AESOP ROCK-Skelethon

AESOP ROCK-Skelethon 1 - fanzine

AESOP ROCK-Skelethon

Non faccio in tempo a dire “Cancer For Cure di El-P è il disco rap e hip-hop del 2012” oppure “C.A.R. di Serengeti fra ciò che ho sentito per il momento è secondo solo a Cancer For Cure, a meno di sorprese col botto…” che subito la sorpresa arriva (insieme con la smentita), e che botto!
Infatti mi ero perso per strada il ritorno del RE.

Aesop Rock è il re. Evviva il re! Evviva il re!
Per questo devo chiedere umilmente scusa al signor Bavitz, ma per farmi perdonare parlerò del suo nuovo lavoro “Skelethon”.

Personaggio dall’indiscusso carisma ed estro, nonché dalla brillante creatività, che trovano riscontro in una longeva carriera (ormai più di quindici anni sulla cresta dell’onda!), egli torna a deliziarci con le sue note e le sue parole, e a ricordare a un bel po’ di gente chi comanda.
Aesop Rock è il verbo, è il vertice della piramide dell’hip-hop in questo momento. Hallelujah. Celebrations.

Il grande ritorno del mago della parola in rima, del verso in musica, già si subodorava quando si è parlato di Hail Mary Mallon, ricordate? Si sapeva che era più un esercizio di stile e un divertissement tra amici, che un vero e proprio progetto da avviare. Si mormorava che Rock sarebbe tornato a breve con un nuovo album… Ed eccoci finalmente qui!
Ricordiamoci che Aesop Rock era rimasto silente, in quanto a pubblicazioni a suo nome, dal bellissimo None Shall Pass datato 2007. Ne è passato di tempo, e ne sono successe di cose, in primis proprio al nostro beneamato artista. In un lustro possono cambiare tante cose: possono venire a mancare un caro amico, gli affetti, e bisogna avere la forza di non mollare mai. Tutte queste cose sono successe al soggetto del mio racconto, con la scomparsa del grande amico Camu Tao (anch’egli facente parte della cerchia hip-hop di Bavitz, EL-P & co.), e il divorzio dalla moglie Allyson Baker (che oltretutto compare attivamente in qualche traccia del nostro).
Sono eventi che lasciano il segno e per superarli spesso richiedono un po’ di tempo: con Skelethon, Ian Bavitz riesce infine ad esorcizzare e superare queste perdite (difficile capire se Skelethon sia la conseguenza o il mezzo); ma dirò di più, riesce a tirar fuori uno dei suoi migliori album! Inevitabilmente più introspettivo e cupo del precedente, le rime si fanno ancora più pregne di intensità, nella forma di sincere emozioni, tormenti, oltre a considerazioni su sé stesso fino al limite della confessione (in particolare nella conclusiva Gopher Guts) e sulla scena musicale che ha contribuito a creare (l’aspra critica di Zero Dark Thirty).
Rispettivamente, la prima citata (ma ultima nella tracklist) è forse la più grande e amara auto-analisi dell’ artista che scende dal piedistallo, che chiude il disco lasciando a bocca aperta, mettendo a nudo i suoi difetti come in un freestyle senza esclusione di colpi contro sé stesso: “I have been completely unable to mantain any semblance of relationship on any level. I have been a bastard to the people who have actively attempted to deliver me from peril. Ecc ecc”…(in un minuto buono di critica in cui si definisce anche il peggior nemico di sé stesso e un pessimo comunicatore ritirato nell’isolamento).
L’altra è una critica-invettiva al modo in cui si stà evolvendo la scena indie-rap della quale è portabandiera, al contrario di molti che si accontentano di intraprendere strade semplici perchè già percorse, quando invece se ne possono tracciare di nuove…al limite dell’autocompiacimento per quello che lui ed i suoi compari hanno creato, conservando l’integrità e la ricerca artistica, con uno sguardo di superiorità verso chi si è artisticamente “venduto”…possiamo concedergli tranquillamente questo piccolo sfogo, che dite?

Parlando di produzione, l’album Skelethon segna anche la prima volta in cui Aesop Rock si autoproduce (addio al fedele produttore Blockhead), in un momento in cui ha senz’altro la maturità e l’esperienza necessarie per farlo al meglio; egli è ormai attivo da una quindicina d’anni, una carriera tra le più luminose del firmamento hip-hop, contrassegnata da tanti successi, sei album, e soprattutto dal merito di aver praticamente inventato (o quanto meno di aver contribuito fortemente alla sua invenzione) un genere nell’ambito della scena hip-hop alternativa, che alcuni chiamano indie-rap. Con i suoi 36 anni, né lui né soprattutto la sua musica invecchieranno tanto presto!
In questo senso, il cambiamento e l’evoluzione del ritmo rispetto agli esordi sono notevoli: grande complessità e varietà di forme, fino all’imprevedibilità, con ricco uso di elementi presi a patchwork da altri generi musicali, quasi a voler uscire dai tradizionali confini del rap. Agli inizi, i beats targati Blockhead erano volti maggiormente a creare un sottofondo atmosferico su cui volteggiavano le rime, mentre ora essi si fanno più spessi e taglienti, di maggiore impatto, ma sempre in una forma compatta e coesa con le rime. Già si intravedeva questo processo nella varietà di forme di None Shall Pass, e con Skelethon diventa ancor più evidente, sebbene ai colori del precedente lavoro si sostituisca un’atmosfera più cupa e melmosa, in linea con quello che Rock vuole esprimere.
Il lavoro di produzione che Bavitz maneggia con abilità e sicurezza, abbraccia samples eterogenei e cesellati da una parte, e una sezione strumentale dall’altra (con un trio di accompagnatori tra basso-chitarra-batteria-cori), avvalendosi soprattutto di chitarre vagamente psichedeliche e synth, oltre ad una serie di piccoli contributi da parte di altri strumenti; gli scratch in sottofondo invece sono di Big Wiz (come in Hail Mary Mallon).

