Wooden Shjips – Back To Land

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Wooden Shjips – Back To Land

Ripley Johnson e Omar Ahsanuddin si sono trasferiti nell’Oregon, lasciando San Francisco, patria, teatro e habitat naturale di tutte le produzioni targate Wooden Shjips, nel pieno stile di una neo-psichedelia californiana che più di così non si può.
L’album “West” aveva molti simboli che legavano indissolubilmente la musica all’ambientazione, dal nome alla copertina del disco (mi sembra di ricordare un ponte…); anche nella cover art di Back To Land ci sono dei richiami, ma stavolta alla storia del genere, perchè la copertina ricorda un po’ quella della pietra miliare “The Psychedelic Sounds Of The 13th Floor Elevators” e richiama in generale il rock psichedelico 60s-70s da cui la band attinge la propria ispirazione e attualizza al presente in forma più fruibile per un’audience sempre maggiore.
Si parlava del trasferimento, ebbene questo è il primo album di Ripley e soci che ha un’ambientazione diversa da S.Francisco, e la sensazione da parte della band stessa è che la componente ambientale abbia giocato un ruolo e un’influenza nella stesura di queste nuove otto tracce.

Senza abbandonare l’immediatezza e l’energia della loro matrice psichedelica, caratteristiche principali di West, i Wooden Shjips cercano in alcune tracce di ampliare i propri orizzonti ed arricchire la loro musica ponendo maggior attenzione anche alla narrazione e alla componente melodica. A conferma di ciò, accanto alle usuali caratteristiche distintive del suono della band, incentrato sull’accoppiata chitarra-tastiere, in alcuni tratti compare anche la chitarra acustica.
Ma ci sono anche varie tracce con il loro forte marchio di fabbrica, con riff distorti e un ritmo vivace come base, su cui chitarre e tastiere ricamano e ondeggiano tra primo e secondo piano, in alternanza.
In definitiva, Back To Land è un album dalle due facce: da una parte abbiamo la continuazione di “West” e la confidenza nell’espressione di tratti distintivi già consolidati (soprattutto nella prima parte); dall’altra abbiamo qualche novità, costituita da tratti più melodici e una maggiore ricerca della componente emozionale.

Questa prima tendenza, trova subito espressione partendo dall’iniziale title-track, perchè la prima impressione è quella di avere tra le mani un lato C di “West”, costituendo una diretta connessione tra i due lavori. A seguire troviamo l’incalzante ritmo di Ruins, e dopo 30 secondi sei già ad ondeggiare e ripetere parabarabara-parabarabara (sì, lo so cosa pensate, ma IYEzine purtroppo non prende un assegno mensile per farmi da assistenza sociale).
Sempre parlando di brani di forte impatto, troviamo la potenza di Ghouls e Other Stars e la velocità di In The Roses.
D’altra parte, riguardo al secondo aspetto evidenziato poco sopra, troviamo anche tracce più lente e introspettive. Secondo me la traccia più significativa è These Shadows, è quella che emerge maggiormente nel lotto perchè esula dal tradizionale stampo Shjips, con chitarra acustica, una maggiore tendenza narrativa, un suono avvolgente e curato, inserti chitarristici un po’ più dilatati rispetto al sempre più usuale riffetto-ritornello, un ritmo più rallentato ma che riesce sempre a coinvolgere trasmettendo nuove sensazioni ed emozioni.
L’altro brano in cui è maggiormente evidente questa novità è la traccia che chiude ottimamente la raccolta, Everybody Knows, che conosce una nota malinconica praticamente senza precedenti in casa Shjips, un po’ come se un rampante Roky Erickson invitasse a un party i Codeine e li facesse gonfiare come canotti cercando anche di farli prendere bene (va beh, è un falso storico, traslate mentalmente lo slowcore un paio di decenni prima per ritrovarvi a tale party).
Servants è un altro ottimo pezzo, che costituisce un po’ un compromesso tra le due componenti e amalgama queste due tendenze per rendere il risultato complessivo un po’ più fluido.

In alcuni tratti ti viene quasi il dubbio che la premiata ditta Ripley Johnson & soci si limiti quasi a svolgere il proprio compito per consolidare la posizione di ascesa raggiunta col precedente album, senza variare troppo il copione o cercare novità particolari, poi però pensi anche che in fondo questo è il loro marchio di fabbrica, questo è il suono degli Shjips, e se la formula funziona, i pezzi sono coinvolgenti ed energici, per carità va bene così, perchè poi ci si affeziona al suono caratteristico di una band. Ma questo sarebbe molto limitativo per descrivere Back To Land, un album certamente ricco di spunti interessanti e delle sue particolarità.
Per cui, sebbene ammetto che il primo ascolto abbia generato in me un moderato entusiasmo, (forse hanno avuto un certo ruolo anche le aspettative per questo nuovo lavoro), soprattutto nel sentire le somiglianze con il precedente, in seguito ripercorrendo e analizzando meglio Back To Land, mi sono accorto anche delle differenze e delle migliorie, perchè la band californiana ha ampliato il proprio campionario acquisendo nuovi tratti distintivi.
Perciò mi viene da dire che anche questa prova sia stata superata con successo dai Wooden Shjips, confermandoli tra le punte di diamante del nuovo decennio psichedelico.

Tracklist:
1. Back To Land
2. Ruins
3. Ghouls
4. These Shadows
5. In The Roses
6. Other Stars
7. Servants
8. Everybody Knows

Wooden Shjips – Back To Land from Thrill Jockey Records on Vimeo

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