Crest Of Darkness – In The Presence Of Death

"In the Presence of Death" si rivela un esempio di black-death credibile e da ascoltare con senza alcuna remora.

Crest Of Darkness – In The Presence Of Death

Ingar Amlien è quasi mio coetaneo ed è anche per questo che, oltre a rispettarlo incondizionatamente, lo ricordo perfettamente negli anni novanta come bassista della power prog band Conception, in grado di riscuotere un certo successo in quegli anni.

Poco prima della registrazione di “Flow”, il disco che sancì la fine di quell’esperienza, Ingar aveva già gettato le basi del suo progetto estremo Crest Of Darkness con la pubblicazione dell’Ep “Quench My Thirst”. Da allora sono passati diciassette anni e altri cinque album ma l’indomito musicista norvegese non ha ancora perso la voglia di proporre la propria musica mantenendosi, come sempre, su buoni standard.
In the Presence of Death arriva dopo ben sei anni di silenzio e ci mostra una band in forma soddisfacente e capace sovente di svincolarsi da formule compositive trite e ritrite: basti ascoltare la parte finale di Demon Child, con una chitarra liquida poggiata su una magnifica base ritmica, per rendersene conto.
E’ innegabile, comunque, che il black dalle venature death dei Crest Of Darkness resti ancorato alla tradizione ma, il fatto che Amlien abbia trascorso gli anni migliori della propria carriera in una band piuttosto lontana da queste sonorità si sente eccome; non è certo un caso, quindi, che il basso sia molto più percepibile rispetto ad altre uscite del genere e che il disco si faccia apprezzare anche per una, pur sempre relativa, pulizia del suono volta a valorizzare le ottime doti dei musicisti.
Va da sé che i brani migliori siano proprio i mid-tempo, come la già citata Demon Child e le corrosive Welcome to My Funeral e From the Dead, anche se il disco è apprezzabile nel suo insieme, favorito da una durata non eccessiva e da una discreta fruibilità dei brani, nonostante la musica dei Crest Of Darkness non si possa certo considerare melodica.
Se alla carriera della band norvegese è forse mancato il disco in grado di consentire il salto di qualitĂ , non si può certo sottovalutare la coerenza e l’onestĂ  della sua proposta; In the Presence of Death ne è l’ulteriore riprova, rivelandosi un esempio di black-death credibile e da ascoltare con senza alcuna remora.

Tracklist :
1. Intro
2. In the Presence of Darkness
3. Demon Child
4. Redemption
5. The Priest from Hell
6. Welcome to My Funeral
7. Womb of the Wolf
8. Vampire Dreams
9. From the Dead
10. The Day Before She Died

Line-up :
Ingar Amlien – Vocals, Bass, Guitars
Kjetil Hektoen – Drums
Rebo – Guitars (lead)
Jan Fredrik Solheim – Guitars (rhythm)

CREST OF DARKNESS – Facebook

Share:

Facebook
Twitter
Pinterest
LinkedIn
Get The Latest Updates

Subscribe To Our Weekly Newsletter

No spam, notifications only about new products, updates.
No Comments

Post A Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

On Key

Related Posts

ZAKO – I

Durante una trasferta in Toscana per motivi familiari, per chi vi scrive si è presentata una splendida opportunitĂ : quella di vedere in azione, per la prima volta dal vivo, i leggendari Fuzztones in concerto a un’oretta d’auto di distanza da dove (temporaneamente) alloggiava. Colto l’attimo,

THEE HEADCOATS – IRREGULARIS (THE GREAT HIATUS)

Neanche il tempo di recensire l’album-raccolta “Failure not success” (pubblicato col moniker Wild Billy Childish & CTMF) che arriva subito un altro Lp, nel 2023, firmato dallo stacanovista inglese Billy Childish, poliedrico menestrello di culto, che per questa release ha riesumato gli Headcoats, che tornano