DAISY CHAINS-A STORY HAS NO BEGINNING OR END

DAISY CHAINS-A STORY HAS NO BEGINNING OR END 2 - fanzine

DAISY CHAINS-A STORY HAS NO BEGINNING OR END

I Daisy Chains sono quattro ragazzi (Carlo Pinchetti, Andrea e Giovanni Melesi, Davide Tassetti) che abitano dispersi tra Bergamo e Lecco e hanno all’attivo un album del tutto autoprodotto (“Monster & Pills”, uscito nel 2009) e un primo tour in patria per lo più nelle regioni settentrionali. Arriva quest’anno il primo disco serio, “A story has no beginning or end”, prodotto sotto l’etichetta indipendente Rocket Man Records.

Lo stile del gruppo è ben marcato e percepibile fin dai primi ascolti: affonda le proprie radici in un indie rock britannico pre e post anni zero, dagli Smiths agli Editors. Uno degli elementi più particolari del gruppo è la voce di Carlo: un timbro forte e inusuale da new waver, alla Tom Smith, che però richiede qualche ascolto prima di essere del tutto metabolizzato e divenire, infine, un segno distintivo del gruppo.

In “A story has no beginning or end” i Daisy Chains hanno voluto lasciare profonde tracce e riferimenti alle proprie fonti musicali (e non). Il loro atteggiamento ‘citazionistico’ lascia spazio a molte allusioni, che spaziano da quelle più prettamente musicali a quelle letterarie: la traccia “Don Juan aux enfers”, per esempio, prende spunto da un omonimo componimento di Baudelaire e il nome stesso del disco è ispirato ad una citazione di Graham Greene, presa dal libro “The end of the affair” (non a caso anche il titolo della seconda traccia dell’album).

Il disco parte con “Arrogance”, singolo orecchiabile di matrice smithsiana, da cui è stato estratto il primo video del gruppo. Seguono due tracce più cupe ma dal ritornello trascinante: “The end of the affair”e “One for me”. Dunque “So fast” e il ritmo si fa più movimentato anche se il testo mantiene una certa malinconia di fondo («It’s never meant for us to be free/ cause it’s going so fast/ we’re in the arms of someone else»). Seguono la pacata ballata “Don Juan aux enfers” e “Much better”, traccia tranquilla e rilassata che non rinuncia però a forti chitarre in sottofondo. Quindi si va un po’ sottotono con “Happy Instead”, che tende a passare inosservata, e “The time that we’re wasting”, traccia veloce che fa del ritornello il proprio punto di forza. Poi “She’s going”, ballata nostalgica: nella prima parte del brano si trova la voce del batterista Andrea, ritorna poi Carlo e le sonorità si fanno subito più movimentate. A chiudere il disco “Visions of madness”: all’inizio sembra una delle tante brevi tracce orecchiabili del disco ma in realtà, dopo un minuto di silenzio nel finale, si svela la traccia fantasma “Fantasy Bar”, in cui la chitarra elettrica viene soppiantata da quella acustica.

Visto in prospettiva, “A story has no beginning or end” è un lavoro interessante ma penalizzato da una visione musicale settoriale e nostalgica e da sonorità che tendono a ripetersi traccia dopo traccia. Soprattutto dopo i primi ascolti, il disco lascia un senso di non rifinito, quasi mancasse il labor limae finale: ci vogliono infatti un paio di ascolti prima che il disco ‘decolli’ del tutto ma, superato questo scoglio, le melodie e i ritornelli scorrono piacevolmente in tutta la propria immediatezza. È dunque un lavoro che mostra più le potenzialità che le capacità del gruppo, ma che si lascia comunque ascoltare più che volentieri.

01 Arrogance
02 The end of the affair
03 One for me
04 So fast
05 Don Juan aux enfers
06 Much better
07 Happy Instead
08 The time that we’re wasting
09 She’s going
10 Visions of madness (+ Fantasy Bar)

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