Eat – Man 1800 – Eat – Man 10 – Autoprodotto

Eat – Man 1800 – Eat – Man 10 – Autoprodotto

Che ci sia un bisogno urgente di rendere tematiche molto delicate, come in questo caso l’omosessualità, da oggetto di disputa a narrazione di un vivere comune, penso di non essere l’unico a sostenerlo: esistono persone, e purtroppo neanche poche, che considerano questa, come anche le varie ramificazioni di preferenza sessuale che una società in continua evoluzione si trova a covare in seno man mano che gli anni passano, come una malattia o, peggio ancora, come un vizio; scarsa conoscenza della nostra storia come animale sociale e, certo non da meno, una capziosa narrazione pseudoscientifica di certi gruppi di pressione tutt’altro che disinteressati, rendono il tutto più difficile e tramutano, quello che dovrebbe essere un gesto di semplice buon senso, in un tortuoso, se non quando mortale, percorso ad ostacoli fin troppo frequenti. Lo stato, questo va detto, non aiuta molto impantanandosi in inutili polemiche ogni volta gli si presenti la questione; la scuola è allo sbando, più impegnata nel cercare di fare fronte a una continua mancanza di fondi; la famiglia, di par suo, sembra solo un’ espressione della società che la circonda, sempre più razzista ed omofoba, smentendo ogni filosofia che la vorrebbe come fondamento del vivere comune; ecco che quindi accorre l’underground a fornire una costruzione dal basso, apertura mentale e, finalmente, accettazione. Certo, queste/i Eat-Man non sono i primi (mai dimenticarsi dei Dicks, dei Big Boys, delle Bikini Kill, dei Pansy Division, delle più recenti G.L.O.S.S., o degli stratosferici Limpwrist) ma fa piacere vedere che certi atteggiamenti, che si riflettono nell’iconografia come nei testi, oggi siano sempre più frequenti (gettate un orecchio anche al disco delle Special Interest o alle Judy and the Jerks!) e integrati alla comunità punk; paiono, cioè, appartenere a una normalità ormai acquisita e ben masticata da chiunque frequenti certi ambienti. Meglio ancora se questo poi si traduce in dischi di questo calibro: “1800-EAT-MEN” è un garage pop punk sgangherato, registrato in presa diretta, senza sovraincisioni, senza trucchi e senza inganni: pura poesia per le mie orecchie. UV Race e Gooch Palms (connazionali dei nostri) appaiono qui come palesi riferimenti, con l’aggiunta di quello spirito un po’ annoiato, ma tutt’altro che noioso, che li avvicina ai Beat Happening dei primi tre dischi (quelli innamorati dei Velvet Underground del terzo omonimo e ai Cramps più ironici). Un cantato vizioso e morboso, molto vicino al Rozz Williams di Only Theatre of Pain, si getta in nenie divertenti mentre un garage risicato fino all’osso dona una struttura solida e piuttosto azzeccata nel suo insieme (il lavoro di chitarra, nella sua semplicità, è più che buono). Un garage pop risicato all’osso, a tratti urticante, atmosfera pop e tematiche tra il serio e il faceto (“fuck me slowly Like gentrification” è uno dei versi, contenuti nel disco, che più mi entusiasmano). I pezzi che più mi restano nel cuore sono Hairspray, con quella chitarra così sghemba ma appiccicosa, Cute e il suo ritornello indimenticabile e Barbie Dream House con quel suo riffing serrato che pare voler mischiare i Beat Happening di Jamboree con i Ramones più violenti.

L’uscita è prevista per Luglio 2021 (la data non è ancora precisa purtroppo), in formato 10”: speriamo non incontri difficoltà di distribuzione, come, purtroppo, recentemente accade troppo spesso a diverse uscite provenienti da paesi esterni alla UE.

https://eat-man.bandcamp.com/album/1800-eat-man

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