Quell’album è rimasto negli scaffali della Sacred Bones (nel frattempo diventata l’indie label più celebre di New York City, con un rooster invidiabile ove figurano The Men, Pop. 1280, Zola Jesus, David Lynch, Moon Duo) per quattro lunghi anni finché l’etichetta stessa, per celebrare la centesima release, ha deciso di soffiare via la polvere che il tempo aveva depositato sopra ai nastri e di dar loro la vita.
Bisogna dire, ad onor del vero, che a parte la storia sfigata e affascinante di cui sono stati protagonisti, la musica degli Hunt non fa granché per entusiasmare gli animi. Non voglio dire che The Hunt Begins sia una merda. Anzi, non lo è affatto. Le canzoni, quegli stracci di post-punk gotico dall’animo gentile e la scorza durissima bagnati di epica hardcore e quella voce molto “caveiana”, hanno un loro fascino quasi irresistibile, entrando da subito in sintonia con l’ascoltatore e regalando momenti di buona musica. Senza tante pretese. E forse è proprio questo, il punto. Che a parte qualche lodevole eccezione – l’hardcore (gotico) neanche troppo dissimulato di Set The Rising Sun, i Joy Division inveleniti di Black and White, il post-punk anthemico di Trainwreck – le canzoni di The Hunt Begins fanno ben poco per saltare la barricata e assestare i colpi giusti, preferendo nuotare in un mare di influenze (Cure, Joy Division, Nick Cave e Misfits quelle più evidenti) e finendo per somigliarsi tutte un po’ troppo. A discolpa degli Hunt va ricordato che quello che abbiamo fra le mani è il loro primo album, e che tanto non basta, essendo la storia interrottasi bruscamente, a stroncare una band che pure di potenzialità ne aveva a ballette. Un buon esordio, quindi. Chissà che ora, avendo un vero album alle spalle, non decidano di tornare a farsi sentire e, magari, di iniziare fare un po’ più sul serio. A noi non dispiacerebbe affatto.

Tracklist:
1. Mountains
2. Fifteen Minutes
3. Summer of Hate
4. Set The Rising Sun
5. Black and White
6. Scripts
7. Trainwreck
8. When The Sky Turns Black
9. 1000 Nights

Line-up:
Ian Michaels – batteria
Christian Kount – chitarra
Jasper McGandy – voce

SACRED BONES

 

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