Vibrators al Traffic Roma 2012

Vibrators al Traffic Roma 2012 1 - fanzine

Vibrators al Traffic Roma 2012

The Vibrators at Traffic (Roma) on 28 gennaio 2012.

La prima cosa che vedo varcata la soglia del Traffic è la figuretta smilza di un elfo in jeans e pelle nera, che si staglia sulla carta da parati a stampa vittoriana dietro al bancone del bar, mentre quello che riconosco subito come il chitarrista Nigel Bennet, leggermente imbolsito rispetto all’immagine che ho in mente, se ne sta sul divano, vagamente annoiato. Purtroppo in ritardo per sentire i numerosi gruppi spalla, faccio in tempo ad assistere solo all’esibizione dell’ultima band, i romani Stick it out, che ricordano tanto da vicino i Backyard Babies…un veloce cambio di palco ed ecco i Vibrators, l’elfetto dai capelli a spuntoni è sul palco adesso imbracciando il basso, mentre quello che era il chitarrista nella line up originale ha preso il posto del cantante Ian “KNOX” Carnochan, e sfoggiando una camicia rossa fiammante e un’insolita ironia, si lancia subito in “Wrecked on You”.

Non siamo in molti sotto al palco, ma è commovente vedere come i giovani punk si sfrenano subito nel pogo, presenti molte ragazze tra l’altro, e io sono contentissima per l’ottima salute di cui gode la tossina del punk rock, antica come la rabbia e la smania di divertimento che l’hanno generata, ma sempre longeva. E’ il momento di “I need a slave”, e un paio di ragazzine, in equilibrio sulle spalle di amici, si alzano la maglietta mostrando un topless molto apprezzato dai musicisti, che, per nulla scoraggiati dai pochi astanti, infilano un pezzo dopo l’altro, quasi tutti da Pure Mania,tranne “Troops of Tomorrow”, fino alla cover di “Brand New cadillac dei Clash”, che mi intenerisce e fomenta allo stesso tempo. Segue momento melenso con la ballad “Baby baby” – che la band britannica ritiene il pezzo migliore -, la nuova guardia davanti che si coagula in coppie, e anche noi piucheventenni dietro ci squagliamo, da vecchi laidi romanticoni; ma subito riattaccano con “Automatic Lover”, quasi a voler compensare la dolcezza di prima, e “Judy says”, che fa impazzire i ragazzini e la sottoscritta, assieme a un altro pezzo di “V2” che non ricordo perché troppo impegnata a ballare, prima di un’altro classicone, la coverizzatissima “Shakin’ all over”, con cui ribadiscono le loro radici primitive.

E’ chiaramente la fine del concerto, e il trio inglese termina in bellezza con “Yeah Yeah Yeah”, a cui sono particolarmente affezionata perchè parte della colonna sonora della mia adolescenza. Sono vagamente delusa, come succede ogni volta che la scaletta non ripercorre la mia wishlist personale, ma in ogni caso contenta, anche della disponibilità dei ragazzi, che subito scesi dal palco si mescolano ai pochi fans rimasti.

Yeah Yeah Yeah!

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