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Alexander Gonzalez Delgado

Gonzalez Delgado (o più semplicemente Sasha), nonostante l'avversione di Zuckerberg per il corpo nudo e i capezzoli femminili in primis.

Alexander Gonzalez Delgado

Nel vasto panorama della fotografia di nudo, una delle anime che dovete assolutamente conoscere e seguire è quella di Alexander Gonzalez Delgado (o più semplicemente Sasha), nonostante l’avversione di Zuckerberg per il corpo nudo e i capezzoli femminili in primis.
Quello che più colpisce della fotografia di Sasha è la delicatezza del suo linguaggio fotografico nonostante i soggetti e la composizione stessa delle foto possano assumere note più o meno spinte: le foto di Sasha le riconosci, sempre fedeli al suo sguardo e ad una poetica ben precisa, mai banali.

Come di consueto, il brano da accompagnare all’intervista
The Smile – The Smoke

Az: Ciao Sasha, raccontaci chi sei e come ti sei avvicinato alla fotografia.
Al: Sono Alexander Gonzalez Delgado o semplicemente Sasha, se preferisci.
Cubano di nascita, cresciuto nell’universo teatrale. Dal 2000 sono emigrato in Italia e dal 2006 ho iniziato in modo autodidatta a catturare momenti d’intimità umana, poesia urbana, ricordi, provocazione e infinita ricerca .

Az: Qual è la tua ricerca estetica, la visione che vuoi veicolare con la fotografia? Cosa ricerchi nei soggetti che immortali?
Al: Fin dagli inizi ero consapevole di un fatto: il mio racconto deve essere poetico, non importa quale sia il tema che sto affrontando, umano, esistenziale, astratto, diretto, crudo o improvvisato che sia.
Ci devono essere tutte le componenti per lasciare una finestra allo spettatore in modo tale da potersi inserire all’interno della storia e farla propria, di crearne una sua, tutta personale, che non corrisponda necessariamente con la mia.
Ovviamente per riuscirci ascolto e osservo molto i miei soggetti e cerco in tutti modi di far tirar loro fuori le proprie verità, anche quelle più nascoste, per cercare di avvicinarsi il più possibile a quello che ritengo sia la cosa più importante che stiamo perdendo: la nostra animalità.
Questo forse il motivo principale che tiene il mio discorso fotografico molto legato all’ eros.

Az: Che opinione hai della fotografia di nudo e di nudo erotico contemporanea?
Al: Non vedo nessuna differenza tra un corpo nudo e un paesaggio. Per come la penso io è possibile veicolare lo stesso messaggio con due corpi che esplodono in un atto sessuale e una scena quotidiana di strada, con un ritratto umano e una natura morta, con degli escrementi animali e un cielo sereno. Non c’è nessun limite alla formalità, se dietro c’è un peso emotivo catturato da un occhio acuto.
Ormai il presente che ci tocca vivere è quello in cui la fotografia è alla portata di tutti ed è realizzabile con qualsiasi mezzo. Una saturazione esasperata di immagini ovunque si guardi.
Per un fotografo penso sia davvero stretto rinchiudersi in un unico tema o parlare sempre della stessa cosa, perciò non mi interesso di chi comunica in quel modo. Mi annoia: la fotografia erotica è un componente di un grande puzzle all’interno del corpus creativo di un artista.
Io personalmente preferisco coloro che affrontano tante tematiche nel loro lavoro e si esprimono con la fotografia senza etichetta morale o stilistica.

Az: Seguendoti mi ha incuriosito un progetto editoriale di cui sei stato uno dei creatori, Patien Wolves: chi siete, come è nato il progetto e cosa sono i Wild Stage?
Al: Prima di tutto Patient Wolves non esiste più.
È stato un punto d’incontro, di comunicazione e di condivisione creativa formato da diversi autori che avevano bisogno di un luogo dove esprimersi senza censura e in assoluta libertà intellettuale.
Nel breve, ma intenso, periodo di due anni, siamo riusciti a creare sette fanzine, due di queste in collaborazione con Lomography Italia e Revolog.
All’interno di ogni numero abbiamo ospitato autori italiani e internazionali e realizzato diverse mostre collettive in altrettante città italiane, proprio all’interno di questo contesto sono nati i Wild Stage: un modo totalmente diverso di fare Workshop, in cui ci confrontavamo con i partecipanti, partendo dalle nostre esperienze individuali, cercando di stimolarli ad un approccio più intimo e personale alla fotografia.
Oramai, non esiste più, ma se ancora mi chiedono del collettivo, come te adesso, vuol dire che abbiamo lavorato bene.

Az: Domanda marzulliana: poniti una domanda che non ti hanno mai fatto e rispondi.
Al: Sei mai stato sulla Luna? Tutte le volte che voglio e mi ritengo un privilegiato di riuscire a farlo.

Instagram: sasha_e_la_fenice

 

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