Dordeduh – Dar De Duh

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Dordeduh – Dar De Duh

Nel commentare questo disco non si può fare a meno di prendere come punto di riferimento “Om”, proprio perché quell’uscita risalente al 2006 elevò i Negură Bunget a una dimensione molto vicina alla perfezione.

Lo split che seguì poco tempo dopo, portando alla separazione tra Hupogrammos e Sol Faur da una parte e Negru dall’altra, parve segnare la fine di una band che forniva l’impressione di trarre linfa vitale proprio dalla perfetta amalgama delle tre personalità.
L’uscita di “Vîrstele Pamîntului” nel 2010, con il monicker originario e con il solo Negru come superstite, attorniato da una serie di nuovi musicisti, fu una piacevole sorpresa perché mostrava una band in grado di rinascere dalle proprie ceneri riuscendo ugualmente a mantenere un elevato livello qualitativo. Era quindi lecito considerare questo lavoro come il legittimo successore di “Om”? Il dubbio è rimasto fino a qualche giorno fa, quando Hupogrammos e Sol Faur, dopo l’assaggio fornitoci con l’Ep “Valea Omului”, hanno rivelato a tutti con estrema chiarezza in quali mani era stato custodito, in questi anni, l’autentico spirito che animava i Negură Bunget pre-split.
La loro nuova creatura denominata Dordeduh, con questo album quasi omonimo, si staglia ad altezze irraggiungibili, in assoluto, per gran parte dei musicisti contemporanei che spesso trascorrono un’intera carriera alla vana ricerca della nota giusta, del riff memorabile, di quella scintilla che consenta loro di ottenere l’agognata immortalità artistica.
Prima di iniziare l’ascolto di Dar De Duh, andate alla pagina Facebook della band e gustatevi il video di Dojană, una vera opera d’arte che unisce contenuti musicali sublimi a immagini che lasciano estasiati.
Qui risiede la quintessenza della musica dei Dordeduh: spiritualità, trascendenza e comunione tra uomo e natura; compiuto questo atto dovuto, entrare nel mondo dei magnifici artisti rumeni sarà più semplice ma non meno appagante.
Questi quasi ottanta minuti di musica, alla quale appare persino sacrilego affibbiare un’etichetta (black, folk, ambient, importa davvero poco ….) non sono alla portata di chiunque, così come non lo è qualsiasi viaggio iniziatico senza che chi lo intraprenda non possieda la giusta preparazione; qui non è consentito un ascolto distratto oppure frammentario, Dar De Duh è un libro che va detto da cima a fondo, assimilandolo lentamente e lasciandosi guidare dal fluire dei suoni, considerandolo alla stregua di un rituale sciamanico.
Passaggi di stampo black alternati a momenti nei quali gli strumenti tradizionali e le parti vocali finiscono per amalgamarsi in maniera perfetta, per un racconto che vorresti non avesse mai fine; un suono che si snoda in maniera fluida e sempre imprevedibile, fornendoci la certezza che la nota successiva non sarà mai banale o scontata.
Ogni ascolto (e saranno molti e ripetuti, questo disco quando entra in circolo dà assuefazione …) rivela aspetti rimasti fino a quel momento nascosti e questo suo lento schiudersi, simile a quello di una gemma al momento della fioritura, ritengo sia un’immagine in grado di rappresentare in maniera esaustiva Dar De Duh.
Un capolavoro assoluto, che al suo termine ci lascia con la sensazione, forse solo transitoria ma ugualmente appagante, di sentirci davvero in sintonia con l’universo essendoci lasciati alle spalle gli affanni materiali che avvelenano quotidianamente le nostre esistenze: tutto questo “solo” grazie a un disco, scusate se è poco …

Tracklist :
1. Jind de tronuri
2. Flăcărarii
3. E-an-na
4. Calea roţilor de foc
5. Pândarul
6. Zuh
7. Cumpăt
8. Dojană

Line-up :
Hupogrammos – Vocals, Guitars, Keyboards, Hammered Dulcimer, Mandola, Percussions
Sol Faur – Guitars, Keyboards, Hammered Dulcimer, Toaca
Flavius Misarăş – Bass, Vocals (Backing)
Ovidiu Mihăiţă – Drums, Percussion
Gallallin – Keyboards, Hammered Dulcimer, Vocals (Backing)

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