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Recensione : The Heart And The Void – A Softer Skin

Un disco da ascoltare ed un musicista da supportare, indipendentemente dai generi che si prediligono abitualmente.

The Heart And The Void – A Softer Skin

La riscoperta del folk in tutte le sue sfaccettature è stata una delle cose che ricorderò con maggior piacere di questo disgraziato 2014.

Per carità, non che questa musica non sia mai stata nelle mie corde, purtroppo sono abbastanza vecchio per aver vissuto in tempo quasi reale, per esempio, l’epopea di CSN&Y e del Neil Young solista; quindi l’attuale appassionato compulsivo di doom e di generi dai tratti oscuri non poteva aver dimenticato del tutto queste sonorità.
In fondo, questi stili, per quanto diversissimi da un punto di vista formale, poggiano entrambi su una base comune, la malinconia, che, se in un caso viene portata alle estreme conseguenze raffigurandone le sembianze più dolorose e nefaste, nell’altro viene vissuta come un momento transitorio che i casi della vita ciclicamente ripropongono, senza che il tutto debba assumere necessariamente connotazioni drammatiche.
Tutti ciò serve per introdurre l’ennesima perla folk ascoltata quest’anno: il nostro menestrello arriva dalla splendida (e musicalmente feconda negli ultimi tempi) Sardegna e si chiama Enrico Spanu, mentre il suo progetto porta il nome di The Heart And The Void.
Il cuore ed il vuoto: due parole che, quando vanno a braccetto, possono farci sprofondare nella disperazione più cupa oppure spingerci a trovare consolazione nella musica, sia suonandola sia ascoltandola.
A Softer Skin, secondo Ep del musicista cagliaritano, possiede proprio questo efficace effetto catartico: una mezz’oretta di musica che, magari, non ti cambia la vita ma riesce davvero a sgombrare la mente dai pensieri più cupi, un po’ come la brezza più fresca che viene portata dalla schiarita seguente ad un violento temporale.
Se dovessi associare due parole a questo lavoro, queste sarebbero purezza e semplicità: il suono limpido della chitarra di Enrico e la sua voce gentile, in due brani coadiuvata dal contributo di Giulia Biggio, rappresentano l’antitesi della ricerca spasmodica di soluzioni cervellotiche e ad effetto che il più delle volte nascondono, paradossalmente, una sconfortante mancanza di idee e di talento.
Idee e talento: essenziali se si vuole proporre una musica che, solo in teoria, chiunque potrebbe comporre utilizzando una chitarra acustica e la propria voce, ma che davvero pochi sono in grado di realizzare in maniera così profonda e convincente come riesce ad Enrico Spanu.
Ammetto che forse il mio dna metallico può risultare determinante nel farmi preferire, tra le tracce di questo lavoro, Down To The Ground, l’unico brano nel quale la chitarra assume sembianze elettriche, ma è davvero solo un caso, dato che anche i restanti cinque brani sono un’oasi di bellezza da tenersi ben stretta, al cospetto delle brutture quotidiane alle quali siamo costretti ad assistere.

Un disco da ascoltare ed un musicista da supportare, indipendentemente dai generi che si prediligono abitualmente.

Tracklist:
1.The Same Mistake
2.Girl From The City By The Sea
3.Love Her Like The Morning
4.This Thunder
5.Down To The Ground
6.A Softer Skin

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