Heimdall – Aeneid

“Aeneid” è un disco senza punti deboli che riporta all’attenzione degli appassionati un’altra ottima band italiana

Heimdall - Aeneid 1 - fanzine

Se il ritorno degli Heimdall, a ben nove anni dal loro ultimo full-length, è decisamente una buona notizia, lo diventa ancor di considerando il valore dell’ambizioso concept appena pubblicato.

Aeneid, come si può intuire dal titolo, fa proprie le tematiche contenute nell’omonimo poema virgiliano, utilizzando per una volta l’ampia tradizione letteraria nostrana senza dover andare a scomodare miti e saghe appartenenti ad altre culture.
Ma al di là del versante lirico, l’aspetto che spicca in maniera preponderante è quello musicale, che alla fine è ciò che maggiorante interessa: non essendo il power metal il mio genere preferito ci sono voluti alcuni ascolti per entrare in sintonia con questo lavoro ma, alla fine, la perseveranza è stata ripagata sotto forma di brani realmente trascinanti, dotati di una gusto melodico di prim’ordine e soprattutto, cantati, suonati e prodotti in maniera ineccepibile.
Il power degli Heimdall non si spinge su territori sconosciuti ma è frutto di una rielaborazione competente del versante più epico del genere, con diversi richiami ai migliori Virgin Steele (i quali, purtroppo, non raggiungono simili livelli a partire dal primo “The House Of Atreus”), non disdegnando passaggi più ariosi (Waiting For The Down possiede un vago sentore dei primi Edguy).
Il risultato è un opera che nei suoi tre quarti d’ora non ha mai attimi di cedimento, con diversi momenti di assoluta eccellenza come il trittico Forced By Fate, Save You e l’appena citata Waiting For The Down, l’anthemica Hero, All Of Us con la sua magnifica apertura tastieristica e The Last Act che chiude il lavoro con la riuscita alternanza tra un riffing roccioso ed evocativi passaggi pianistici.
Il pregio maggiore di Aeneid risiede nella sua apparente immediatezza e una linearità compositiva che evita appesantimenti dovuti a divagazioni strumentali fini a se stesse: la band lavora in perfetta sintonia e la prestazione vocale che, talvolta, in band che ci cimentano in questo genere, finisce per rivelarsi una zavorra, si palesa come un punto di forza grazie all’ottima performance di “Gandalf” Ferro.
Un plauso va infine a Fabio e Nicolas Calluori, i quali, in un lasso di tempo brevissimo, si sono resi protagonisti di due uscite di pari livello (oltre a questa con gli Heimdall, quella con i darkeggianti Nude), a dimostrazione di una versatilità che depone a favore delle loro indiscutibili qualità.

Tracklist:
1.Prologue
2.Forced By Fate
3.Save You
4.Waiting For The Dawn
5.Ballad Of The Queen
6.Funeral Song
7.Underworld
8.Gates Of War
9.Hero
10.Night Of The World
11.All Of Us
12.Away
13.The Last Act

Line-Up:
Gandolfo Ferro – Vocals
Fabio Calluori – Guitars
Carmelo Claps – Guitars
Umberto Parisi – Guitars
Daniele Pastore – Bass
Nicolas Calluori – Drums

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Autore: Stefano Cavanna

Cresciuto per motivi anagrafici a pane e prog, a differenza di molti miei coetanei non passo il tempo a piagnucolare sostenendo "cosa vuoi sentire ora, quello che viene pubblicato ai giorni nostri è tutta spazzatura" ... Invecchiando ho allargato invece i miei orizzonti musicali e oggi sono essenzialmente un appassionato patologico di funeral/death doom, oltre che ascoltatore compulsivo di metal in ogni sua svariata forma, senza per questo disconoscere (ci mancherebbe altro) tutta la grande musica prodotta negli anni '70.

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