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Recensione : Badawi – The book of Jinn

La base di partenza è la concezione araba del ritmo che è diversa dalla nostra, dato che è come qualcosa di immanente, ci sono dei bassi che vanno in continuazione per tutta la durata del disco, che sembra quasi un'unica traccia, possedendo una granitica organicità nella sua enorme diversità.

Badawi – The book of Jinn

La base di partenza è la concezione araba del ritmo che è diversa dalla nostra, dato che è come qualcosa di immanente, ci sono dei bassi che vanno in continuazione per tutta la durata del disco, che sembra quasi un’unica traccia, possedendo una granitica organicità nella sua enorme diversità.

Badawi è sono uno dei nomi sotto il quale opera in molteplici vie Ghost Producer aka Raz Mesinai aka Bilab ibn Yakub al-Badawi, e questo è il suo nuovo disco ” The book of Jinn”, in uscita per la romana Penny Records. Badawi nella sua forma umana ha vissuto in molti posti, ha visto molte cose e ne ha sentire altrettante. Dopo un’infanzia nella Gerusalemme occupata dai sionisti, poi a Balata nella West Bank, quindi approda a Rock Steady Park a New York City. Qui si innamora dell’hip hop anni novanta, fai i suoi beats sotto il nome di Psy Co. o Ruff Riddim Productions, e qualcosa di questo periodo lo potete trovare ancora in rete ed è molto interessante.

Il suo viaggio musicale prosegue e viene messo sotto contratto dalla ROIR Records, casa dei Bad Brains, dei Beastie Boys, Einstürzende Neubauten e tanti altri, per un catalogo dall’ampiezza e dalla profondità ancora oggi irraggiungibile. Il nostro fonde la cultura punk hardcore con la sua cultura araba e ne escono dischi bellissimi come “Bedouin sound clash”, o “The heretic of ether” su Asphodel.

Il suo sguardo viaggia in molte direzioni e comincia a diventare un acclamato compositore e produttore di colonne sonore di film molto importanti, come ” The wrestler” e “Black hawk down”. Nel 2015 fonda la Underground Producers Alliance, un luogo unico ed importante per chi vuole diventare un certo tipo di produttore, dato che dentro con lui ci sono Scotty Hard ( Wu Tang Clan, De La Soul), High Priest ( Anti Pop Consortium) e tanti altri con i quali produce dischi assieme ai suoi studenti, che sono presenti anche in questo lavoro, e questa è la maniera migliore per creare un’eredità e un suono, anzi tanti suoni. Arriviamo a questa sua ultima uscita, ” The book of jinn”, un lavoro sonoro cesellato in ogni particolare che parte dalla concezione ritmica araba per spaziare nelle direzioni più disparate.

La base di partenza è la concezione araba del ritmo che è diversa dalla nostra, dato che è come qualcosa di immanente, ci sono dei bassi che vanno in continuazione per tutta la durata del disco, che sembra quasi un’unica traccia, possedendo una granitica organicità nella sua enorme diversità. In brevissime parole il jinn è un demone islamico molto simile al leprechaun celtico, seppure con caratteristiche diverse, e questa musica ha qualcosa del jinn, nel senso che ti entra dentro e si appropria della tua personalità, per poi andarsene così come è venuta, non senza lasciare un segno profondo.

Questo lavoro non contiene musica da intrattenimento, ma è musica da esplorazione, nel senso che si va alla scoperta continuamente, non ci si ferma mai, si va sempre oltre, per un risultato che è meraviglioso. Il disco è incalzante, prodotto benissimo e con una ricerca sonora che solo Badawi sa dare alla sua musica, anche perché la sua ricerca sonora non è mai terminata, e oltre i suoni, che qui sono davvero differenti, il suo accento musicale è posato sul ritmo e sulla alterità rispetto alla forma canzone tradizionale.

Il suo ultimo lavoro è in un certo qual modo una summa di molti suoi lavori precedenti, e come spesso con lui non ci sono generi, ogni traccia è un qualcosa a sé, e tutte queste isole formano poi uno strambo arcipelago. Ascoltandolo si è come sospesi in una dimensione dove si è immersi in un liquido dolce e rassicurante, ma allo stesso tempo portatore di morte e del nostro destino.

In ogni pezzo ci sono più strati musicali diversi, ognuno porta qualche elemento e ognuno è una frequenza che vibra in uno spazio unico, e per dimostrate tutto ciò troviamo un pezzo come “Ottaku”, un cielo di una terra che è persa nel Corano e che viene vista solo in visione. Un viaggio sonoro che non ha eguali, un altro passo di un percorso artistico unico e dai suoni ineguagliabili. Da sentire per calarsi in una emotività nuova e aperta.

Come detto sopra non ci sono generi, non ci sono paragoni, ci sono solo i suoni e i ritmi avvolgenti e perfetti di questo disco, e le grandissime idee di Badawi. Menzione speciale per la copertina, la chiusura di un cerchio.

 

Badawi – The book of Jinn

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