All’ inizio dell’ ultimo giorno di Luc Lang


Recensione

Ibrido letterario di difficilissima collocazione

Il romanzo è diviso in tre libri e ogni parte si propone di restituire al lettore una sfaccettatura diversa della vita del protagonista, Thom e della sua famiglia.

Le prime pagine lasciano spiazzati perché lo stile di Lang non è immediatamente digeribile: le parole si susseguono rapidamente spalmandosi sulla pagina in costrutti a metà tra il discorso indiretto libero e il flusso di coscienza. La velocità di scrittura si fonde però con la velocità della storia rendendo lo spaesamento roba di pochi minuti.

Un particolare plauso va alla caratterizzazione dei personaggi, vivi e materici.

Ambientato nella caotica Parigi, il primo libro si apre con l’incidente mortale di Camille, moglie di Thomas, avvenuto in circostanze misteriose su una strada che non avrebbe dovuto percorrere; tormentato dalla sensazione che ci sia molto di non detto e non spiegato, Thomas sceglie di portare avanti delle indagini. Parallelamente tenta di evitare che il resto della famiglia cada a pezzi, facendo del suo meglio per sostenere i figli, i piccoli Anton ed Elsa.
Nel secondo libro sono le montagne dei Pirenei a fare da cornice al confronto tra Thomas e Jean, suo fratello maggiore; uomo protettivo ma tenebroso.

Thomas chiede, vuole sapere delle cose sulla loro famiglia però Jean è ermetico e ogni parola al riguardo è restituita al fratello causandogli una ferita interiore.
La maggior parte delle risposte che cerca gli vengono date nel terzo libro, quando decide di andare in Africa dalla sorella Pauline, trasferitasi molti anni prima dopo aver improvvisamente lasciato un ottimo posto da primario in ospedale.

Dopo l’imbarazzo iniziale, l’incontro avviene in modo sciolto e si rivela l’occasione perfetta per un confronto che mancava da troppo tempo e che sembra essere la naturale conclusione di un viaggio al tempo stesso vero e figurato.

CASA EDITRICE: FAZI editore

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