aldo nove – mi chiamo roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro

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It’s better to burn out Than to fade awayMy my, hey hey.Neil Young. Doverosa, corretta premessa: non ho mai amato la narrativa gotica, non provo simpatia per tutto l’immaginario spaventoso, licantropi e vampiri mi sono sempre stati sulle palle.

Niente di personale, ovviamente, nessun razzismo o pretesa superiorità etnica, semplicemente una serena e rassegnata constatazione del fatto che la realtà supera agevolmente le più contorte fantasie.H.P. Lovecraft di horror ci viveva (male) e lo aveva capito già ai suoi tempi (1931) nel geniale ‘Le montagne della follia’; lui sapeva che l’orrore è qualcosa di quotidiano e il resto, semplicemente, una forma letteraria. Poi c’è stata la grande intuizione dei Sex Pistols ( ‘No future for you and me’ ), il tempo è passato e il futuro è arrivato davvero. Ed è peggiore di qualunque immaginazione, almeno per la maggioranza di chi è intorno alla quarantina, fa quattro lavori e non guadagna un cazzo.Al tempo della domanda e dell’offerta, del privato al posto del pubblico e delle magnifiche sorti e progressive il lavoro è un bene talmente prezioso che bisogna pagare per averne uno e mantenerselo.Come orrore mi sembra più che sufficiente e, se proprio dovessi incontrare un orco (un ghoul, un coboldo), gli offrirei da bere con simpatia, perchè è uno che si limita ad occupare un posto preciso nella catena alimentare e, di solito, si fa anche i cazzi suoi.La realtà supera la fantasia, dicevo, e la realtà fa davvero paura, come un onesto documentario supera il più truculento splatter di Hollywood. Aldo Nove, suo malgrado, è riuscito a diventare cronista horror descrivendo semplicemente questa realtà, quattordici storie vere di giovani che invecchiano senza speranza, senza futuro, senza un reddito dignitoso. Il contesto generale è spaventoso; basterebbero i personaggi di contorno, i call center, le agenzie di lavoro interinale, il mobbing preventivo a spaventare lo stesso Freddie Krueger che, come tutti sanno, si limita a vivere nei sogni e non sfrutta nessuno. C’è anche un plusvalore: in questi racconti, simili a tanti altri sentiti o vissuti, forse c’è dentro anche il tuo e il mio.Grossa qualità dello scrittore è l’atteggiamento di partecipazione e distacco di chi, di fronte alle tragedie, racconta e non interpreta, perchè ognuno dovrebbe farlo da solo; ricorda in qualche modo il Marlow di Conrad e non conclude dicendo orrore, orrore perchè non ne ha bisogno, è la realtà che lo urla e per chi ruba il tempo (e la vita) non c’è e non ci sarà condanna.Ossimoro finale: mentre si presentava questo libro i lavoratori della casa editrice erano in sciopero per giusti motivi e non so come sia andata a finire… direbbe Mark Twain che dietro a tutto questo c’è una profonda morale, ma io non l’ho ancora capita. alla prossima, saluti a casa

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