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Recensione : You Are Plural – Rabbit Rabbit

Provengono dalla provincia di Washington (Olympia per la precisione) ed offrono una visione musicale intrigantemente non allineata ai classici canoni dell’indie-pop. Si chiamano You Are Plural ed escono con un lavoro che prosegue quanto di buono avevano offerto nel recente passato con una manciata di ep.

You Are Plural – Rabbit Rabbit

La formazione nordamericana inanella otto tracce per poco piú di trentacinque minuti, esplorando territori sonori crepuscolari caratterizzati da una dolce malinconia di sottofondo impressa dal cantato etereo di Jen Grady. Facendo fruttare al massimo la strana accoppiata organo Wurlitzer e violoncello, il trio a stelle e strisce stabilizza le traiettorie musicali con l’aggiunta delle percussioni, vera novitá rispetto alle uscite precedenti. Tra gli episodi migliori merita un posto di rilievo l’omonima traccia che dá il titolo all’album, una soleggiata camminata tra i meandri dell’indie-pop.
Fragile quanto basta senza mai risultare troppo zuccherino, Rabbit Rabbit è una piacevole collezione di toni autunnali da accompagnare con un corposo vino rosso nel corso delle vostre serate più introverse.

Tracklist:
1.The Best is Yet to Come
2.Rabbit Rabbit
3.If You Know Me
4.Cut Along the Line
5.The River is Forming Skin
6.Undefined
7.We Are Cold Inside
8.For Years

Line-ip:
Jen Grady
Ephriam Nagler
Chad Austinson

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