6th Counted Murder

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6th Counted Murder

Abbiamo avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con i ragazzi dei 6th Counted Murder,band milanese che sul finire dello scorso anno ha rilasciato lo stupendo debutto omonimo, un album che mi ha letteralmente folgorato tanto da finire sulla mia personale playlist di fine anno e basato su un mix tra death, thrash e metal classico che la band ha amalgamato in una gustosa ricetta, dando vita ad un piatto di sublime metallo incandescente e dalle qualità tecniche straordinarie.
Ne abbiamo parlato con la band e ne è scaturita una piacevole conversazione tra amici.

iye Ciao e complimenti per il bellissimo disco d’esordio; ormai sono passati un po’ di mesi dalla sua uscita, siete soddisfatti dei riscontri ottenuti da parte di addetti ai lavori e pubblico?

Andrea – Grazie per i complimenti! Trovo che sia stato esaltante ripiombare nella scena, rimettersi in gioco e constatare come il nostro progetto possa funzionare. Responsi in gran parte positivi, e comunque mai insufficienti. Ultimamente sembriamo ottenere più riscontri positivi dai live, più si va avanti e più l’amalgama gira. A prescindere, siamo soddisfatti per noi stessi!

Gianluca – In effetti si, il CD è piaciuto molto e diverse copie sono state vendute dopo i live tenuti negli ultimi mesi. La stampa specializzata ha accolto bene il nostro lavoro, evidenziando sia gli aspetti positivi, su tutti la personalità dei pezzi (sinceramente il complimento che mi fa più piacere, visto che non viene riconosciuto spesso a gruppi emergenti), e anche qualche critica che, francamente, condividiamo e che ci aiuterà a far meglio nel prossimo lavoro.

Luca – Personalmente si, è stata una bella sorpresa vedere il nostro lavoro così tanto apprezzato.

iye 6th Counted Murder, a mio parere, è un riuscito mix tra death scandinavo, thrash e metal classico, siete d’accordo? Come è suddiviso all’interno della band l’aspetto compositivo ?

Andrea – Io sono cresciuto facendomi tutta la trafila… hard rock, metal, thrash e poi death (prima americano e poi scandinavo). E’ inevitabile che ciò si sia riversato nelle composizioni. Ale (basso) e Marzio (chitarra) hanno una via più tecnica e prog.
La figata è che all’interno dei 6thCM ognuno scrive quello che gli passa per la testa. Se poi piace agli altri e gira nelle prove il 90% del lavoro è fatto. Un pezzo può essere composto quasi integralmente da un singolo componente ma passa totalmente nelle mani degli altri diventando così una canzone di tutti. Funziona!

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Luca – Sì, concordo. Per questo primo album abbiamo lavorato praticamente sempre assieme, sia sui pezzi che erano già pronti sin dall’inizio, sia su quelli che sono stati completati.

iye Avete messo in mostra una sezione ritmica devastante, un ottimo growl, ma indubbiamente sono le due chitarre a rendersi maggiormente protagoniste sul vostro album di una prova fantastica; come si lavora e quanto bisogna essere in sintonia per arrivare ad un risultato simile?

Andrea – Innanzitutto grazie per il complimento! La parte fondamentale, a mio modo di vedere, è saper lasciare una porta aperta e accettare sempre il confronto. Per fortuna la maggior parte delle idee che ciascuno propone piacciono e sono ben accette. La sintonia è proprio dovuta all’apertura mentale che c’è in fase compositiva. Per l’album di debutto è andata piuttosto liscia, in quanto la maggior parte dei pezzi erano già composti e necessitavano solo di arrangiamento. Ad oggi le cose sono un pelo diverse…
Invece a livello di partiture, parlo per le chitarre, il procedimento è piuttosto semplice: confronto e ci spartiamo le parti che meglio riusciamo ad interpretare (o che siamo in grado di suonare… eheheh!).

Marzio – Abbiamo tutti una buona dose di creatività ed una gran capacità di ascoltare le esigenze degli altri musicisti della band. La nostra intenzione principale è quella di dare sempre fluidità e musicalità ai diversi brani e di non far “pesare” a chi ascolta cambi di tempo o armonizzazioni che, invece, devono essere recepiti in modo assolutamente naturale.

Luca – Sicuramente, la sintonia deve essere molto alta; noi abbiamo unito anche la passione e la voglia di divertirci e siamo arrivati così ad avere tutti i pezzi che compongono “6th Counted Murder”.

iye In quest’occasione avete fatto più o meno tutto da soli, inclusi produzione e mixaggio, con buoni risultati peraltro ma, a distanza di mesi, c’è qualcosa che cambiereste con il senno di poi?

