Baraka Face Junta-Test Systemu

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Baraka Face Junta-Test Systemu

Fa male vedere immagini di profughi fermi al confine tra Bielorussia e Polonia, scorgere in questo il delirio di un dittatore che utilizza esseri umani come ricatto, come ostaggi e, dall’altra parte, incarnata dalla stolida postura dei militari, l’impotenza di un’Europa vincolata a regole e patti internazionali, incapace di rompere con questi, andare oltre, evolversi, far vincere la giustizia sulla legge, sulla regola, sul trattato, su di un pianeta normato su logiche sempre più distanti dalla realtà.

Dall’altro lato, tuttavia, fa piacere che, proprio in Polonia, esistano persone come i Baraka Face Junta: Anarcho Punk, guidati da un sax folle, da una voce femminile dai declami forti, declami come poesie d’amore ed empatia.

Il vero gesto rivoluzionario, oggi, di fronte al peggio che diventa sempre peggio, di fronte all’essere umano che diviene sempre meno umano e, senza nemmeno rendersene conto, sta smettendo anche di essere, è amare, mostrare empatia, non voltarsi di fronte alla rigida idiozia della logica dei “confini”.

I confini sono limiti, carceri, non linee di difesa: in un mondo libero non c’è bisogno di essere difesi.

Di questo suonano, cantano e danzano i Baraka Face Junta.

“la televisione pubblica mi dice di avere paura dei rifugiati. La televisione pubblica predica un’unica fede. La televisione pubblica mi dice di credere in un unico dio”

e il cerchio si chiude: paura, pensiero unico, il diverso, l’estraneo è un nemico, la società dello spettacolo impone modelli.

No, il modello europeo non funziona: i Baraka Face Junta lo sanno e gli eventi orrendi al confine del loro paese lo dimostrano; i Baraka Face Junta sono dei punk, degli anarcho punk:

il sax impazzisce e da il tempo alle loro danze macabre, mentre sotto esplode uno smaliziato andamento generato da chi, come loro, dimostra di aver mandato a memoria le lezioni impartite dagli Ex dei primi dischi e dai Crass di Penis Envy:

il punk anarchico non è mai una regola ma una possibilità, un riscatto.

“Ho visto la scritta sul muro: fanculo l’amore! Ho visto la scritta sul muro: fanculo LGBTQ! Ho visto la scritta sul muro: fanculo ebrei ed arabi! …Ho visto davvero la scritta sul muro: Fanculo il mondo, vale davvero la pena mandare tutto affanculo!… Puliamo i muri delle nostre città!”

pulire per riprendersi spazi del popolo per il popolo, dove per popolo si intende tutte e tutti noi, da ogni latitudine e longitudine, perché i muri, come la terra, come il mare, come l’aria sono di tutte e di tutti; i muri servono come riparo, non come divisioni che impediscono a ognuna e ognuno di noi di arricchirsi con la cultura del confronto, del parere, dell’integrazione: la cultura dell’estraneo come possibilità, come potenzialità!

“Forse un giorno il sole splenderà per me e per te…adesso inspira ed espira, il sole è già sorto per me e per te”

e così sarà, per forza, perché, come insegna Tolstoj in Guerra e Pace, la storia è orizzontale, non verticale, la storia è decisa dai popoli e non dai governi; prova ne è il fatto che un gruppo anarcho punk polacco racchiuda in sé più buon senso di tutto il parlamento europeo: da una parte, quella dei Baraka Face Junta, un disco dai suoni e dalle soluzioni costruttive conditi da parole che profumano di giustizia, condivisione e libertà, dall’altra, quella del parlamento europeo, solo bambini che chiedono acqua potabile, cibo, le urla, le grida, la differenza, l’ingiustizia, la disumanità nascosta sotto il velo ipocrita dei trattati internazionali.

Da quale parti vi sembra più corretto schierarsi?

Tommaso Salvini
nidieunimaitre79@hotmail.it

sono nato a Pontedera (PI) nel 1979 e poi me ne son pentito. Attualmente suono la chitarra e canto negli Orrendo Subotnik. In passato ho suonato con: Santa Sangre (non quelli indie rock di Genova)), Magdalene (non quelli nu metal delle Filippine), Klam (non quelli che... vabbè i nomi dei gruppi non sono il mio forte). Di musica capisco qualcosina, il resto me lo invento.

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