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Recensione : Call ov the Void – On Grief and Dying

Fare le cose senza fretta spesso produce buoni risultati, cosa che vale non solo in ambito musicale, e questo accade proprio ai Call ov the Void che si ripropongono cinque anni dopo con On Grief and Dying, un lavoro vario e sfaccettato, a suo modo elegante e sufficientemente lontano dai consueti stilemi del sottogenere.

Call ov the Void – On Grief and Dying

I messicani Call ov the Void si sono già affacciati sulla scena death doom nel 2019 con l’ep Drowned ma sono stati necessari altri cinque anni prima di rilasciare un full length.

Fare le cose senza fretta spesso produce buoni risultati, cosa che vale non solo in ambito musicale, e questo accade proprio al quartetto di Guadalajara che si ripropone con On Grief and Dying, un lavoro vario e sfaccettato, a suo modo elegante e sufficientemente lontano dai consueti stilemi del sottogenere; infatti, in diverse occasioni all’interno delle varie canzoni si percepiscono sfumature post metal che rendono il sound più rarefatto, con il tutto che peraltro viene favorito da una buona versatilità nell’utilizzo delle voci.

I Call ov the Void riprendono dall’esordio solo una canzone, la bellissima Borrowed Time, ma per il resto propongono altri sei brani più intro di ottima fattura, tra i quali spicca per intensità la magnifica Punishment and Fear, sia quando l’anima estrema si fa più corposa (la coppia iniziale One Last Regret / Into Nothingness), sia quando prevale una raffinata vena intimista (le conclusive A Peaceful Surrender e Broken Vow).

Sarebbe davvero un errore trascurare questa interessante realtà proveniente da un’area geografica in cui il doom estremo viene ottimamente suonato da band di notevole livello, per quanto numericamente esigue.

2024 – Autoproduzione

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