dal 1999

Ashinoa – L’Orée

Attivi dal 2015, gli Ashinoa di Lione sono giunti al secondo disco e all'esordio per la londinese Fuzz Club, che da sempre dimostra una fascinazione per sonorità affini a quelle della band, basti pensare ad artisti come 10 000 Russos, One Unique Signal, Juju, Electric Eye e altri.

Recensione:
5/5

Ashinoa – L’Orée

Attivi dal 2015, gli Ashinoa di Lione sono giunti al secondo disco e all’esordio per la londinese Fuzz Club, che da sempre dimostra una fascinazione per sonorità affini a quelle della band, basti pensare ad artisti come 10 000 Russos, One Unique Signal, Juju, Electric Eye e altri.

Molte delle band in questione si aggirano per l’Europa con lo scopo di trovare un punto di incastro tra post-punk, industrial e varie anime del rock tedesco anni ’70, missione che gli Ashinoa cercano di approcciare da più angolazioni: nel precedente mini-album “Sinie Sinie” del 2019, uscito per le lionesi Misère Records e Macadam Mambo, era l’anima krauta più “futurista” a emergere (i riferimenti erano Klaus Dinger, Edgar Froese e Klaus Schulze) in paesaggi musicali di inquieto decadimento urbano, mentre in “L’Orée” il gusto vira verso una musica sì psichedelica, ma con un taglio quasi hauntologico.

Registrato al limitare di un bosco, “L’Orée” strizza l’occhio a folk psichedelico, ritmi dub, algidi synth e voci campionate che si amalgamano per costruire una musica inquietante, cinematografica, sospesa tra passato e futuro, tra luddismo fricchettone e hooks ballabili nei club delle grandi metropoli europee.

L’incedere dolente di Vermillion, con tanto di slide, lascia spazio agli sprazzi di afro-music decostruita (Koalibi, Space Cow, Bade BaidebSz), a intermezzi acustici (Feu De Joie) e a misteriosi groove urbani (Fuel Of Sweet, Unknown To Myself, Selvatica), anche se la band conserva i migliori pezzi per il finale, dove un baluginare di synth introduce il siderale afro-funk di Disguised In Orbite e Yzmenet snocciola una lenta preghiera nera tra elettronica e industrial. “L’Orée” (“il limitare”, “il margine”, o “il bordo” in francese) addirittura richiama i numi della ambient techno anni ’90: il dualismo di Aphex Twin, tra melodia pastorale e rumore robotico, e lo scientifico senso di malinconia distillato dai Boards Of Canada, sembrano concorrere, se non proprio come influenze dirette, almeno come musiche concepite con lo stesso scopo: ovvero inquietare, creare scenari mai esistiti, offrire scorci di melodia in mezzo alla desolazione industriale.

Rispetto al kraut manieristico del primo disco, un bel passo avanti.

Ashinoa – L’Orée

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