Enslaved – In Times

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Enslaved – In Times

C’era grande attesa per In Times, al quale gli alfieri del viking norvegese hanno lavorato per quasi 3 anni.
Non era certo facile riuscire a confermarsi sui livelli eccellenti delle ultime uscite, ma gli Enslaved sono riusciti per l’ennesima volta a non deludere i fans, sfornando un prodotto solido, meno sperimentale del solito, più lineare ma costruito secondo i canoni ormai consolidati delle ultime uscite: lo stampo decisamente progressive (ancor più marcato in quest’uscita anche per via della maggior durata dei pezzi), il massiccio uso di riff pesantissimi (ora brutali, ora struggenti), la costante alternanza di growl e clean, la presenza fissa di melodie ben delineate e di ottima fattura.

Le sei tracce, in circa un’ora di durata totale, non lasciano spazio a momenti riempitivi, mantenendo un’intensità costante su tutta la durata del disco, trasportando l’ascoltatore su altalene emotive oscure e coinvolgenti, rappresentate ottimamente anche dal meraviglioso artwork firmato da Truls Espedal (ormai a fianco della band da diversi anni), dipinto interamente a mano, e sul cui sviluppo gli Enslaved hanno dedicato un intero video su YouTube.
Si parte con Thurisaz Dreaming, che aggredisce subito le orecchie dell’ascoltatore con un intro annichilente, per poi lasciare spazio al clean di Herbrand Larsen nella sezione centrale, sostenuta da un pallido riff in 6/8 (forse un po’ troppo prolungato).
La parte finale è affidata a un coro etereo, morbido e aggressivo allo stesso tempo, martellato dalla doppia cassa di Cato Bekkevold.
Si prosegue con Building With Fire, probabilmente il pezzo più duro dell’album, il cui ritornello è costituito da uno splendido sfoggio della solidità della sezione ritmica, seguito prima da un toccante assolo di chitarra, poi dall’intervento delle tastiere di Larsen.
One Thousand Years Of Rain si apre con un suggestivo rumore di pioggia, per poi partire con un incedere forsennato, che si rallenta poi nella seconda metà del pezzo. Anche in questo caso, come in Building With Fire, l’alternanza – continua e decisamente netta – di parti aggressive e malinconiche, è il leit motiv del pezzo.
Nauthir Bleeding si presenta con una melodia molto soft, che disegna un’atmosfera quasi bucolica, per poi lasciar spazio all’attacco travolgente del growl di Kjellson (sempre introdotto splendidamente da maestosi giri di batteria), che corona una melodia straziante che si avvicina all’intensità emotiva di “Materal” (“Riitiir”, 2012). Ancora una volta, l’alternanza con le parti clean di Larsen è la chiave del pezzo.
La title-track, In Times, è forse il picco dell’album (per quanto il livello qualitativo del disco risulti decisamente omogeneo): affida i primi 2 minuti a un riff in 9/8 che si basa sull’alternanza due accordi, ricordando vagamente quello (in 4/4) di “Neogenesis” (“Isa”, 2004), in quanto lo stesso riff torna poi protagonista nella parte centrale del pezzo, dove due minuti di melodie struggenti gettano i preparativi per l’epica e commovente cavalcata finale, dove l’esasperazione del growl di Kjellson è ai massimi livelli (“Awoken from lust less slumber / Ice from the eyes /Fire from the mind /Having found direction”).
La conclusiva Daylight è forse il pezzo più prog del lotto, e spicca per la sezione centrale, costruita su un morbido e onirico arpeggio in 15/8, a cui segue uno splendido assolo di chitarra.
Per concludere, In Times è un album che riesce a riassumere efficacemente tutte le sfaccettature che gli Enslaved hanno assunto dopo l’abbandono del black/viking più puro, e quindi tutte le contaminazioni che sono riusciti a inglobare nel proprio stile con un’eleganza e una raffinatezza che li collocano, senza troppi dubbi, nell’olimpo del metal contemporaneo.

Tracklist:
1. Thurisaz Dreaming
2. Building With Fire
3. One Thousand Years of Rain
4. Nauthir Bleeding
5. In Times
6. Daylight

Line-up:
Grutle Kjellson – Voce, basso
Ivar Bjørnson Peersen – Chitarra, tastiera, voce
Arve Isdal – Chitarra
Herbrand Larsen – Tastiera, voce
Cato Bekkevold – Batteria

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