(WAY OUT EVENTI 2009) : a quattro anni di distanza dalla prima prova “L’ingranaggio “, ecco tornare i romani Torpedo, con un album che definirei molto promettente. Promettente nel senso che, pur avendolo ascoltato una sola volta per intero, ti viene voglia di sentirlo di nuovo, per scoprire nuovi elementi sfuggiti al primo ascolto. Se si dovessero nominare tutte le loro influenze ,staremmo qui un giorno intero, dovendo scrivere di rock, reggae, drum and bass (non ĆØ mai morta e mai morirĆ capito?), ska, hip hop, e tanto altro. Dall’alto di una ottima produzione possiamo giĆ capire che sarĆ una delle migliori uscite italiane dell’anno.
Sin dalla iniziale “Alto voltaggio” ideale apripista dei loro concerti, si sente l’odore della band vera, sudore e sangue caldo. La successiva “Sempre la stessa musica” illustra bene, ciò che ĆØ tristemente diventata la musica di oggi, un cimitero di idee e sogni, ma c’ĆØ ancora speranza, o sennò che lotteremo a fare, si può resistere allo squallore suonando, mettendo musica, o semplicemente recensendo come facciamo umilmente noi di questa fanza. Per tutto il disco si ha il sentore della buona prova, ma la grande prova ĆØ ancora da venire per i Torpedo, ad esempio “Terrastation” promette bene, ma poi non mantiene. La quarta traccia, ĆØ qualcosa di giĆ sentito, molto simile agli Africa Unite. “Come una cavia” ĆØ invece un gran bel pezzo reggae ska, ma i generi ai Torpedo stanno tutti un pò stretti. Spelndida la collaborazione con sua maestĆ Lee “Scratch” Perry (mamma mia che personaggio) in “Confini”. Ottimo anche il testo di “La musica nel sangue” del sig. Benni Stefano, che vedrei bene anche come songwriter. Collaborazione anche con i JunglaBeat, uno dei gruppi hip hop romani più interessanti, sul loro sito si può trovare il loro disco scaricabile gratutitamente, molto bravi. Nel complesso “Terrastation” ĆØ un buon disco, con alti e bassi, si sente che potrebbero far di più, ma a volte si autolimitano, personalemente trovo la voce a volte inadeguata, non sempre cantare in questa maniera rende. Nei momenti migliori ĆØ un disco trascinante e molto coinvolgente, in alti annoia un pochino, ma niente di grave. Buona fotografia dell’underground romano, dategli una possibilitĆ .
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