Green Park Serenade di Andrea Malabaila

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Green Park Serenade di Andrea Malabaila

Tre ragazzi disertano l’esame di maturità e decidono un viaggio improvviso a Londra, lasciando di punto in bianco Torino e catapultandosi nella frizzante capitale del Regno Unito.

In terra d’Albione, a Green Park,  i tre conoscono altrettante ragazze con le quali nasce un feeling particolare, uno dei quali però finirà male, malissimo. La ragazza di uno dei tre viene trovata morta e Schopenhauer (il ragazzo con cui aveva stretto la relazione) si autoaccuserà dell’omicidio, dopodiché si suiciderà in carcere. Per gli amici è qualcosa di incomprensibile, un dramma enigmatico, che però si lasciano alle spalle, tornando in Italia e alle loro vite, completando gli studi e, come spesso succede dopo i diplomi, perdendosi di vista.

Dal 1998 al 2013 il passo può anche essere breve e tutta la classe decide di fare una rimpatriata ed è inevitabile che per il protagonista (di cui non si conosce il nome) e il Bardo, l’altro superstite alla gita di quindici anni prima, torni a galla l’accadimento funesto.

Così, insieme a un altro vecchio compagno di scuola, Cantagalli, decidono di tornare sui loro passi, rievocare i tempi andati e tornare a Londra, per indagare, per cercare quel marcio che non vive questa volta in Danimarca, ma per l’appunto nella città del Tamigi.

Da qui un susseguirsi di incontri con personaggi bizzarri, un rievocare di luoghi ed esperienze, un’immersione tra negozi, strade e le impronte degli idoli musicali della Sweet London.

I ragazzi si barcameneranno alla ricerca di indizi coi quali poter svelare quell’enigma passato, ma non senza difficoltà, tra problemi sentimentali di oggi che si scontrano con quelli di ieri, nella commemorazione di un tempo passato che per tanti versi è così simile ma così diverso da quello presente, nella difficoltà oggettiva di trovar riscontri dopo tutti quegli anni.

Andrea Malabaila è uno scrittore esperto riguardo ai fatti generazionali, ha già raccontato le passioni e le idiosincrasie dei suoi tempi, lo scontro dell’età con la percezione della stessa, i rimasugli del passato che vengono galla, questo voler fortemente riappropriarsi degli anni andati e questo volerli gettare alle spalle, la malinconia dell’adolescenza e dell’infanzia fuggita. Lo ha fatto con Bambole cattive a Green Park” (Marsilio, 2003), il libro in cui si parla degli antefatti di “Green Park Serenade”, di cui si può trovare anche un prequel in “Latte chimico (Il Foglio, 2013), “Quelli di Goldrake” (Di Salvo, 2000), “L’amore ci farà a pezzi” (Azimut, 2009), “Revolver (BookSalad, 2013), “La parte sbagliata del paradiso (Fernandel, 2014), “Noi che salvammo il mondo da Ivan Drago” (Intermezzi, 2016).

Ecco che con “Green Park Serenade” Malabaila ci racconta una storia di amicizia, di fuga e riappropriazione del tempo, di sentimenti semplici e forse soprattutto per questo veri e indelebili e provati senza calcolo e mezze misure, parla dell’amore e della passione ai giorni nostri, tra mode, paure, musica e internet.

Non manca nel racconto il mistero, il giallo della morte, la ricerca di un colpevole, un’indagine che gioca tra il cupo e l’ironico. L’autore usa mestiere nello scrivere, non è facile infatti amalgamare generi che paiono distanti, rischiando la superficialità nel maneggiare temi che a volte possono sembrare frivoli, ma lui ne esce fuori bene giocando sulla compensazione dei contenuti, con uno stile narrativo che si snoda in parte in una cronologia frammentata e ben riuscita e nel non semplice e singolare uso della terza persona singolare per la voce narrante: attraverso la voce del  protagonista, Malabaila fa parlare sicuramente se stesso ma in parte anche noi, tutti noi.

“Green Park Serenade” è un estratto generazionale dentro cui molti si immedesimeranno facilmente, per questo è una lettura piacevole, senza fronzoli, diretta, sentimentale nel senso stretto del termine. Ma non solo.

E’ il racconto di quello che siamo stati e di quello che siamo ora, delle scorie che ci portiamo dentro, della speranza di cambiare, della forza E’ il racconto di quello che siamo stati e di quello che siamo ora, delle scorie che ci portiamo dentro, della speranza di cambiare, della forza della vita che, se non cambiamo noi, cambia lei, senza chiederci il permesso.

Alessandro Pedretta
illegaleesperienza@gmail.com

Alessandro Pedretta, schiavo delle piramidi, scrittore suicida, ideatore e curatore di libri. Nel 2012 crea il collettivo di scrittori Nucleo Negazioni col quale pubblica con diverse case editrici (sempre e solo rigorosamente NOEAP) e inventa e dirige la fanzine “Negazioni”. Abbandona il gruppo. Viene inserito in innumerevoli e insopportabili antologie sia poetiche che di prosa. Si alimenta fin da giovanissimo di filosofie controculturali, di letteratura underground, di autori della beat generation e classici della scrittura del sottosuolo, poi spazia dal cyberpunk ai grandi classici russi, inframezzando la poesia di Ungaretti, Rimbaud, Campana, ai cut-up di William Burroughs, l’immaginario di Ballard e la disintegrazione sintattica di Céline. Adora gli spazi abbandonati, gli scenari post-industriali, le commistioni tra le rovine e i ruderi con le porzioni geometriche delle architetture urbane moderne, gli piace la musica hardcore, il jazz, gli anni di piombo, la storia delle droghe, l’anarchismo, gli estremismi, i fumetti, Pollock, le periferie. Entra nel vortice della scrittura e comincia a pubblicare libri: “questanonèpoesia” (Gli Occhi di Argo, 2012); “Conta fino a zero” (L’Argolibro, 2013); “Golgota souvenir” (Golena Edizioni, 2014); “Non chiedetemi il significato” (Edizioni La Gru, 2014); “Dio del cemento” (Mora Edizioni, 2016); “È solo controllo” (Edizioni Augh!, 2017) È ancora vivo.

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