Ale – Non ti nascondo che abbiamo avuto alcune critiche sulla produzione e queste ci serviranno per il futuro ma noi siamo contenti al 100% del lavoro che abbiamo fatto. Sicuramente se avessimo intrapreso una scelta differente, ossia di registrare in uno studio professionale, alcune cose sarebbero venute fuori in modo diverso, probabilmente anche meglio, ma non rimpiangiamo assolutamente nulla del lavoro fatto, perché è servito a farci crescere come musicisti, come gruppo e, personalmente, come ingegnere del suono. Potendo registrare e mixare tutto nel nostro studio abbiamo potuto lavorare con calma e, parallelamente siamo riusciti a costruirci uno studio semi-professionale che ci potrà essere molto utile per i prossimi lavori, anche se ci sono ancora alcune cose su cui lavorare, come acquistare nuova strumentazione o provare nuove soluzioni. È certo però che vogliamo continuare su questa strada anche per il futuro.

Andrea – D’accordo con quello che dice Ale, zero rimpianti! Ci sono alcuni aspetti che non potranno che migliorare (penso nello specifico alla mia chitarra ritmica)… ma ce ne sono altri che credo escano particolarmente bene (batteria, basso e voce!). Poi tutto è molto soggettivo, e le critiche costruttive vanno sempre accettate. Ho ascoltato degli esordi di gruppi poi diventati famosi con produzioni scarse ma che mi esaltavano lo stesso per bellezza. Sai che penso? Chi si perde in troppi giri di parole sulla produzione forse, semplicemente, non ha apprezzato veramente l’album…

Gianluca – Sinceramente sono molto soddisfatto dei suoni di basso e batteria. Personalmente anche la resa della voce mi piace molto. Anche se non è molto varia ed articolata nelle tonalità, come riportato in diversi commenti, io ho sempre amato gruppi con questo tipo di cantato (Carcass, Obituary ecc..). Quello su cui non sono soddisfatto appieno, e sul quale lavoreremo molto durante le prossime registrazioni, è il sound delle chitarre che non è riuscito ad essere “massiccio” e aggressivo come avrei voluto.

iye Le influenze che si percepiscono all’ascolto del vostro lavoro sono piuttosto chiare ma, in realtà, quali sono i vostri ascolti abituali?

Ale – Io ascolto un po’ di tutto nell’ambito rock-metal ma sono cresciuto con il progressive e il dark sound degli anni ’70 e tutt’ora è il genere musicale che mi dona più emozioni, per il resto vado molto a momenti, passando dal black metal più estremo al rock commerciale.

Andrea – Ciò che mi suona bene, metal e non… Nella mia attuale playlist ci sono: Rainbow, Tears For Fears, Grand Magus, Annihilator, Motorhead, Kiss e le canzoni dello Zecchino d’Oro di mia figlia… già, per quest’ultimo sono come dire: obbligato!

Luca – Dipende molto dal periodo. Solitamente dal thrash al death fino al black metal ma anche il tradizionale rock.

Marzio – Sicuramente la svolta metal di Vasco!! Ahahahah!!!

Gianluca – Anch’io, come detto prima da Andrea, sono cresciuto passando da Bon Jovi, agli Iron e Metallica fino a Sepultura, Death ecc.. Ancora oggi ascolto un po’ di tutto ma il genere con il quale sono più in sintonia in assoluto è sicuramente il death, in tutte le sue forme, da quelle classiche a quelle più attuali e “contaminate”. Senza tralasciare molte band nazionali, siano già realtà affermate o recenti scoperte.

iye La vostra città, Milano, è’ da sempre la capitale del metal nazionale, con locali che possiamo definire storici, e un calendario di concerti fitto per tutto l’anno: una realtà underground come i 6th Counted Murder trova sempre lo spazio necessario per portare la propria musica dal vivo, o anche nella grande metropoli cominciano ad affiorare difficoltà nel trovare luoghi dove suonare musica propria, come pare stia accadendo in buona parte della penisola?

Gianluca – Sinceramente è uno degli argomenti che mi stanno più a cuore. L’attività Live è quella che mi da le emozioni maggiori. Io suonerei sempre ed ovunque e ogni tanto gli altri ragazzi del gruppo devono frenare il mio entusiasmo per non finire a suonare in qualche contesto al limite se non oltre 
È proprio per questo che mi spiace molto segnalare che, anche in grandi città come la nostra, la situazione sia poco favorevole. I locali dove si può suonare metal sono ridotti all’osso con calendari fitti e spesso le solite band che suonano ogni 2/3 settimane negli stessi locali che poi, inevitabilmente, si svuotano. Siamo riusciti ad organizzare diverse serate negli ultimi mesi, praticamente sempre grazie a contatti con altri gruppi, e solo una volta grazie alla disponibilità di un locale.

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Ale – Purtroppo i locali “storici” sono stati praticamente chiusi tutti! Il Rainbow, il Midnight, il Rolling Stone sono sempre state le nostre mete quando eravamo più giovincelli e ora non esistono più. Anche a Milano e dintorni sono veramente pochi i locali dove suonare e molti di essi sono mal organizzati. È una situazione che va via via peggiorando ed è davvero un peccato.