Ogni volta che Aesop Rock pubblica un disco ci vuole un team di esperti per decifrare la complessità delle sue criptiche parole, le sue metafore, i suoi riferimenti.
Dopo aver schiacciato il tasto play, a volte è persino difficile stargli dietro con il testo delle canzoni davanti: ci si perde inevitabilmente provando ad entrare nei meandri della sua mente! Provi a capire il messaggio, a parafrasare i versi, e continui a chiederti se hai centrato il punto o se ci sono ulteriori significati nascosti su livelli di lettura diversi…
Si può paragonare rap e poesia? In questi casi di solito si parla di cantautori. Ebbene, Bavitz al giorno d’oggi è uno dei personaggi in ambito artistico più vicini alla figura del poeta, cantautore moderno e sui-generis per ambito d’azione.
Con il suo messaggio quasi biblico per il pathos creato, i riferimenti metaforici, un verbo che sa di monito, un affascinante e del tutto personale senso del macabro, siamo portati a pensare di avere di fronte un profeta dei giorni nostri.

Tornando a Skelethon, è un album molto ricco, per tutto ciò che abbiamo detto prima, e per tutto ciò che è stato omesso…è un disco assolutamente personale; un disco di una completezza, complessità e bellezza paragonabile a quel magnifico Labor Days (non siamo così lontani nel prodotto finito quanto lo siamo negli anni), e per mio gusto ci metto anche la poliedricità di None Shall Pass tra i massimi vertici di Bavitz. Probabilmente Skelethon è più vicino al capitolo del 2001 nel mood e nel flow (che stà a dì ?), anche se nelle ritmiche inevitabilmente a quello più vicino temporalmente, datato 2007.

L’inizio è commovente, bastano pochi secondi per realizzare che il grande Bavitz è tornato davvero, e pensi che non esaurirà mai la sua vena compositiva! In poco tempo è presto allontanata quella paura che spesso accompagna un album di ritorno di un grande artista, l’aspettativa, “sarà ancora all’altezza? Vai, non deludermi…”. Subito ti si stampa un sorriso compiaciuto in faccia, e rimani inebetito agli occhi del mondo esterno, fino alla fine del micidiale poker d’assi iniziale, formato da Leisureforce, ZZZ Top, Cycles To Gehenna e Zero Dark Thirty, da rimanere senza fiato!
Le canzoni traggono spesso spunto e pretesto da eventi singolari, per ricamare molti altri concetti e significati: il ritiro in isolamento artistico di Leisureforce, il prototipo-ricordo dell’adolescente ribelle di ZZZ Top, un bimbo che cade nella piscina e viene salvato dal cane mentre i genitori guardano i fuochi del 4 Luglio in Ruby 81 (un quasi-interludio con atmosfera sospesa), e così via. Immagine riuscitissima è quella di Fryerstarter, in cui la sua attuale città, San Francisco, si fa teatro di una macabra marcia notturna di insonni-zombie descritta con arte da Aesop Rock. In Crows 1 abbiamo l’unico guest del disco (se togliamo il trio strumentale e la voce addizionale del fido Rob Sonic), la cantante anti-folk Kimya Dawson a recitare una filastrocca da streghe, lasciando posto a Rock su un ritmo arrancante e cadenzato. I macabri corvacci ritornano anche nella più movimentata ed ansiogena Crows 2. Racing Stripes si riferisce esplicitamente al suo amico scomparso (“I knew this kid Camu”), e lo ricorda in modo del tutto singolare, alle prese con uno strano piano per riuscire a pagare l’affitto: tagliandosi i capelli George Jefferson-style in modo da sembrare matto e forzarsi a rimanere a produrre beats tanto a lungo da riuscire a pagare il landlord.
Menziono ancora Saturn Missiles e i suoi ritmi velocizzati, un pezzo molto nello stile di EL-P. Ma la verità è che si potrebbe andare avanti a parlare di tutte le tracce, e bisognerebbe parlarne in modo ben più approfondito, ma la verità è che per capire veramente ogni pezzo bisogna arrovellarsi per un bel po’…e onestamente sarebbe meglio conoscere Bavitz meglio di come lo conosco io, perchè per quanto apprezzi enormissimamente la sua musica, per me la sua opera resta fascinosamente ma misteriosamente criptica e poco decifrabile.

Stavolta posso dirlo: disco hip-hop dell’anno. Insieme al suo dirimpettaio EL-P (nonché collega presso l’ormai probabilmente defunta Def Jux), Aesop Rock forma una coppia imbattibile (ed esponenti della stessa scena), due artisti già divenuti leggenda, di nuovo a contendersi il titolo dei pesi massimi.

Chapeau.

TRACKLIST

1. Leisureforce
2. ZZZ Top
3. Cycles To Gehenna
4. Zero Dark Thirty
5. Fryerstarter
6. Ruby ’81
7. Crows 1
8. Crows 2
9. Racing Stripes
10. 1000 O’Clock
11. Homemade Mummy
12. Grace
13. Saturn Missiles
14. Tetra
15. Gopher Guts

L’album nella sua versione originale prevede 15 tracce, ma l’edizione deluxe ne aggiunge tre: BMX (con Blueprint e Rob Sonic), Dokken Rules (con Rob Sonic) e Zero Dark Thirty remixata da Blockhead.

AESOP ROCK-Skelethon

No Comments

Post A Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.