Elettronoir – E Che Non Se Ne Parli Più

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Elettronoir – E Che Non Se Ne Parli Più

Premetto subito che non sono uno dei massimi esperti del genere (chi capita da queste parti sa che tratto di norma sonorità ben differenti), ma la scelta di scrivere qualcosa su questo disco deriva dal fatto che sarebbe stato un vero peccato che su Iyezine “non se ne parlasse più”, tanto per parafrasarne il titolo.

Pertanto eviterò di fare una cronistoria dettagliata della storia degli Elettronoir, fingendo di conoscerli da anni, e neppure mi lancerò in improbabili parallelismi con band o altri musicisti dei quali avrò sentito si è no 2-3 pezzi in vita mia.
Chiaramente qualcuno si chiederà, allora, perché parlo di qualcosa che non conosco in maniera approfondita: domanda più che lecita, che mi consente di chiarire il mio pensiero relativo alla figura del (cosiddetto) recensore.
Credo che il compito di chi scrive di musica, per professione o per diletto (come nel mio caso), debba essere eseguito con uno spirito di servizio, cercando essenzialmente di riportare a chi legge le sensazioni provate durante l’ascolto, ovviamente motivando le proprie opinioni senza che queste debbano apparire dei giudizi inappellabili; soprattutto bisognerebbe sempre ricordare, in tali frangenti, che l’artista è colui che la musica la suona e non chi ne parla, questo sarebbe già un bel passo avanti …
Per completezza di cronaca, devo necessariamente aggiungere che questo album è l’atto conclusivo di una trilogia, intitolata “Tutta Colpa Vostra”, partita piuttosto da lontano con la pubblicazione della prima parte nel 2005 (“Dal Fronte Dei Colpevoli”) e della seconda quattro anni dopo (“Non Un Passo Indietro”); in un lasso di tempo così ampio non si può fare a meno di pensare che molte cose siano cambiate rispetto agli esordi, a partire dalla line-up (vedi un ruolo chiave come quelle della voce femminile) per giungere infine ad uno stile così ben definito, la cui fruibilità non va mai a discapito della qualità.
Si parlava di sensazioni, eccolo il buon motivo che spinge un appassionato di metal a raccontarvi di un disco che di tali sonorità non ne contiene alcuna traccia; gli Elettronoir sono, infatti, in grado di veicolare, sia pure in maniera differente, le stesse emozioni rendendo E Che Non Se Ne Parli Più un album che penetra sotto pelle impedendo a chi lo ascolta con la giusta predisposizione di passare inosservato.
Incuriosito dal titolo, il primo brano che ho ascoltato è stato Esultiamo Con Pertini, trovandomi così dinanzi ad una splendida base elettronica sulla quale viene poggiata la voce di un gentleman d’altri tempi come Nando Martellini e la sua cronaca dei momenti salienti della finale del mondiale di calcio del 1982; il passo successivo è stato, quindi, guardare il video di Parigine, e non poca è stata la sorpresa nell’imbattermi in una canzone dall’intensità smisurata, interpretata dalla bravissima Georgia Lee Colloridi: proprio questo netto scostamento tra le sonorità dei due brani mi ha fatto intuire che l‘ascolto dell’intero album avrebbe potuto fornire molte altre soddisfazioni.
Indubbiamente il pop rock venato di elettronica della band romana possiede quelle peculiarità che non vengono colte, invece, da chi lo ascolta sbrigativamente, preso com’è dalla necessità di affibbiare quanto prima un marchio o indicare un qualche riferimento, senza provare neppure ad approfondire quello che gli Elettronoir hanno da dirci.
Già, perché qui i testi sono importanti, gli argomenti trattati non sono affatto banali e i racconti, che appaiono a prima vista quelli di persone qualsiasi alle prese con ordinarie storie sentimentali o personali, vanno invece ad intrecciarsi con il clima sociale e politico degli anni ’70.
Ma l’aspetto lirico, preso da solo, nulla vale se non viene supportato da una scrittura musicale di prim’ordine, che si avvale dell’alternanza tra la gradevole voce maschile di Marco Pantosti e quella di Georgia, capace di fornire ai brani da lei interpretati un’enfasi particolare: non c’è dubbio che le canzoni che la vedono protagonista rappresentino, alla fine, i picchi dell’album: la già citata Parigine, Lettere dal Margine, con la sua palpabile disperazione, e l’altro capolavoro Intervallo, che richiama fin dal titolo le immagini che la Rai proponeva per riempire le pause tra un programma e l’altro, nella quale gli Elettronoir rimpiazzano le fotografie in bianco e nero di amene località della penisola con fermi immagine su alcuni dei momenti più bui vissuti dalla nostra nazione.
Dovendo scegliere i brani interpretati da Marco punterei sulla commovente Avanti, con uno splendido tocco pianistico a sottolineare il dramma del carcere, e su Lo Straniero, con un organo dal sapore antico che trascina la canzone fino al lirismo del suo finale.
Sarebbe un errore, però, soffermarsi su momenti specifici di un disco che va gustato nel suo insieme, partendo dalla trascinante base elettronica della magnifica traccia d’apertura Saturazione, fino ad arrivare alla conclusiva Solea e all’aura decadente conferitale dall’uso della lingua francese; nel mezzo si trova tanta buona musica, che talvolta rischia d’essere sommersa dalla ridda di citazioni che gli Elettronoir riversano in un lavoro musicalmente brillante e dai testi profondi e colti, forse persino troppo per le abitudini dell’ascoltatore medio.
Ancora due parole su quegli anni ’70 e sulle storie che gli Elettronoir mettono in scena, tratteggiando per lo più quello che appare, a prima vista, un immaginario fatto di perdenti: avendo vissuto, seppure in gran parte da adolescente, quel decennio, ricordo con un certa nostalgia un grande fermento in tutti i campi; se quella generazione ha fallito, quelle successive ne hanno raccolto i cocci e li hanno nascosti sotto al tappeto, scegliendo la via dell’ignavia e aprendo la strada all’edonismo craxiano, anticamera dello sfacelo di una nazione che si è ritrovata unita per l’ultima volta proprio esultando con Pertini, certo non per una conquista sociale o per un evento che avrebbe cambiato negli anni a venire il corso dell’esistenza di milioni di persone …
E Che Non Se Ne Parli Più spinge a rivangare temi, storie e personaggi che la memoria molto corta dell’italiano contemporaneo ha già riposto nel dimenticatoio: se poi, tutto questo avviene tramite una proposta musicale di tale livello è davvero difficile, allora, non apprezzare e supportare una realtà come gli Elettronoir che, in un paese normale, godrebbe senz’altro di ben altra popolarità.

Tracklist:
01. Saturazione
02. Rio
03. Lettere Dal Margine
04. Asfalto (strumentale)
05. Avanti
06. Arbre Magique
07. Intervallo
08. New Wave
09. La Nostra Stanza
10 Tutta Colpa Vostra!(strumentale)
11. Alì Bumaye
12. Il Brigatista
13. Domenica Mattina (strumentale)
14. La Zona
15. Lo Straniero
16. Parigine
17. Esultiamo Con Pertini!
18. Solea

Line-up:
Marco Pantosti – Piano, Organo, Rhodes, Synth, Voce
Matteo Cavucci – Basso
Davide Mastrullo – Elettronica, Campionamenti
Nando Mattera – Elettronica, Campionamenti, Synth
Georgia Lee Colloridi – Voce

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1 Comment
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    georgia lee
    Posted at 18:59h, 09 Gennaio Rispondi

    Splendida! Grazie 🙂

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