Alberto Mancinelli – Tutto l’amore che c’era

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Tutto l’amore che c’era” è il nuovo album di Alberto Mancinelli, cantautore siciliano di lunga data, che vede una composizione di nuove e vecchie canzoni; queste ultime rivestite di arrangiamenti nuovi, unite a quelle meno recenti dal filo rosso delle storie sentimentali.

Storie non necessariamente d’amore nella sua unica accezione classica, ma dedicate anche all’amore verso ideali, idee, sogni, illusioni, ed errori che generano la sofferenza del fraintendimento, del non comprendere il proprio ruolo, sia in una relazione che più in generale nella propria vita.

Il “filo rosso” funziona bene, e le tracce del disco in effetti consegnano all’ascoltatore un lavoro piuttosto compatto e godibile, sebbene non impeccabile. Se infatti tracce come “Incroci” mettono in risalto le capacità compositive di Mancinelli, si tratta purtroppo di un picco, una vetta raggiunta a sprazzi e non come livello qualitativo costante del disco.

L’artista mostra grandi capacità espressive soprattutto musicalmente, anche al notevole supporto degli arrangiamenti di Don Antonio (al secolo conosciuto come Antonio Gramentieri), che però talvolta non viene eguagliata dal cantato, creando momenti di accelerazione o di incastri delle parole nelle strofe non troppo eleganti.

Eppure la qualità e la classe del cantautore nostrano sono presenti ed pienamente godibili in quelle tracce in cui Mancinelli si ispira principalmente a Mancinelli stesso, senza cercare la troppa citazione musicale di alcuni grandi della musica. Citazioni che finiscono per lasciare le tracce nel mezzo tra omaggi e variazioni su stili e generi, perdendosi per strada senza riuscire a raggiungere gli apici che avrebbero in potenziale. Quando Mancinelli canta e suona se stesso, è possibile invece cogliere la semplicità della musica “on the road” guidata dalla chitarra e qualche effetto di profondità molto azzeccato, assieme alla dimensione più profonda che le storie di viaggi, del corpo, dei sentimenti o delle idee che siano, sanno trasmettere.

In canzoni come “E’ meglio andare” o “Maggie”, troviamo una complessità di situazioni che portano in allegato risvolti e sottintesi davvero notevoli, che rendono le tracce due piccole storie col potenziale del racconto breve in piena regola. Mancinelli conclude il suo album con una canzone fortemente ispirata da “Browsville Girl”, di Bob Dylan. Eppure lo stesso cantautore ha in se’ il germe del menestrello, del cantastorie, del bardo di frontiera capace di raccontare ed trasportare personaggi e situazioni attorno all’ascoltatore, che ne diventa a sua volta parte e testimone.

Un album che nonostante le sue pecche già menzionate risulta comunque godibile ed interessante, che merita un ascolto attento e non frettoloso per essere apprezzato.

TRACKLIST
1. Lentamente
2. Incroci
3. E’ meglio andare via
4. Maggie
5. Il gesto
6. Corsia d’emergenza
7. Sirene stonate
8. Singapore
9. Farti male
10. Da qualche parte

LINE-UP
Alberto Mancinelli: voce, chitarra acustica, chitarra elettrica, armonica
Don Antonio: chitarre elettriche, basso, lap steel, baritono, bass VI
Piero Perelli: batteria e percussioni
Nicola Peruch: synth, hammond, piano rhodes
Elisa Ridolfi: voce
Denis Valentini: percussioni, voce
Vicki Brown: violino
mixaggio: Ivano Giovedì
progetto grafico: Martina Chilardi
master: Giovanni Versari

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