Andrea – Come ha detto anche Gianluca, abbiamo avuto la possibilità di suonare qua e là grazie a diversi contatti e non sono mancate “certe” opportunità… anzi, in alcuni casi, le abbiamo lasciate andare noi a causa della nostra vita di tutti i giorni che resta molto impegnata tra lavoro e famiglia. Rimane il fatto di come la scena si sia ridotta in maniera imbarazzante…

Luca – Purtroppo anche qui inizia ad esserci qualche difficoltà. La speranza è che la situazione migliori ovunque, non solo a Milano, perché la musica è importante, è un ottimo mezzo per trasmettere agli altri i propri pensieri, le proprie emozioni.

iye Trovo insopportabile l’audience italiana che si muove in massa per i soliti 4-5 gruppi da 70/100 euro a biglietto, magari visti più di una volta, ma completamente assente nel momento di supportare le band nostrane o comunque meno conosciute: che ne pensate?

Ale – Sono assolutamente d’accordo! Non posso sopportare il fatto che siano i soliti dinosauri a riempire gli stadi o a vendere dischi quando in Italia ci sono ottime band che potrebbero avere più spazio sia dal punto di vista della produzione che come supporto ai live, io personalmente preferisco sentire un gruppo in un piccolo locale piuttosto che infognarmi in uno stadio dove sei talmente lontano da far quasi fatica a vedere i membri del gruppo.

Andrea – Concordo in pieno! Ricordo un live dei Primal Fear con 30 spettaori… Boh?!

Luca – Beati loro che possono permetterseli! Scherzi a parte, credo che ci siano validi gruppi nell’underground in grado di proporre musica spesso più interessante dei soliti gruppi triti e ri-triti e che si meriterebbero sicuramente molta più gente sotto al palco durante i loro live.

Gianluca – Ti rispondo molto brevemente. Tutti alla ricerca solo di business, al di là dei contenuti. La passione vera sta sparendo oramai da ogni contesto..e non solo in senso musicale purtroppo.

iye Quanto conta la passione per portare avanti un progetto come il vostro in questi tempi nei quali tutte le difficoltà paiono essersi amplificate?

Luca – Sicuramente conta molto. Noi continuiamo comunque a prendere tutto in modo divertente e con la voglia di passare un po’ di tempo lontano da pensieri o preoccupazioni della vita quotidiana.

Gianluca – Tutto. Noi andiamo avanti solo grazie alla nostra passione ed al sostegno delle nostre famiglie e di pochi amici o addetti ai lavori come voi, che ancora credono nella scena metal underground e che cercano di dare un minimo di visibilità a chi ancora deve “farsi un nome”. Cercare il sostegno al di fuori di questi contesti è diventato oramai quasi impossibile ed è veramente un peccato. Ci sono un sacco di musicisti veramente validi nel nostro paese che meriterebbero molta più attenzione.

iye State già organizzando il secondo “delitto”, o è ancora prematuro parlarne?

Ale – Abbiamo già 5 brani nuovi pronti e altrettanti da terminare, dopo le vacanze estive ci concentreremo per fare una pre-produzione dei pezzi nuovi in modo da capire cosa poter migliorare dal punto di vista degli arrangiamenti e dei suoni, sicuramente, a differenza del primo disco, sul prossimo lavoro vogliamo fare le cose con molta più calma per cercare di evitare ogni possibile critica sulla produzione, quindi è difficile al momento ipotizzare una data di uscita per un secondo lavoro ma stiamo lavorando già sodo per metterlo in cantiere.

Gianluca – Ci stiamo lavorando, personalmente sono entusiasta dei nuovi pezzi e non vedo l’ora di registrarli e di farveli ascoltare!

Luca – diciamo che c’è qualcosa in cantiere che sta prendendo forma ma, come per ogni omicidio, servono tempo e idee. Durante il nostro ultimo live, abbiamo presentato un nuovo pezzo, “She”, che non mancheremo di riproporre. Vedremo cosa riserverà il futuro.

iye Spazio alla promozione: avete in programma concerti singoli o la partecipazione a qualche festival per questa estate?

Andrea – …La promozione è andata a farsi un po’ benedire… o forse a maledire? Preferiamo dedicarci alle nuove canzoni. A parte Luca abbiamo tutti bimbi piccoli ed impegni lavorativi piuttosto pressanti.
Anche se abbiamo avuto delle richieste per suonare durante l’estate, abbiamo deciso di prenderci una pausa dai “live” fino al prossimo autunno, in modo da concentrarci sulla composizione e l’arrangiamento dei nuovi pezzi. Sempre che non ci venga offerto qualcosa di davvero irrinunciabile! ….

Gianluca – Si … tipo suonare come headliner al Wacken Open Air Festival a fine luglio!!!! Ahahahah!!!

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